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Le funzioni di costo
Il materiale qui presentato, con i dovuti riadattamenti, è tratto dal
volume "Manuale
di economia politica - Micro e Macroeconomia", di A. Balestrino e E.
Chiappero Martinetti, Edizioni Simone 2000.
4.5.1 1 costi dell'impresa nel breve periodo e la relazione con la
produttività dei fattori
Nel breve periodo, i costi totali dell'impresa possono essere distinti in due
componenti:
- costi fissi totali
- costi variabili totali.
I costi fissi totali sono i costi complessivi che
l'impresa sostiene per i fattori produttivi fissi, come l'affitto per lo
stabilimento, il leasing degli impianti e dei macchinari o, nel caso in cui
questi ultimi siano di proprietà dell'impresa, il loro, deprezzamento di
valore, le assicurazioni e così via. La particolarità di questi costi è che
non cambiano qualunque sia il livello di produzione dell'impresa: anche quando
lo stabilimento è chiuso e gli impianti non sono in funzione, devono comunque
essere sostenuti dall'impresa.
I costi variabili totali sono, invece, quei costi che
l'impresa sostiene per i fattori produttivi variabili come le materie prime
impiegate nella produzione, l'energia necessaria a far funzionare gli impianti,
il salario dei lavoratori addetti alla produzione, le sementi ed i fertilizzanti
impiegati per la produzione agricola e così via. A differenza dei costi fissi
totali, questi costi variano in relazione alla quantità prodotta: tanto
maggiore è la produzione tanto superiore sarà anche il tempo di attività
degli impianti e quindi l'energia necessaria al loro funzionamento, l'impiego di
manodopera e del personale addetto e così via e quindi tanto più elevati
saranno i costi totali necessari a remunerare questi fattori variabili.
I costi totali (CT) che l'impresa sostiene nel breve periodo sono
pertanto pari alla somma dei costi fissi totali (CFT)
e dei costi variabili totali (CVT):
costi
totali = costi fissi totali + costi variabili totali
CT = CFT + CVT
Per comprendere l'andamento delle curve dei costi possiamo esaminare una
ipotetica scheda di produzione, ed il suo relativo grafico:

I costi fissi totali (CFT), come è stato appena
precisato, sono indipendenti dal livello di produzione dell'impresa. Dal punto
di vista grafico sono pertanto rappresentabili con una retta parallela
all'asse delle ascisse, la cui intercetta è pari all'ammontare del costo
fisso totale (350, nel nostro caso): qualunque sia il livello di produzione (0
oppure 7 unità prodotte) i costi fissi non variano. I costi variabili totali
(CVT), al contrario, dipendono dalla quantità prodotta dal l'impresa.
Sono pari a zero se la produzione è nulla (e quindi la funzione parte
dall'origine degli assi) e crescono al crescere dell'output, più
lentamente all'inizio, come si può vedere sia dai dati della tabella sia dal
grafico, più rapidamente oltre un certo livello (tra poco capiremo le ragioni
di questo andamento). Poiché i costi totali (CT) altro non sono che la
somma fra costi fissi e costi variabili, è ovvio che l'andamento di questa
funzione sia, in tutto e per tutto, simile alla funzione di CVT.
Si differenzia da quest'ultima solo perché
l'intercetta, anziché partire dall'origine, si trova in corrispondenza di un
valore pari all'ammontare dei costi fissi totali. La distanza tra CT
e CVT è pertanto sempre la stessa qualunque sia il
livello di output.
Così come nel caso della teoria della produzione siamo
riusciti ad ottenere informazioni più precise sull'andamento della
produttività ricavando dalla funzione prodotto totale le corrispondenti
funzioni di prodotto medio e prodotto marginale (confronta tabella 3.1), in modo
del tutto simile possiamo ricavare dalla funzione di costo totale le associate
funzioni di costo medio e marginale. La prima indica quanto costa, in media,
ogni unità di prodotto; la seconda indica la variazione del costo totale quando
la produzione cresce di una unità.
