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Modello IS-LM
Nel primo caso l'aumento
dell'offerta di lavoro non influenza l'equilibrio generale IS-LM; infatti, nel
caso di prezzi e salari rigidi un aumento dell'offerta di lavoro non conduce ad
una diminuzione dei salari e quindi a mutamenti nel mercato del lavoro, nella
quantità di beni che l'impresa può produrre e in definitiva del reddito
nazionale.
Nel secondo caso, la riduzione dei salari monetari, fermo restando i prezzi,
comporterebbe uno spostamento verso destra dell'offerta di lavoro e quindi ad
una riduzione dei salari reali.
Dal lato delle imprese sono due i
ragionamenti che si possono seguire:
- la riduzione dei salari reali
avrebbe l'effetto di ridurre i costi di produzione e dunque di aumentare
l'offerta aggregata di beni, ma poiché i prezzi sono rigidi l'aumento
dell'offerta aggregata si traduce in un aumento dei profitti delle imprese e
quindi in definitiva la quantità di equilibrio scambiata ( e quindi il
reddito nazionale) non cambia così come l'equilibrio IS-LM non muta;
- la riduzione dei salari reali
induce le imprese ad aumentare l'occupazione e a produrre una quantità
maggiore di merci. Quello che bisogna chiedersi è se la domanda globale
aumenta nella stessa proporzione. È vero infatti che il reddito nazionale
fa aumentare la domanda di consumi, ma non in misura proporzionale bensì in
misura inferiore (la propensione marginale al consumo è infatti inferiore
all'unità).
Poiché i consumi non aumentano
nella misura necessaria ad assorbire l'intera produzione è fondamentale che
aumentino gli investimenti autofinanziati. In quest'ultimo caso il tasso
d'interesse si ridurrebbe, a causa della contrazione dei risparmi.
Ma poiché i prezzi sono rigidi
l'offerta di moneta reale non aumenta e di conseguenza non si può contare
sugli spostamenti della LM necessari per raggiungere un equilibrio generale a
cui corrisponda un aumento del reddito nazionale.
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