Le Onlus D8 - Edizioni Simone

Le Onlus

abstract

Edizioni Simone

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• Inquadramento giuridico • Disciplina fiscale • Amministrazione e bilancio

Autori

  • Anno Edizione: 2013
  • Edizione: III Ed.
  • Formato: 17 x 24
  • Pagine: 512
  • Codice: D8
  • Isbn: 978 88 513 0716 5
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  • Prezzo: € 40,00€
  • Prezzo Scontato: € 34,00
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    • Il volume che il lettore ha per mano è uno strumento di rara efficacia per chi è desideroso di conoscere le peculiarità e le funzioni di una realtà in così rapida evoluzione com’è il non profit italiano. Scritto in modo
      chiaro e accattivante, questo testo si fa particolarmente apprezzare per il modo organico in cui gli aspetti contabili e giuridici degli enti non profit sono trattati nei vari capitoli. Di grande utilità pratica è poi il capitolo sulla prassi e sulla giurisprudenza italiana intorno alle ONLUS.
      Per comprendere quale spazio il Terzo Settore occupi nel nostro Paese, occorre porsi in una prospettiva storica. Il primo nucleo di riflessioni sul welfare risale al 1919 quando in Usa grandi imprenditori come Andrew Carnegie, David Rockefeller ed Henry Ford siglano una sorta di patto da cui nasce il cosiddetto welfare capitalism.
      L’idea è che devono essere le imprese a farsi carico del benessere dei dipendenti e delle loro famiglie. Il welfare capitalism nasce, quindi, sul principle of restitution, il principio di restituzione: le imprese fanno profitto grazie alla comunità di riferimento e quindi devono sentirsi moralmente tenute a restituire parte di quel profitto alla comunità stessa.
      Il punto di debolezza del modello è che non garantisce l’universalismo: ovvero, non garantisce diritti, ma solo legittime aspettative di benessere.
      Per questo motivo, esattamente 20 anni dopo, nel 1939, Keynes avrebbe scritto un saggio, intitolato «Welfare and democracy», che difende le ragioni dell’universalismo. I servizi, soprattutto in ambito sanitario e sociale, devono soddisfare la condizione di universalità, perché i cittadini godono di diritti fondamentali che non  possono essere condizionati dall’appartenenza a questa o a quell’impresa.
      È la nascita del welfare state: lo Stato si fa carico delle condizioni di bisogno dei suoi cittadini, dalla culla alla bara. Un modello, tuttavia, che, da 20 anni a questa parte, è entrato in crisi. Una crisi dovuta sia a ragioni
      fiscali (le risorse ottenute dalla fiscalità generale non bastano più a finanziare servizi di qualità), sia al fatto che il welfare statale non soddisfa il criterio della personalizzazione dei bisogni.
      Lo Stato deve trattare tutti alla stessa maniera: di conseguenza, eroga i servizi in maniera indifferenziata.
      Ma le necessità di un cittadino di Palermo non sono le stesse di uno di Milano. Da qui, un’insoddisfazione generalizzata. La riprova è che in Italia la spesa sociale pro capite è in linea con quella degli altri paesi europei, mentre il coefficiente di Gini, che misura le disuguaglianze, è pari a 0,36, contro lo 0,22 della Svezia. Preso atto della crisi del welfare state si aprono oggi due alternative.
      Il ritorno al welfare capitalism, in una forma rinnovata ed estesa, è la soluzione prospettata dai neoliberisti. Secondo questa prospettiva, spetterebbe all’azienda, in un’ottica di responsabilità sociale d’impresa, farsi carico del finanziamento e delle modalità erogative.
      Allo Stato spetterebbe un intervento di indirizzo e di controllo, cosa che nel 1919 mancava.
      L’altra via, preferibile, è, invece, quella della welfare society.
      L’idea è che l’intera società deve farsi carico dei bisogni dei cittadini. La società è composta da tre sfere: quella degli enti pubblici, quella del mondo delle imprese e quella della società civile organizzata, il cosiddetto «terzo settore». Le tre sfere devono interagire fra loro in maniera sistematica sia nella fase della progettazione/programmazione, sia nel momento della gestione dei servizi.
      Questo schema traduce, in pratica, il principio di sussidiarietà circolare, che va oltre la versione della sussidiarietà orizzontale, alla base del welfare capitalism.
      Ebbene, una delle più significative specificità della realtà italiana è quella di aver inventato e attuato per prima il modello del terzo settore produttivo. Il mondo anglosassone, invece, ha sempre privilegiato il
      modello del terzo settore distributivo. Ecco perché la recente diatriba a proposito dell’applicabilità dell’IMU alle realtà non profit poggia su presupposti sbagliati.