Il costo medio totale (CMT)
non è altro che il costo totale (CT)
diviso la produzione totale (PT). Ma poiché il costo
totale (CT) è
la somma dei costi fissi totali (CFT)
e dei costi variabili totali (CVT)
distinguiamo tra costo medio totale, costi medi fissi (CMF)
e i costi medi variabili (CMV):

costo medio = costo medio + costo fisso variabile
CMT = CMF + CMV
Il costo marginale (CMg) indica invece come varia il costo totale
quando 1'impresa produce un'unità in più. In simboli:
CMg = variazione costo totale/variazione della quantità prodotta

poiché quando varia la produzione variano solo i costi per i
fattori produttivi variabili, nella determinazione dei costi marginali non
entrano i costi fissi. Produrre 5 o 6 unità di output non comporta un aggravio
dei costi fissi (che restano sempre pari a 350) ma solo un aumento dei costi
totali dovuti al maggior impiego di fattore variabile. Dalla tabella 4.2 si può
vedere infatti che i costi totali passano da 1.500 a 1.900 e quindi la decisione
di produrre la sesta unità addizionale di output ha un costo marginale pari a
400; in modo del tutto equivalente, avremmo allora potuto calcolare il CMg sulla
base della variazione del solo costo variabile (il quale, passando da 1.150 a
1.550, determina un costo marginale sempre pari a 400).
La tabella 4.3 e la figura 4.7 presentano i valori e le curve
di costo medio e marginale associati alle precedenti funzioni di costo totale.
Osservando il loro andamento, possiamo ricavare alcune importanti informazioni:
- i costi medi fissi (CMF) hanno un peso via via minore al crescere
della produzione; sono molto alti quando la produzione è bassa e tendono a
zero al crescere dell'output;
- le funzioni di costo medio totale (CMT), di costo medio variabile (CMV) e
di costo marginale (CMg) hanno una forma ad "U":
diminuiscono al crescere della produzione, raggiungono un punto minimo oltre
il quale iniziano a crescere;
- i costi marginali diminuiscono e poi aumentano più m fretta
rispetto ai costi medi;
- la distanza tra le funzioni di CMT e di CMV è data dai costi medi fissi (CMF):
per bassi livelli produttivi questa distanza è elevata (perché l'incidenza
dei CMF è elevata) mentre diventa sempre più piccola al crescere della
produzione;
- la funzione di costo marginale (CMg) interseca le curve dei costi
medi, totali e variabili, in un punto in cui tali funzioni sono al loro
livello minimo.
|
Unità prodotte |
Costo medio totale (CMT) CT/PT |
Costo medio fisso (CMF) CFT/PT |
Costo medio variabile (CMV) CVT/PT |
Costo marginale (CMg) D CT/D
PT |
|
1 |
590 (=590/1) |
350 (=350/1) |
240 (240/1) |
240  |
|
2 |
375 (=750/2) |
175 (=350/2) |
200 (=400/2) |
160  |
|
3 |
316,7 (950/3) |
116,7 (=350/3) |
200 (=600/3) |
200  |
|
4 |
300 ……. |
87,5 ……. |
212,5 …… |
250 ………. |
|
5 |
300 …… |
70 ……. |
230 …… |
300 …… |
|
6 |
316,7 …… |
58,3 …… |
258,3 ….. |
400 …… |
|
7 |
350 …… |
50 …… |
300 ….. |
550 ….. |

Se confrontiamo queste osservazioni con quelle riportate nel paragrafo 4.3
relative all'andamento delle funzioni di produzione nel breve periodo, possiamo
notare una corrispondenza pressoché perfetta; non poteva che essere così, dal
momento che la forma ad "U" assunta dalle funzioni di costo è
anch'essa legata alla legge dei rendimenti marginali decrescenti che già
conosciamo. Questa legge economica afferma che, nel breve periodo (quando cioè
esistono dei fattori fissi), la produttività di un fattore variabile è
dapprima crescente, raggiunge un livello massimo e poi è continuamente
decrescente; tale andamento si riflette sulla forma delle curve di prodotto
medio e marginale.
