1. Variabili di stock e variabili di flusso
  2. Concettualmente, le variabili di stock sono grandezze economiche che non sono riferite ad un preciso istante temporale. Il capitale d'impresa, la popolazione di un paese, l'ammontare del debito pubblico non hanno, per definizione, una dimensione temporale.

    I flussi si riferiscono invece a quelli variabili che hanno una dimensione quantità/tempo o valore/tempo e che pertanto vanno misurate con riferimento ad un certo momento: casi tipici sono il reddito o il volume d'affari, i quali sono misurati in relazione ad un certo lasso temporale (un mese, un anno ecc.) ma rappresenta un flusso anche la variazione dello stock di capitale nell'arco di un anno.

     

  3. Principio di sostituzione
  4. Nella teoria del consumatore indica la relazione di scambio di un bene con un altro bene, e si parla di saggio marginale di sostituzione il quale non è altro che il rapporto tra la quantità di un bene a cui il consumatore è disposto a rinunciare e la quantità dell'altro bene che riceve in cambio. Questa grandezza viene definita marginale perché è riferita a variazioni molto piccole (marginali, appunto). Se supponiamo che un certo consumatore debba decidere la quantità da consumare di due beni il cibo (misurato sull'asse delle ordinate) e l'abbigliamento (misurato sull'asse delle ascisse), il saggio marginale di sostituzione è pari a:

    dove il simbolo indica la variazione, in un aumento o in diminuzione, delle quantità considerate. Quando le curve d'indifferenza sono inclinate negativamente, come nella maggior parte dei casi, il SMS è sempre negativo: il consumatore rinuncia ad una certa quantità di un ben in cambio di un'unità addizionale dell'altro. In tutti questi casi, il segno del SMS si può anche omettere e si considera solo il suo valore assoluto.

    Il saggio marginale di sostituzione misura l'inclinazione della curva d'indifferenza. Quando le curve d'indifferenza sono convesse verso l'origine degli assi, il saggio marginale di sostituzione è decrescente; ciò significa che il consumatore preferisce la varietà, in quanto è disposto a cedere parte dei beni di cui dispone in abbondanza per ottenere una quantità maggiore del bene che possiede in misura limitata.

    Nella teoria della produzione dati due fattori produttivi (generalmente capitale e lavoro) il grado di sostituibilità di un fattore produttivo rispetto ad un altro può essere misurato attraverso il saggio marginale di sostituzione tecnica SMST:

    Il saggio marginale di sostituzione tecnica è pari al rapporto tra le variazioni di impiego dei due fattori produttivi che permettono di mantenere invariato il livello produttivo. Come già accadeva con il SMS calcolato con riferimento alle curva d'indifferenza, anche lungo uno stesso isoquanto il SMST è continuamente decrescente: inoltre, poiché la curva dell'isoquanto è inclinata negativamente il SMST avrà sempre valore negativo.

  5. Impiego del fattore lavoro

Sappiamo che l'impresa sceglie il livello di input (nel nostro caso il lavoro) che gli consente di massimizzare il profitto. La regola di scelta è la seguente: l'impresa impiegherà la quantità di lavoro che garantisce l'uguaglianza fra il valore del prodotto marginale ed il prezzo del fattore medesimo (il salario w). Si ricordi che il valore del prodotto marginale è dato dal prezzo del bene prodotto e venduti dall'impresa moltiplicato il prodotto marginale del fattore considerato.

Vediamo adesso come funziona la regola di scelta sopra enunciata. Proviamo a pensare cosa accade se si decide di impiegare un'unità in più del fattore:

  • per prima cosa, la produzione aumenterà del prodotto marginale, che è appunto definito come l'incremento di produzione derivante dall'utilizzo di un'unità in più di input;
  • in secondo luogo, questo ammontare di produzione verrà venduto al prezzo di mercato, generando così un ricavo marginale, che corrisponde al valore del prodotto marginale.

Tuttavia, l'impiego di un'unità in più di input costerà w euro in più. Quindi, nel decidere se aumentare l'impiego del fattore, l'impresa dovrà confrontare il ricavo marginale con il costo marginale: finché il primo è superiore al secondo, converrà aumentare l'impiego; quando il secondo risulta superiore al primo, converrà ridurre l'impiego. Il punto ottimale sarà quello in cui il ricavo marginale (cioè il valore del prodotto marginale) ed il costo marginale sono uguali.

La figura consente di illustrare graficamente la regola di scelta. Il valore del prodotto marginale (VPMg) è decrescente, perché il prodotto marginale è decrescente; invece, il costo marginale (w) è costante, perché un'unità in più di input costa sempre w euro in più (il mercato del fattore è in concorrenza perfetta). Il punto di incontro fra le due rette dà il livello ottimo di impiego del fattore, che abbiamo indicato con L*; in corrispondenza di questo livello tramite la funzione di produzione si determina la quantità prodotta che massimizza il profitto.

Guardando la figura, è semplice capire che all'impresa non conviene spostarsi dal punto di equilibrio perché se impiegasse una quantità inferiore ad L* il ricavo marginale sarebbe superiore al costo marginale e dunque l'impresa avrebbe convenienza ad aumentare l'impiego di lavoro fino a raggiungere la quantità L*; al contrario se impiegasse una quantità superiore a L* il costo marginale sarebbe superiore al ricavo marginale e quindi all'impresa conviene ridurre l'impiego di lavoro fino ad arrivare alla quantità L*.

Il materiale qui presentato è tratto, con i dovuti riadattamenti, dal volume "Manuale di economia politica - Micro e Macroeconomia", di A. Balestrino - E. Chiappero Martinetti, Edizioni Simone 2000.

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