      Considerare commerciale qualsiasi attività che si traduce in una «offerta di beni e servizi di mercato» – come recitano le circolari europee – significa dare per scontato che tutti gli enti di terzo settore debbano essere
      di tipo distributivo. Il che è una palese violazione della verità dei fatti, oltre che del principio di libertà sociale.
      L’UE non è stata voluta dai suoi padri fondatori per annullare le identità nazionali, che dicono della specifica matrice culturale di ciascun Paese, né per difendere gli interessi di alcuni paesi a scapito degli altri. Si (ri)
      legga, a tale riguardo, il celebre discorso di Jacques Delors sul principio di sussidiarietà del 1994.
      Alla luce di quanto precede, non si può non essere grati agli autori per l’impegno profuso in questa opera che ora viene presentata al giudizio del lettore. C’è un grande bisogno di conoscere a fondo la realtà e i modi
      di funzionamento dei soggetti di Terzo Settore questo volume soddisfa appieno tale bisogno.
    • Introduzione
      Gli enti non profit nella legislazione italiana
      Gli enti non commerciali nella legislazione tributaria italiana
      Una particolare categoria di enti non commerciali:
      le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale
      Parte I
      Aspetti istituzionali
      1.
      Gli enti non lucrativi nella disciplina del Codice civile
      1.1 Acquisizione della personalità giuridica
      1.2 Le associazioni
      1.3 Le fondazioni
      1.4 I comitati
      1.5 Altri enti
      1.6 La riforma del Codice Civile
      2.
      Requisiti soggettivi delle ONLUS
      2.1 Enti che possono assumere la qualifica di ONLUS
      2.1.1 Cooperative-ONLUS
      2.1.2 Trust
      2.1.3 Associazioni di Promozione Sociale e qualifica di ONLUS
      2.1.4 Enti non residenti
      2.1.5 Enti partecipati da soggetti che non possono assumere la qualifica di ONLUS
      2.1.6 Focus: le fondazioni di partecipazione
      2.2 Enti considerati automaticamente ONLUS
      2.3 Enti che possono assumere la qualifica di ONLUS limitatamente ad alcune attività
      2.4 Enti che non possono assumere la qualifica di ONLUS
      2.5 Onlus e impresa sociale
      3.
      Requisiti oggettivi delle ONLUS
      3.1 Considerazioni generali
      3.2 Attività istituzionali a solidarietà presunta
      3.2.1 Attività di assistenza sociale e socio-sanitaria
      3.2.1.1 Focus: le case di riposo per anziani
      3.2.1.2 Focus: i consultori familiari
      3.2.2 Attività di beneficenza
      3.2.3 Tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico
      3.2.4 Tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente
      3.2.5 Attività di promozione della cultura e dell’arte
      3.2.6 Attività di ricerca scientifica
      3.2.6.1 Focus: l’attività di ricerca svolta in convenzione con case farmaceutiche
      3.3 Attività istituzionali a solidarietà condizionata
      3.3.1 Attività di assistenza sanitaria
      3.3.2 Attività di istruzione
      3.3.3 Attività di formazione
      3.3.4 Attività di sport dilettantistico
      3.3.5 Attività di promozione della cultura e dell’arte
      3.3.6 Attività di tutela dei diritti civili
      3.4 Attività connesse a quelle istituzionali
      3.4.1 Attività connesse analoghe a quelle istituzionali a solidarietà condizionata
      3.4.2 Attività connesse accessorie per natura a quelle istituzionali, poiché integrative delle stesse
      3.4.3 Limiti allo svolgimento delle attività connesse
      4.
      Requisiti statutari delle ONLUS
      4.1 Considerazioni generali
      4.2 Settori di attività e finalità di solidarietà sociale
      4.3 Divieto di svolgere altre attività
      4.3.1 Possesso di partecipazioni societarie
      4.4 Divieto di distribuzione anche indiretta di utili o avanzo di gestione e obblighi in tema di reimpiego degli stessi
      4.4.1 Percezione di corrispettivi
      4.5 Obbligo di devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento
      4.6 Obbligo di redazione del bilancio o rendiconto annuale
      4.7 Democraticità della struttura
      4.8 Utilizzo dell’acronimo ONLUS
      5.
      Anagrafe unica delle ONLUS
      5.1 Generalità
      5.2 L’Anagrafe ONLUS quale elenco delle Organizzazioni non lucrative
      5.3 Focus: gli enti nazionali con sezioni locali
      Parte II
      Aspetti fiscali
      6.