Abbiamo anche visto, però, che i fattori produttivi
impiegati nella produzione devono essere remunerati: l'impresa deve cioè
sostenere dei costi, per pagare i fattori fissi e quelli variabili. Ma allora è
ovvio che l'andamento delle funzioni di costo medio e marginale non può che
riflettere l'andamento delle funzioni di produttività In particolare:
- quando la produttività (media e marginale) è crescente, i costi (medi e
marginali) sono decrescenti;
- quando la produttività (media e marginale) raggiunge il suo livello
massimo, i costi (medi e marginali) sono minimi;
• quando la produttività (media e marginale) è
decrescente, i costi (medi e marginali) sono crescenti.
Confrontando la figura 4.2/b con la figura 4.7 osserviamo, in
effetti, che l'andamento delle funzioni di costo medio (totale o variabile) e di
costo marginale è esattamente speculare a quello assunto rispettivamente dalle
funzioni di prodotto medio e marginale.
Anche in questo caso il passaggio dalle grandezze
totali a quelle medie e, infine, a quelle marginali, consente di ricavare
informazioni sempre più dettagliate sull'andamento dei costi, permettendo
all'imprenditore di decidere quale può essere il livello produttivo ottimale.
Così, ad esempio, dai dati delle tabelle vediamo che il
costo totale sostenuto dall'impresa per produrre 4 unità di bene è pari a
1.200, il che significa che, in media, ciascuna unità di output ha un costo
totale pari a 300. Di questo costo medio totale, poco più di 87 lire
vanno a remunerare il fattore fisso e le restanti 213 circa
costituiscono, in media, il costo del fattore variabile.
Se l'impresa vuole aumentare la sua produzione di un'unità,
passando da 4 a 5 il costo complessivo sale a 1.500 mentre il
costo medio totale è sempre uguale a 300: rispetto al caso
precedente, però, l'incidenza dei costi fissi è minore (CMF scende da 87,5
a 70), mentre aumenta quella dei costi variabili (da 212,5 a 230).
Il costo marginale associato alla produzione di questa quinta unità
addizionale è pari a 300 (230 + 70 o, equivalentemente, 1.150-850).
Se osserviamo l'intera scheda relativa ai costi marginali e
ai costi medi vediamo però che, in corrispondenza di una produzione pari a 4 o 5
unità, i costi non sono al loro livello minimo possibile. Il che significa
anche che la produttività (media e marginale) dei fattori, per questo livello
di output, non è al suo punto di massimo. Da cosa può dipendere tutto ciò?
Ancora una volta la ragione per cui la produttività è
decrescente, e quindi i costi sono crescenti, è legata alla presenza del
fattore fisso. In queste situazioni l'imprenditore, anziché continuare ad
incrementare l'impiego del fattore variabile per avere una quantità di output
maggiore, riducendo ulteriormente la produttività ed incrementando di
conseguenza i costi, dovrà programmare i propri investimenti futuri. Dovrà
cioè porsi in un'ottica di lungo periodo.
4.5.2 1 costi dell'impresa nel lungo periodo e la relazione con i
rendimenti di scala
Nel lungo periodo la distinzione tra costi fissi e costi
variabili non esiste più perché sappiamo che, per definizione, tutti i
fattori sono variabili: possono cioè essere modificati dall'impresa in
relazione alle sue aspettative, presenti e future, sulle condizioni di mercato.
Se l'impresa prevede o spera in un aumento della domanda del bene che essa
produce, avrà interesse a modificare le proprie dimensioni (quella che si
chiama anche scala di produzione )
per essere in grado di offrire una quantità di output
superiore; il contrario accadrà nel caso di previsioni negative sull'andamento
della domanda. In presenza di prezzi particolarmente elevati di un dato fattore
produttivo impiegato nella produzione, l'impresa cercherà di disporre di
tecniche produttive e di impianti che permettano di ridurre l'impiego del
fattore produttivo più costoso.
Se, infine, in altri settori si possono ottenere
extra-profitti superiori a quelli che l'impresa è riuscita fino ad allora a
realizzare nel proprio settore, potrebbe essere spinta a modificare e
riconvertire la propria produzione: ritornando
all'esempio precedente dell'agricoltore, se la
coltivazione della soia garantisse profitti economici superiori
rispetto al grano, egli
potrebbe decidere di trasformare la propria produzione. In
ogni caso, l'imprenditore nel lungo periodo dovrà valutare quali tecniche
produttive adottare e quale livello di output risulterà più adeguato rispetto
alle proprie previsioni e aspettative.
