MATERIALE PER STUDENTI DELLE SECOND. SUPERIORI

INFORMAZIONI E LINK PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI

L'ECONOMIA EUROPEA

L'ECONOMIA NEL RESTO DEL MONDO

DIZIONARIO DI ECONOMIA ONLINE

STUDIARE L'ECONOMIA CON INTERNET

Per gli studenti in difficoltà

Non riesci a risolvere un esercizio di Economia politica?
Inviaci il testo dell'esercizio e al più presto troverai la risposta on line. E se ci invii appunti, schemi, lucidi ecc. quelli più interessanti saranno pubblicati sul sito.  
Clicca qui per conoscere i quesiti posti e le nostre risposte

Riserva obbligatoria

La riserva obbligatoria è un istituto con cui si impone alle banche di detenere una percentuale k delle loro passività depositato presso la Banca centrale.

 

Funzioni della riserva obbligatoria

I motivi di tale imposizione normativa vanno ricercati:

  • nell'esigenza di tutelare coloro che hanno effettuato depositi presso le banche. Obbligando queste ultime ad investire una quota della loro raccolta in attività liquide ed a rischio nullo, si tutelano i risparmiatori.
  • nella possibilità per le autorità monetarie di controllare la quantità di moneta. Manovrando il coefficiente k di riserva obbligatoria, infatti, le autorità monetarie fanno variare in senso inverso la grandezza del moltiplicatore dei depositi e quindi l'ammontare della quantità di moneta anche mantenendo costante la base monetaria.
  • in alcuni casi, nella possibilità di finanziare il settore pubblico a condizioni di favore. È quanto accadeva in Italia: permettendo alle banche di versare la riserva dovuta con titoli di Stato, si convogliava una parte del risparmio verso il settore pubblico e si assicurava un'ulteriore forma di assorbimento dei titoli del Tesoro. Inoltre, il tasso di remunerazione della riserva in genere è più basso di mercato: ciò permette alla Banca centrale, se questa (come accadeva in Italia fino al 1993) è obbligata a finanziare il Tesoro, il finanziamento del settore pubblico a condizioni più vantaggiose.
  • in determinate circostanze (ad esempio quando è possibile movimentare interamente o parzialmente la riserva grazie al meccanismo della mobilizzazione) la riserva obbligatoria svolge una funzione di ammortizzatore (buffer) della liquidità sul mercato monetario.

La riserva obbligatoria in Italia

La prima finalità, la tutela del risparmio, era sicuramente quella prevalente quando l'istituto fu introdotto in Italia nel 1926. Progressivamente, però, la riserva obbligatoria ha sempre più assunto la funzione di strumento di politica monetaria: dal 1975 essa è stata estesa a tutto il sistema bancario e l'aggregato soggetto a riserva ha via via compreso tutte le forme di raccolta fiduciaria delle banche. L'ultima notevole innovazione si è avuta all'inizio degli anni Novanta con l'introduzione della mobilizzazione della riserva. Fino all'ottobre 1990, le banche erano obbligate al rispetto del vincolo di riserva in ogni singolo giorno; a partire da quella data, invece, le banche potevano prelevare dal deposito obbligatorio una percentuale fermo restando:

  • che l'obbligo di riserva doveva essere rispettato non più ogni giorno ma in media durante il periodo di mantenimento (dal 15 di ogni mese al 14 del mese successivo);
  • che ogni giorno la banca presentasse un deposito non inferiore all'importo dovuto al netto della parte mobilizzabile (con una percentuale mobilizzabile del 12,5%, la banca a fine giornata doveva mantenere un deposito pari almeno all'87,5%).

Era dunque possibile prelevare dal deposito di riserva per uno o più giorni purché il prelievo fosse compensato nei successivi giorni del periodo di mantenimento. L'innovazione mirava innanzitutto a ridurre lo svantaggio concorrenziale che gravava sul nostro sistema bancario (il divario fra tassi di mercato e remunerazione della riserva, infatti, da noi raggiungeva il punto percentuale contro lo 0,2 - 0,3% dei principali paesi europei) senza ridurre drasticamente la percentuale di riserva obbligatoria (quest'ultima doveva rimanere comunque elevata per contrastare l'espansione dei flussi di cassa del Tesoro).

Dopo aver raggiunto il livello più alto alla fine degli anni Ottanta (22,5%), la percentuale di riserva obbligatoria è progressivamente discesa, soprattutto in vista del processo di unificazione monetaria europea.

