Il Danno Biologico L31 - Edizioni Simone

Il Danno Biologico

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Edizioni Simone

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• Aspetti sostanziali • Aspetti processuali • Criteri di liquidazione - Con formule, giurisprudenza e Tabelle dei Tribunali di Milano e Roma

Autori

  • Anno Edizione: 2013
  • Formato: 17 x 24
  • Pagine: 448
  • Codice: L31
  • Isbn: 978 88 244 3750 9
  • Supporto:
  • Prezzo: € 45,00
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    • Negli ultimi anni numerose novità hanno investito il microcosmo del danno biologico e, più in generale, del danno non patrimoniale. Si tratta di una materia in continuo movimento, più di altre soggetta ai cambiamenti d’umore del legislatore e della giurisprudenza.
      L’ultima novità, in ordine cronologico, è il «decreto Balduzzi» (D.L. 158/2012 conv. dalla L. 189/2012) sul danno biologico causato dall’attività medico-chirurgica, che ha subito prodotto due orientamenti opposti nella giurisprudenza di merito, uno (quello che riporta la responsabilità medica nell’ambito extracontrattuale) chiaramente sbagliato e l’altro (che mantiene la responsabilità medica nell’alveo contrattuale) senz’altro più corretto.
      Era inevitabile dare conto del lungo excursus giurisprudenziale che ha caratterizzato la materia, a partire dall’estate del 1986, quando la Corte costituzionale, con la sentenza n. 184, limitò l’art. 2059 c.c. ai soli danni morali ed estese l’art. 2043 c.c. al danno biologico.
      Da quel momento il danno biologico ha attirato su di sé le attenzioni, a tratti morbose, della dottrina, che si è trovata alle prese con un concetto non giuridico, desunto dalla medicina legale.
      Si è affermato così che il danno biologico avrebbe natura patrimoniale; qualcuno ha parlato di «finzione» di patrimonialità; altri hanno sostenuto che si tratta di una attispecie neutra, distinta sia dal danno patrimoniale sia dal danno non patrimoniale.
      A partire dagli anni ’90 la giurisprudenza ha cominciato a sostenere la tesi della natura non patrimoniale del danno biologico, che riguarda il diritto alla salute, a differenza del danno patrimoniale che attiene, invece, alla capacità di produrre reddito.
      Peraltro, di danno biologico si dovrebbe parlare al plurale: il danno biologico può essere temporaneo o permanente, parziale o totale, statico o dinamico, terminale o non terminale.
      La figura del danno biologico è stata anatomizzata, da dottrina e giurisprudenza, in quei settori nei quali compare più frequentemente, ovvero la circolazione stradale e l’attività medica. Quest’ultima, in particolare, è stata investita come detto dal D.L. 158/2012, conv., con modif., dalla L. 189/2012, che delinea, nell’art. 3, un’area di non punibilità a favore di tutti gli operatori sanitari che commettano un reato lievemente colposo nel rispetto delle linee-guida e delle buone prassi. Tale disposizione è già stata inviata alla Corte costituzionale dal tribunale di Milano.
      Capitoli ad hoc sono dedicati alla consulenza medico-legale (che costituisce l’aspetto più importante di ogni processo sul danno biologico, perché «dà un prezzo» alle lesioni subite), al danno da vita malformata (poiché nel 2012 la Cassazione, per la prima volta, ha riconosciuto, al soggetto che al momento della nascita presenti gravi patologie destinate a menomarlo per l’intera esistenza, la legittimazione a far valere il danno ricollegabile all’omessa diagnosi prenatale), al danno esistenziale (figura ormai ridotta in schiavitù dal danno biologico, di cui rappresenta l’aspetto dinamico-relazionale), al danno biologico causato da sinistri stradali (che presenta aspetti di particolare interesse sul piano teorico) e ai criteri di liquidazione del danno biologico.
      A questo proposito si dà conto della vicenda paradossale che vede contrapposti i tribunali di Roma e di Milano sul fronte dei parametri per la liquidazione del danno non patrimoniale: i due tribunali più grandi d’Italia, anziché scambiarsi le rispettive esperienze ed elaborare una tabella comune, utilizzano tabelle diverse, sconfessando nei fatti quell’uniformità di trattamento che sostengono a parole.
      Un ringraziamento particolare alla dott.ssa Carla Buffolano, che ha effettuato un’accurata revisione del testo.
    • 1 Un coro a tre voci, ovvero il nuovo danno non patrimoniale
      1.1 La nozione di danno non patrimoniale
      1.2 Il «punto e a capo» delle Sezioni Unite n. 26972/2008
      1.3 Il danno da perdita di capacità di lavoro
      1.4 La «tipicità attenuata» del danno non patrimoniale
      1.5 Il danno parentale
      1.5.1 È risarcibile soltanto il danno parentale stretto?