      Imposta sul reddito delle società
      6.1 Reddito complessivo delle ONLUS
      6.1.1 Attività escluse dal reddito imponibile
      6.1.2 Attività produttive di reddito di impresa
      6.1.3 Redditi fondiari
      6.1.4 Redditi di capitale
      6.1.5 Redditi diversi
      7.
      Titoli di solidarietà
      7.1 Considerazioni generali
      7.2 Considerazioni critiche
      8.
      Ritenute alla fonte
      8.1 Obblighi delle ONLUS quali sostituti di imposta
      8.2 Agevolazioni per le ONLUS quali sostituiti di imposta
      9.
      Agevolazioni fiscali per erogazioni liberali a favore di ONLUS
      9.1 Erogazioni liberali in denaro
      9.1.1 Erogazioni in denaro effettuate da persone fisiche non imprenditori
      9.1.2 Erogazioni in denaro effettuate da soggetti titolari di reddito di impresa
      9.1.3 Focus: le donazioni effettuate per il tramite del datore di lavoro (c.d. payroll giving)
      9.2 Cessioni gratuite di beni
      9.2.1 Cessioni gratuite di beni rientranti nell’attività propria dell’impresa
      9.2.2 Cessioni gratuite di beni non rientranti nell’attività propria dell’impresa
      9.3 Prestazioni di servizi gratuite effettuati da imprese
      9.4 Focus: gli “SMS solidali”
      10.
      Imposta regionale sulle attività produttive
      10.1 ONLUS che svolgono esclusivamente attività istituzionale
      10.1.1 Retribuzioni spettanti al personale dipendente
      10.1.2 Compensi spettanti assimilati a quelli di lavoro dipendente
      10.1.3 Compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative
      10.1.4 Compensi erogati per attività di lavoro autonomo occasionale
      10.2 ONLUS che svolgono anche attività connesse
      10.3 Deduzioni dalla base imponibile per i soggetti minori
      11.
      Imposta sul valore aggiunto
      11.1 Soggettività passiva ai fini Iva
      11.2 Operazioni attive ai fini Iva
      11.2.1 Prestazioni socio-sanitarie
      11.2.2 Certificazione dei corrispettivi
      11.3 Operazioni passive ai fini Iva
      12.
      Altre imposte e tasse
      12.1 Imposta di registro
      12.2 Imposta di bollo
      12.3 Imposta sulle successioni e donazioni
      12.4 Imposte ipotecaria e catastale
      12.5 Tasse sulle concessioni governative
      12.6 Tributi locali
      12.7 Imposta sugli intrattenimenti
      13.
      Dichiarazioni fiscali
      13.1 Dichiarazione dei redditi
      13.2 Dichiarazione IVA
      13.3 Dichiarazione IRAP
      13.4 Dichiarazione dei sostituti di imposta
      13.5 Termini di versamento e di presentazione
      14.
      Altre agevolazioni
      14.1 Manifestazioni di sorte locali
      14.2 Concorsi a premio
      14.3 Contributi per l’acquisto di autoambulanze e di altri beni strumentali
      14.4 Legge del buon samaritano
      14.5 De tax sperimentale
      14.6 Tariffe postali
      14.7 Cinque per mille
      15.
      Prassi e giurisprudenza sulle ONLUS
      Parte III
      Aspetti contabili
      16.
      Il sistema informativo contabile
      16.1 Considerazioni generali
      16.2 Aree o settori gestionali delle ONLUS
      16.3 Gli obblighi contabili delle ONLUS
      16.4 Scritture contabili relative all’attività complessiva
      16.5 Scritture contabili relative alle attività connesse
      17.