Se l'esattezza delle previsioni sull'andamento delle
vendite future dipendono dall'abilità dell'imprenditore, le tecniche produttive
ottimali possono essere individuate ricorrendo alla sovrapposizione tra
isoquanti e isocosti; abbiamo visto infatti che, nel punto in cui queste due
funzioni sono tangenti, è possibile individuare la combinazione di fattori
ottimale a cui è associato il minimo costo. Per ottenere la funzione di costo
totale di lungo periodo, basterà associare alle diverse combinazioni di
input/output i loro costi corrispondenti.
In modo del tutto analogo a quanto visto per il breve
periodo, ricaviamo dalla funzione di costo totale (CT)) le
funzioni di costo medio (CMTT) e marginale (CMgr):
per distinguerle dalle funzioni di costo di breve periodo, indichiamo le
funzioni di costo di lungo periodo con una lettera L, ma il loro significato e
il modo per ricavarle è quello visto in precedenza:
- il CMTL non è altro che il rapporto tra costi totali di lungo
periodo e quantità
prodotta;
- il CMgr misura di quanto aumenta il costo totale (di lungo
periodo) quando la produzione viene aumentata di un'unità.
Nella figura 4.8 sono rappresentate graficamente le funzioni di costo totale
(4.8/a), medio e marginale (4.8/b) di lungo periodo.


Anche nel lungo periodo, i costi totali aumentano al crescere
della quantità prodotta e le funzioni di costo medio e marginale assumono
ancora la caratteristica forma ad "U"; ma le ragioni di questo
particolare andamento delle funzioni di costo non sono più riconducibili alla
legge dei rendimenti marginali decrescenti, bensì alla presenza dei rendimenti
di scala.
È di nuovo possibile stabilire un diretto collegamento tra
produzione e costi. Introducendo il concetto di rendimenti di scala nel
paragrafo 4.3.2, si era sottolineato che essi indicano come varia l'output al
variare di tutti gli input nella stessa proporzione: a seconda delle circostanze
si potevano determinare rendimenti costanti (quando input e output
variano nelle stesse proporzioni), crescenti (se l'output aumenta in
misura più che proporzionale rispetto all'incremento di fattori o, il che è lo
stesso, una data variazione dell'output richiede un impiego di fattori
proporzionalmente inferiore), decrescenti (se, infine, l'output aumenta
in misura meno che proporzionale rispetto all'incremento di fattori o, il che è
lo stesso, una data variazione dell'output richiede un impiego di fattori
proporzionalmente superiore).
Ora, poiché sappiamo che a ciascun impiego di fattori
corrisponde anche un costo, la relazione tra rendimenti e costi è evidente. In
particolare, se facciamo riferimento alla funzione di costo medio di lungo
periodo (CM), la relazione che si determina è la seguente:
- quando i rendimenti di scala sono crescenti, i costi medi sono decrescenti
(è possibile produrre di più con un impiego proporzionalmente inferiore di
input e quindi i costi medi diminuiscono);
- quando i rendimenti di scala sono costanti, anche i costi medi tendono ad
essere costanti (l'aumento della produzione comporta uno stesso aumento
nell'impiego di fattori e quindi i costi medi non variano);
- quando i rendimenti di scala sono decrescenti, i costi medi sono crescenti
(è possibile produrre di più con un impiego proporzionalmente superiore di
input e quindi i costi medi aumentano).
Avevamo anche accennato al fatto che possono presentarsi
tutte e tre queste condizioni (vale a dire, rendimenti prima crescenti, poi
costanti e infine decrescenti): se ciò la funzione di costo medio di lungo
periodo assume la forma ad "U" indicata in figura 4.8. Nel primo
tratto della curva, poiché prevalgono rendimenti crescenti, i costi medi
diminuiscono al crescere della dimensione di impresa; tendono a stabilizzarsi
quando prevalgono rendimenti costanti; infine, se le dimensioni di scala sono
tali da generare rendimenti decrescenti, i costi medi aumentano gradualmente
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