      1.6 Il danno non patrimoniale da inadempimento
      1.6.1 I «contratti protettivi»
      1.6.2 Applicabilità delle norme sulla responsabilità contrattuale
      1.7 La prova del danno
      2 Dopo l’esilio nell’art. 2043 c.c. il danno biologico torna a casa
      2.1 La Corte costituzionale crea il danno morale
      2.2 Con la sentenza n. 372/1994 la Corte costituzionale ripudia se stessa
      2.3 Il nuovo diritto vivente dopo le sentenze-gemelle del 2003
      2.4 La tipicità del danno non patrimoniale cancella il danno esistenziale
      3 Danno biologico terminale e danno morale catastrofale
      3.1 Il danno biologico terminale
      3.2 Il danno morale catastrofale (o tanatologico)
      3.3 La legitimatio ad causam
      3.4 Il rapporto tra giudizio risarcitorio e giudizio penale
      3.5 Il danno biologico iure proprio degli eredi della vittima
      3.6 La compromissione della sfera familiare
      4 Il danno biologico prenatale
      4.1 Quale tutela per il bambino nato con malformazioni?
      4.2 Il diritto al risarcimento del minore per una vita in minoritate: la tesi negatrice
      4.3 La Cassazione ammette la risarcibilità del danno direttamente subìto dal neonato
      4.4 La soggettività giuridica del concepito alla luce delle fonti sovranazionali
      4.5 Legittimazione attiva, interesse tutelato ed evento dannoso
      4.6 Il nesso di causalità
      4.7 Il danno da nascita indesiderata ex latere parentis
      5 Il danno esistenziale è l’aspetto dinamico-relazionale del danno biologico?
      5.1 La struttura del fatto illecito extracontrattuale
      5.2 I casi determinati dalla legge
      5.3 Il «contenuto» del danno esistenziale
      5.4 La relazione turbolenta tra danno biologico e danno esistenziale
      5.5 I criteri di liquidazione del danno morale ed esistenziale in assenza del danno biologico
      5.5.1 I pregiudizi esistenziali risarcibili
      5.5.2 Serietà e gravità della lesione
      5.6 La quantificazione del danno esistenziale secondo la «formula Liberati»
      5.6.1 Trib. Palmi, 21-5-2004: un’applicazione sbagliata dell’equazione Liberati
      5.6.2 Trib. Roma, 18-7-2005: un’applicazione corretta dell’«equazione Liberati»
      6 Il danno biologico da circolazione stradale
      6.1 Quadro generale
      6.2 La normativa europea
      6.3 La posizione della Corte Efta
      6.4 La controversa compatibilità dell’art. 139 D.Lgs. 209/2005 con la normativa europea
      6.5 La valutazione equitativa del danno da sinistro stradale
      6.6 Il legislatore non può delimitare arbitrariamente l’entità del risarcimento
      6.7 Il contrasto dell’art. 139 D.Lgs. 209/2005 con il principio di uguaglianza
      6.8 L’aumento massimo del 20% per le lesioni di lieve entità: un livellamento verso il basso che discrimina i danneggiati
      6.9 La violazione dell’art. 76 Cost. per eccesso di delega
      6.10 Un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 139 D.Lgs. 209/2005 è possibile
      6.11 La valutazione medico-legale delle micropermanenti: le novità introdotte dalla L. 27/2012
      6.12 Il D.M. 15-6-2012: adeguamento degli importi delle micropermanenti
      6.13 L’applicazione generalizzata dell’art. 139 D.Lgs. 209/2005 a tutti i danni biologici
      6.14 La procedura del risarcimento diretto (art. 149 D.Lgs 209/2005)
      7 Il danno da malpractice medica
      7.1 La responsabilità «contattuale» del medico
      7.2 L’obbligo di diligenza
      7.3 Il contratto ospedaliero
      7.4 L’onere della prova
      7.5 L’irrilevanza del raggiungimento del risultato
      7.6 Il nesso di causalità tra condotta medica ed evento lesivo
      7.7 La responsabilità solidale della struttura sanitaria e dei medici
      7.8 Decesso del paziente e danni risarcibili
      7.9 La lesione del rapporto parentale
      7.9.1 Il risarcimento del danno parentale presuppone la convivenza?
      7.10 L’onere della prova del danno da emotrasfusione
      7.11 La responsabilità medica nel «decreto Balduzzi» (D.L. 158/2012, conv. dalla L. 189/2012)
      7.11.1 L’art. 2236 c.c.: norma «taglia-risarcimenti»
      7.11.2 Il «decreto Balduzzi» non ha modificato la natura contrattuale della responsabilità medica
      7.11.3 La liquidazione del danno biologico da medical malpractice nel «decreto Balduzzi»
      7.11.4 La responsabilità penale del medico nel «decreto Balduzzi» e i dubbi di costituzionalità del tribunale di Milano
      8 La consulenza medico-legale
      8.1 L’accertamento del danno tra consulenze e presunzioni
      8.2 La prima personalizzazione del danno è effettuata dal c.t.u
      8.3 La natura della consulenza tecnica d’ufficio
      8.4 La triplice funzione della c.t.u
      8.5 La c.t.u. medico-legale
