Si comprende che pur distinguendo tra tre
motivazioni, la domanda rivolta dall’individuo è unica ed egli, quasi
inconsapevolmente sposta somme di denaro possedute da una riserva destinata ad
un certo motivo a quella destinata ad un altro.
Analizziamo, adesso, le diverse motivazioni una
per una.
La domanda di moneta per transazioni
Questa voce di domanda corrisponde alla
quantità di moneta di cui un individuo necessita per i suoi acquisti e
pagamenti giornalieri. Essa è influenzata da diverse variabili per
individuare quali esse siano, immaginiamo il comportamento di un individuo che
ottenga la sua paga mensilmente, accreditata direttamente in conto corrente
(anche il caso di ritiro allo sportello non comporta variazioni di rilievo).
Egli potrebbe ritirare l’intera paga e,
distribuendo i suoi acquisti nel corso del mese, prelevare periodicamente il
denaro occorrente "dalla fodera del materasso". Facendo ciò
rinuncia al beneficio rappresentato dal tasso di interesse sui depositi
bancari. É questa una possibilità estrema.
All’altro estremo, nel nostro esempio,
troviamo il comportamento di un individuo che decide di lasciare l’intero
ammontare della sua paga depositata in banca e di procedere al prelievo
giornaliero delle somme necessarie alle sue transazioni. In questo caso egli
lucra il massimo degli interessi erogati sui depositi bancari, ma deve
sostenere un costo esprimibile sia come tempo che come commissione bancaria,
nel recarsi ogni giorno allo sportello, per semplicità facciamo corrispondere
tale costo, unicamente alla commissione bancaria che non varia al variare del
numero di prelievi ed è pari a tc.
Il comportamento razionale di questo individuo,
allo scopo di minimizzare i costi, sarà quello di eguagliare il beneficio
marginale del tenere la sua paga depositata in conto corrente, attuando un
alto numero di transazioni durante il mese, ed il costo marginale di ogni
transazioni che è fisso e pari a tc.
Il beneficio totale di detenere il denaro in
banca (interesse sui depositi) è alto quando la moneta per transazioni
giornaliere è molto scarsa perché il denaro sosta più a lungo sul conto
corrente venendo prelevato un po’ alla volta (il che comporta un alto numero
di prelievi durante il mese).
Il beneficio marginale di detenere denaro in
banca si riduce per ogni prelievo aggiuntivo in quanto ogni prelievo comporta
un costo di commissione bancaria.
William Baumol e James Tobin hanno valutato la
quantità di moneta ottimale da detenere essere pari a:

É questa la famosa formula della radice
quadrata per la domanda di moneta. Secondo questa formula, la quantità
ottimale di moneta da detenere per il motivo delle transizioni sarà
maggiore quando aumenta il reddito e quando aumenta il costo di commissione
bancari, sarà minore per un tasso di interesse più elevato.
La formula della radice quadrata per la domanda
di moneta implica che l’elasticità della domanda di moneta rispetto al
reddito sia inferiore ad uno. Ciò significa che quando il reddito aumenta,
aumenterà pure la domanda di moneta per il motivo della transazioni ma di
una percentuale più bassa, nella formula l’elasticità è pari a 1/2.
All’aumentare del reddito, gli individui
richiedono una percentuale dello stesso in forma liquida più ridotta. Ciò
accade perché si verificano delle economie di scala nell’amministrazione
del reddito ed il costo medio di unità monetaria di transazione si abbatte
quando le transazioni sono ingenti, infatti per molte transazioni il costo è
fisso al variare dell’entità della transazione (si pensi, ad esempio, alla
commissione fissa da pagare sulla ricarica telefonica dei cellulari).
Guardando la cosa in diverso modo, potremmo,
però, immaginare che il costo di intermediazione bancaria, comprensivo dei
tempi necessari a recarsi in banca ed ad attendere la fila allo sportello,
aumenti quando il reddito dell’individuo è più alto (il suo tempo è più
prezioso). Ciò potrebbe rendere più conveniente ridurre il numero di
prelievi e quindi aumentare la domanda di moneta.
Sottolineiamo pure che la formula di Baumol -
Tobin funziona in assenza di illusione monetaria.
La domanda di moneta per il motivo
precauzionale
Il motivo precauzionale si connette a quel
margine di incertezza più o meno ampio che impedisce all’individuo di
conoscere esattamente il volume delle spese cui andrà incontro nel periodo.
Il grado di difficoltà di previsione delle spese programmate sarà diverso da
individuo a individuo a seconda del tipo di vita condotto e delle soggettive
preferenze verso misure cautelari maggiori o minori.