 

Il Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) e la riserva obbligatoria

Dal 1° gennaio 1999 l'UEM (Unione Economica e Monetaria) è entrata nella terza fase; contemporaneamente, la responsabilità della politica monetaria dell'area euro è stata affidata Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC), composto dalla Banca Centrale Europea (BCE)e dalle Banche Centrali dei paesi membri.

Fra gli strumenti attivabili dal SEBC per perseguire gli obiettivi di politica economica vi è appunto la manovra della riserva obbligatoria.

Sfruttando la possibilità offerta dall'art. 19 dello Statuto SEBC, a tutte le istituzioni creditizie operanti nell'area dell'euro è stato imposto di mantenere una riserva minima presso le Banche centrali nazionali, riserva calcolata applicando un coefficiente alle passività nel bilancio delle istituzioni creditizie: l'obbligo si considera soddisfatto se l'istituzione creditizia mantiene una riserva media giornaliera, calcolata nell'arco di un mese, almeno pari all'ammontare di riserva dovuto. È dunque possibile movimentare l'intera riserva purché a fine giornata il conto riserva/regolamento (il conto su cui la banca mantiene le proprie riserve pressa la Banca centrale) non presenti saldi negativi.

L'aggregato soggetto a riserva comprende le seguenti passività: depositi, titoli, di debito emessi, titoli dal mercato monetario. Sono invece escluse le passività nei confronti della BCE e delle Banche centrali dei paesi dell'area-euro nonché delle banche soggette alla riserva obbligatoria del SEBC; con cadenza mensile la BCE pubblica un elenco delle istituzioni soggette al sistema di riserva obbligatoria. L'aggregato soggetto a riserva si compone di due parti:

  • la prima comprende depositi a vista e overnight; depositi con scadenza predeterminata fino a due anni; depositi rimborsabili con preavviso fino a due anni; titoli emessi con scadenza predeterminata fino a due anni; strumenti di raccolta a breve termine (money market papers). Su questa prima parte è dovuta una riserva nella misura del 2%;
  • la seconda comprende depositi con scadenza predeterminata oltre i due anni; depositi rimborsabili con preavviso oltre i due anni; pronti contro termine passivi; titoli emessi con scadenza predeterminata oltre i due anni. Su questa seconda parte non è dovuta nessuna riserva (aliquota dello 0%) ma essa contribuisce al calcolo della franchigia.

Per non penalizzare eccessivamente le banche minori, è inoltre previsto che dall'importo così determinato si sottragga una detrazione fissa, pari a 100 mila euro. Tale detrazione si applica per ogni singola banca assoggettata agli obblighi di riserva anche se questa si avvale della facoltà della riserva indiretta: le banche, infatti, possono adempiere agli obblighi della riserva obbligatoria attraverso una banca intermediaria; la banca intermediaria è responsabile, congiuntamente alle banche intermedie, del rispetto di obblighi di riserva da parte di queste ultime.

Le riserve minime obbligatorie sono remunerate al tasso medio delle operazioni di rifinanziamento principali durante il periodo di riferimento.

In caso di mancato rispetto, totale o parziale, degli obblighi di riserva, la BCE può imporre una delle seguenti sanzioni:

  • pagamento di una somma calcolata applicando all'inadempienza un tasso fino a 5 punti percentuali superiore a quello di rifinanziamento marginale ovvero pari a due volte lo stesso tasso;
  • obbligo della banca inadempiente di costituire un deposito infruttifero presso la BCE o la Banca centrale nazionale per un importo fino a 3 volte l'ammontare dell'inadempienza. La durata del deposito non può eccedere quella del periodo per il quale la banca è risultata inadempiente.

 

Il Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) e la riserva obbligatoria

Soggetti passivi dell'obbligo Tutte le istituzioni di credito con sede in uno Stato membro
Aggregato soggetto a riserva
  1. tutti i depositi di durata inferiore a 2 anni, titoli di debito, titoli del mercato monetario. B)
  2. depositi di durata superiore a due anni, pronti/termine, titoli di debito superiori a due anni
  3. Sono escluse le passività:
  • verso altra istituzione di credito soggetta al medesimo obbligo;
  • verso la BCE;
  • verso un'altra Banca centrale.
Aliquota da applicare 2% sul gruppo A) dell'aggregato: 0% sul gruppo B)
Franchigia 100.000 euro
Periodo di mantenimento Dal 24 di ogni mese al 23 del mese successivo
Percentuale di mobilizzazione 100% (è possibile movimentare l'intera riserva)
Remunerazione Tasso medio delle operazioni di rifinanziamento principale durante il periodo di riferimento

 

La mobilizzazione e il mercato interbancario

Rispetto alle precedenti esperienze italiane, risalta subito la differenza di aliquota. Una percentuale così bassa è stata resa possibile dai vincoli posti al finanziamento del settore pubblico: il Trattato di Maastricht (attuale art. 101, ex 104) vieta infatti qualsiasi forma di finanziamento in base monetaria agli Stati e ad altre istituzioni pubbliche. Il meccanismo di mobilizzazione della riserva, dal canto suo, ha avuto l'effetto di stabilizzare i tassi d'interesse sul mercato interbancario. Vediamo brevemente perché.

Le banche possono fronteggiare eventuali momentanee carenze di liquidità o ricorrendo alla Banca Centrale oppure rivolgendosi ad un altro istituto di credito sul cosiddetto mercato interbancario; in quest'ultimo caso, una banca con momentanee eccedenze di liquidità concede un prestito che in genere ha durata brevissima giungendo a compimento nel giro di un giorno e che per tale motivo si definisce overnight.

Proprio per evitare di dover ricorrere a tali finanziamenti, le banche oltre alle riserve necessarie per soddisfare il vincolo obbligatorio detengono ulteriori disponibilità liquide (riserve libere o in eccesso). L'entità di queste riserve libere dipende essenzialmente dal costo-opportunità del loro mantenimento pari al rendimento derivante dal possibile impiego alternativo: le banche rinunciano infatti alla remunerazione che potrebbero ricavare impiegandole in depositi a brevissimo termine (come l'overnight la cui durata è limitata ad un giorno); pertanto, se il tasso overnight sale, aumenta il costo-opportunità delle riserve libere e ne diminuisce la domanda.

Con la mobilizzazione la distinzione fra le due tipologie di riserve non ha più alcun senso (ed infatti ora, a differenza di quanto avveniva in precedenza, esse confluiscono nell'unico conto di riserva/regolamento presso la Banca Centrale) poiché le banche possono far fronte agli imprevisti movimentando la riserva obbligatoria purché rispettino l'obbligo mensile. Con questo margine di manovra più ampio, le banche possono quindi fronteggiare senza eccessivi problemi eventuali shock (temporanei) di liquidità sul mercato monetario e non hanno più necessità di ricorrere all'overnight per rimediare ad eventuali errori di previsione. Questa maggiore libertà d'azione permessa dalla mobilizzazione comporta due vantaggi:

  • La domanda di riserve da parte delle banche dipende essenzialmente dalla differenza fra tasso overnight atteso e tasso overnight attuale. Se il tasso atteso è maggiore di quello attuale conviene detenere più riserve: in questo modo, nei giorni successivi, la banca potrà minimizzare le sue riserve (ed i conseguenti costi-opportunità).
  • L'influenza della BCE si esplica dapprima sui tassi interbancari e da qui si trasmette al resto del sistema economico. Se il mercato overnight è più stabile, la banca centrale può trasmettere i propri segnali di politica monetaria senza che questi subiscano le interferenze momentanee di un mercato eccessivamente volatile.

 

Fonti normative:

Statuto del SEBC/BCE (artt. 5, 19, 34) (dal sito della BCE, in inglese)

Regolamenti del Consiglio dell'UE nn. 2531/98 (applicazione di riserve obbligatorie), 2532/98 (potere della BCE di irrogare sanzioni), 2533/98 (informazioni statistiche) emanati il 23 novembre 1998 (GUCE 27/11/1998)

Regolamento della BCE 2818/98 (applicazione delle riserve minime obbligatorie) del 1° dicembre 1998 (GUCE 30/12/1998)

Regolamento della BCE 2819/98 (bilancio consolidato delle istituzioni finanziarie monetarie) del 1° dicembre 1998 (GUCE 30/12/1998).

Comunicato della Banca d'Italia (modifica della normativa sulla riserva obbligatoria) in G.U. del 23/8/1999, n. 197 (dal sito del Comune di Jesi)

Bibliografia:

M. ARCELLI, Economia e politica monetaria, Cedam, 1996, pp. 72 ss.

M. ARCELLI, L'economia monetaria e la politica monetaria dell'UE, Cedam, 2000, pp. 63 ss.

M. PIFFERI - A. PORTA, La Banca Centrale Europea, Egea, 1999, pp. 100 ss., 153 ss.

Torna alla homeTorna indietro