      8.6 L’ammissione della consulenza tecnica e la nomina del consulente
      8.7 Il giuramento e la formulazione dei quesiti
      8.7.1 La formulazione-tipo dei quesiti al c.t.u. medico
      8.8 L’astensione e la ricusazione del consulente
      8.9 Il contenuto e la forma della consulenza tecnica
      8.10 I contenuti e la forma della relazione
      8.11 Il ruolo del c.t.u. nel disvelamento della simulazione (cd. pretestazione) di lesioni
      8.12 La valutazione della consulenza tecnica da parte del giudice
      8.13 Il controllo sull’operato del c.t.u
      8.14 Nullità della consulenza
      8.14.1 La consulenza nulla non dà diritto al compenso
      8.15 Il danno biologico da invalidità permanente
      8.16 Interessi e rivalutazione dopo Cass. Sez. Un. n. 1712/1995
      8.17 La responsabilità del consulente tecnico
      9 I criteri di liquidazione del danno biologico
      9.1 La regola della liquidazione unitaria
      9.2 Il legislatore consacra il danno morale a fattispecie autonoma
      9.3 La prova del danno
      9.4 Il ruolo dell’equità nella liquidazione del danno
      9.4.1 La parità di trattamento nella liquidazione del danno
      9.5 La liquidazione dei danni micropermanenti
      9.6 Le tabelle milanesi come parametro paralegislativo di liquidazione
      del danno non patrimoniale
      9.6.1 Le caratteristiche delle tabelle milanesi
      9.7 Pluralità di statuti risarcitori del danno alla persona?
      9.8 Si possono aumentare o diminuire i valori monetari della tabella milanese?
      9.9 Se vi è lesione della salute e di un altro diritto inviolabile della persona, è opportuna una liquidazione congiunta di tutti gli interessi lesi?
      9.10 La mancata applicazione delle tabelle milanesi è motivo di impugnazione?
      9.11 L’applicazione analogica dell’art. 139 D.Lgs. 209/2005 a fatti illeciti non determinati da un sinistro stradale: i giudici di merito si ribellano alla Cassazione
      9.12 Lo sconvolgimento della vita nelle macrolesioni tra tabelle ed equità
      9.13 Il giudice può superare i limiti delle tabelle?
      9.14 I mezzi di prova del danno biologico
      9.15 Le condizioni socio-economiche delle parti non possono incidere sulla determinazione del danno
      9.16 Il «caso Vieri»
      10 Il tribunale di Roma difende le proprie tabelle
      10.1 Milano-Roma solo andata
      10.2 Consolidamento presso il tribunale di Roma della tesi che esclude le tabelle milanesi
      10.3 I criteri seguiti dalle tabelle capitoline
      11 Le linee-guida dell’Ordine degli psicologi del Lazio
      11.1 Premessa
      11.2 La personalità e il confronto con il trauma
      11.3 Le interferenze tra il profilo giuridico e il profilo psicologico del danno
      11.4 Le competenze dello psicologo nella valutazione del danno
      11.4.1 Metodologia
      11.4.2 La diagnosi
      11.4.3 La difficile individuazione dei disturbi mentali
      11.5 La consulenza tecnica psicologica
      11.6 La valutazione e la quantificazione del danno non patrimoniale da pregiudizio esistenziale
      11.6.1 Assetto psicologico e personalità
      11.6.2 Relazioni familiari e affettive
      11.6.3 Attività realizzatrici
      Giurisprudenza
      Tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale
      Tribunale di MilanoTabelle 2013 per la liquidazione del danno non patrimoniale
      Tribunale di Roma Tabelle 2013 per la liquidazione del danno non patrimoniale
      Appendici alle linee-guida dell’ordine degli psicologi del Lazio
      1. Quantificazione del danno biologico-psichico in assenza di lesioni encefaliche
      1.1 Metodo di quantificazione del danno psichico
      1.2 Tabella di quantificazione dei Disturbi di Personalità
      2. La collaborazione con altre discipline
      3. Proposta di quesiti per la valutazione del danno psichico e da pregiudizi esistenziali
      Appendice A Brief Psychiatric Rating Scale - BPRS
      1. Preoccupazioni somatiche
      2. Ansia
      3. Depressione
      4. Rischio suicidario
      5. Colpa
      6. Ostilità
      7. Tono dell’umore elevato
      8. Grandiosità
      9. Sospettosità
      10. Allucinazioni
      11. Contenuti del pensiero non comuni
      12. Comportamento bizzarro
      13. Trascuratezza
      14. Disorientamento
      15. Disorganizzazione concettuale
      16. Appiattimento affettivo
      17. Ritiro affettivo
      18. Ritardo motorio
      19. Tensione
      20. Non-collaborazione
      21. Eccitazione
      22. Distraibilità
      23. Iperattività motoria
      24. Manierismo e postura
      Appendice B Global Assessment of Functioning Scale - GAF
      Appendice C Psychiatric Impairment Rating Scale - PIRS
      Formulario
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