Quando qualcuno si trova ad affrontare una
spesa imprevista, la sua eventuale illiquidità lo costringe a sopportare dei
costi. L’esempio banale ma calzante è quello di un individuo che davanti ad
una vetrina in cui si espone l’offerta speciale di una merce di cui sente il
bisogno, non disponga di contanti con sé. Egli dovrà alternativamente,
chiedere un prestito, o ritornare l’ indomani oppure ancora rinunciare ed
acquistare altrove quella merce al suo prezzo normale. Nella domanda di moneta
per il motivo precauzionale rientrano anche le riserve destinate ad esempio, a
spese mediche impreviste, tanto per citare un esempio meno consumistico.
Semplificando, assumiamo che la mancanza di
liquidità abbia mediamente un costo pari a q.
L’individuo dovrà, anche in questo caso,
stabilire quale sia la quantità ottimale di moneta da detenere a scopo
precauzionale, sulla scorta delle seguenti motivazioni: a partire da una
riserva nulla per motivi precauzionali, che lo espone ad una eventualità
quasi matematica di spese inattese e di costi di illiquidità, man mano che
aumenta la riserva monetaria, rinuncia ad un ammontare crescente di interessi
sul conto corrente.
Egli valuterà i costi attesi (si tratta di
costi attesi e non di costi effettivi perché il loro computo richiede una
valutazione delle spese impreviste che sono però puramente eventuali) per la
detenzione di moneta precauzionale pari a:
Costi attesi = 
Dove iM rappresenta la quantità di interessi
cui rinuncia quando decide di detenere la moneta M, p rappresenta la
probabilità di insorgenza delle spese impreviste, questa probabilità è
funzione di M (riserva precauzionale) e di un valore
,
stimato dal soggetto e relativo al suo tenore di vita e alla sua avversione al
rischio, q è il costo unitario di illiquidità, già segnalato.
Riguardo alla probabilità p(M,
)
vediamo che essa è tanto maggiore quanto M è minore, perché è facile che
si verifichino spese cui non siamo preparati se la nostra riserva per il
motivo precauzionale è bassa.
Il beneficio marginale di detenere M è molto
alto quando partiamo da una riserva nulla, ma quando la nostra riserva iniziai
ad assumere una certa consistenza, esso si abbassa perché stiamo creando
riserve precauzionali per spese sempre più improbabili.
Il costo marginale della riserva precauzionale
è invece fisso e pari al costo medio, infatti per ogni riserva di moneta, il
suo costo è pari all’interesse a cui si rinuncia quando si preleva dal
conto corrente.
La quantità ottimale di moneta per lo scopo
precauzionale sarà quella in corrispondenza della quale il beneficio e il
costo marginale coincidono.
Se il tasso di interesse cala, sarà
conveniente aumentare la quantità di moneta a scopo precauzionale, nel
grafico l’eventualità corrisponde ad un abbassamento della retta MC. Se l’incertezza
aumenta occorre aumentare le scorte e questo si traduce in uno slittamento
della curva MB verso l’alto, di converso MB si sposta in basso quando il
costo di illiquidità q cala, ciò accadrebbe, ad esempio, se diventasse più
facile lo smobilizzo di attività finanziarie.
La domanda di moneta
per il motivo speculativo
Nei due precedenti punti abbiamo focalizzato l’attenzione
su una particolare funzione della moneta che è quella di mezzo di scambio.
Infatti tanto il motivo transazionale, quanto quello precauzionale fanno
riferimento a spese, certe nel primo caso od eventuali nel secondo.
Il motivo
speculativo, invece, enfatizza maggiormente la funzione di riserva di valore.
Tra le diverse attività finanziarie che
compongono il portafoglio di un individuo vi è, quasi sempre, la riserva
monetaria. Lo scopo di questa presenza è duplice. Da un lato si intende così
limitare il rischio nel quale si incorre quando il portafoglio delle attività
finanziarie si concentra in poche tipologie o, addirittura, in un’unica
attività, magari molto rischiosa perché molto remunerativa, e comunque molto
rischiosa perché unica in cui si è investito.
Dall’altra parte gli individui possono
detenere moneta per il motivo speculativo quando essi intendano
intraprendere "azioni speculative", ad esempio acquistare titoli
quando sono al ribasso, oppure effettuare investimenti in un momento
successivo rispetto all’attuale, giudicando il differimento temporale
opportuno e vantaggioso.
In ogni caso questa tipologia di domanda di
moneta risente essenzialmente di due variabili: