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La scarsità del capitale nella teoria neoclassica
Sappiamo che secondo la teoria neoclassica dell'interesse, e
di conseguenza del risparmio-investimento, questo è il prezzo d'uso del
risparmio. In pratica, è quel prezzo che conduce all'equilibrio fra offerta e
domanda di risparmio (intesa questa come domanda di credito fatta a scopo
d'investimento): il tasso d'interesse aumenta quando aumenta la domanda di
risparmio (cioè quando la curva delle opportunità d'investimento si sposta
verso destra) e diminuisce quando aumenta l'offerta di risparmio (in particolare
la curva di offerta si sposta verso destra). Il livello del tasso d'interesse
misura quindi, secondo la teoria neoclassica, la scarsità del risparmio: quanto
più scarso è il risparmio rispetto alla necessità di effettuare investimenti
tanto maggiore è il tasso d'interesse.
Ma secondo i neoclassici le opportunità d'investimento
dipendono dallo stock di capitale esistente; infatti, quanto maggiore è lo
stock di capitale tanto minori sono le opportunità d'investimento e ciò
perché per i neoclassici l'investimento non è altro che un aumento dello stock
di capitale e poiché secondo loro ogni attività produttiva segue la legge dei
rendimenti decrescenti, secondo la quale al crescere della quantità impiegata
di un fattore produttivo la produttività marginale di quel fattore diminuisce,
segue che al crescere dello stock di capitale, fermo restando gli altri fattori
produttivi, decresce il rendimento che si ottiene da un certo incremento di
capitale. Poiché, inoltre, le imprese impiegano unità aggiuntive di capitale
fino a quando il rendimento che possono ottenere sull'ultima unità monetaria è
pari al costo del capitale (saggio d'interesse che devono corrispondere sul
capitale preso a prestito), in equilibrio il saggio d'interesse è uguale alla
produttività marginale del capitale. Dunque, per i neoclassici il saggio
d'interesse è tanto più alto quanto minore è la quantità di capitale o, in
altre parole, quanto è più scarso il capitale.
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