      Il bilancio delle ONLUS
      17.1 Considerazioni generali
      17.2 Struttura del bilancio
      17.3 Le assunzioni (presunzioni) contabili
      17.4 Le clausole generali
      17.5 I principi generali di bilancio
      17.6 I criteri generali di valutazione
      17.7 Struttura dello Stato Patrimoniale
      17.7.1 Le immobilizzazioni
      17.7.2 Aspetti comuni delle immobilizzazioni immateriali e materiali
      17.7.3 Le immobilizzazioni immateriali
      17.7.4 Le immobilizzazioni materiali
      17.7.5 Immobilizzazioni finanziarie
      17.8 Breve analisi di alcune voci del patrimonio netto: il patrimonio vincolato e fondo di dotazione
      17.8.1 Il prospetto di rappresentazione della movimentazione delle componenti del patrimonio netto
      17.9 I conti d’ordine
      17.9.1 Elementi classificatori e di rilevazione
      17.10 Rendiconto gestionale
      17.10.1 La valutazione e rilevazione in contabilità delle liberalità
      17.10.1.1 Liberalità non vincolate
      17.10.1.2 Liberalità vincolate temporaneamente
      17.10.1.3 Liberalità vincolate permanentemente
      17.10.1.4 Liberalità condizionate
      17.10.1.5 Le promesse di liberalità
      17.10.1.6 Le donazioni di servizi
      17.11 Nota integrativa
      17.12 Relazione di missione
      17.13 Relazione dell’organo di controllo
      17.14 Bilancio Sociale
      17.15 Rendiconto semplificato delle entrate e delle uscite complessive
      18.
      I rendiconti per le raccolte fondi
      18.1 Attività di raccolta fondi
      18.2 Modalità di effettuazione delle raccolte di fondi
      18.3 Rendiconto delle raccolte occasionali di fondi
      18.4 Rendicontazione del cinque per mille
      Parte IV
      ONLUS di diritto e ONLUS parziali
      19.
      ONLUS di diritto
      19.1 Il d.lgs. 460/97 e la legislazione precedente
      19.2 Organizzazioni di volontariato
      19.2.1 Aspetti principali caratterizzanti le organizzazioni di volontariato iscritte nei pubblici registri
      19.2.2 Attività di volontari e collaboratori
      19.2.3 Attività accessorie delle organizzazioni di volontariato
      19.2.4 Aspetti fiscali
      19.2.5 Liberalità a favore delle organizzazioni di volontariato
      19.2.6 Confronto fra disciplina speciale della l. 266/91 e disciplina ONLUS
      19.3 Organizzazioni non governative
      19.3.1 Aspetti principali caratterizzanti le organizzazioni non governative
      19.3.2 Attività di cooperazione allo sviluppo
      19.3.3 Volontari e cooperanti
      19.3.4 Aspetti fiscali
      19.3.5 Confronto fra disciplina speciale della l. 49/87 e disciplina ONLUS
      19.4 Cooperative sociali
      19.4.1 Aspetti principali caratterizzanti le cooperative sociali
      19.4.2 Caratteristiche specifiche delle cooperative sociali di tipo b)
      19.4.3 Aspetti fiscali e contributivi
      19.4.4 Confronto fra disciplina speciale della l. 381/91 e disciplina ONLUS
      19.5 Consorzi di cooperative sociali
      20.
      ONLUS parziali
      20.1 Considerazioni generali
      20.2 Il regolamento del ramo ONLUS
      20.3 Enti ecclesiastici
      20.4 Associazioni di promozione sociale
      Parte V
      I controlli
      21.
      L’agenzia per il terzo settore
      21.1 Considerazioni generali
      21.2 Il trasferimento delle funzioni al Ministero del lavoro e delle politiche sociali
      21.3 Funzioni assegnate all’Agenzia
      21.4 Documenti dell’Agenzia per il terzo settore
      22.
      I controlli fiscali
      22.1 Poteri di accesso, ispezione e verifica
      22.2 Oggetto dell’attività di controllo
      22.2.1 Mancanza dei requisiti per la qualifica di ONLUS
      23.
      Le sanzioni
      23.1 Sanzioni specifiche per le ONLUS
      23.2 Responsabilità dei legali rappresentanti e dei membri degli organi amministrativi
      23.3 Singole fattispecie sanzionate
      Appendice Normativa
      D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460. — Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale
      D.M. 19 gennaio 1998. — Approvazione del modello di comunicazione delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale ai sensi dell’art. 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460
      Circ. n. 168/E-VI-13-93166 del 26 giugno 1998 — Dir. AA.GG. e cont. trib. Imposte sui redditi - Iva - Agevolazioni – Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) - D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460 - Istruzioni per l’applicazione delle nuove disposizioni Allegato a Circ. n. 168/E del 26 giugno 1998 Disposizioni riguardanti le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale
      Agenzia delle entrate - Provvedimento 29 dicembre 2003 — Approvazione del modello di dichiarazione sostitutiva previsto dall’articolo 2 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 18 luglio 2003, n. 266, che le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) devono allegare al modello di comunicazione previsto dall’articolo 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, approvato con decreto del Ministro delle finanze 19 gennaio 1998, pubblicato nella Gazzetta ufficiale - serie generale -
      n. 17 del 22 gennaio 1998
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