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Teorema dell'impossibilità
Il teorema dell'impossibilità di Arrow s'inserisce nell'ambito dell'ampio
dibattito sulla difficoltà di trasformare nel modo più corretto e coerente
possibile le preferenze individuali dei cittadini su temi di interesse generale,
in decisioni collettive. Più precisamente, il teorema arriva a dimostrare che
non è sempre possibile determinare, nell'ambito delle scelte collettive, una
maggioranza stabile ed univoca.
In particolare, Arrow parte dall'assunto di razionalità dei votanti, ovvero dal
principio che le alternative godono del principio di transitività (se A>B e
B>C, allora A>C), e da quattro condizioni:
— universalità, o gamma di scelta illimitata; in pratica, tutti gli
ordinamenti di preferenza sono ammissibili;
— condizione paretiana, se tutti gli individui preferiscono
un'alternativa ad una seconda, anche la collettività deve seguire lo stesso
ordine di preferenze;
— indipendenza dalle alternative irrilevanti, l'ordinamento sociale
delle preferenze è indipendente da come vengono classificate le altre
preferenze;
— non-dittatura: nessun individuo può imporre le proprie scelte agli
altri individui.
Poste queste premesse, che corrispondono a dei requisiti minimi di razionalità,
Arrow giunge ad affermare che non è possibile aggregare le preferenze
individuali secondo criteri minimi di razionalità e democraticità*.
Non esiste, dunque, secondo Arrow alcuna regola di decisione collettiva in grado
di soddisfare contemporaneamente tutti i requisiti.
* Un processo di decisione collettiva è definito democratico, quando
rispetta le decisione di tutti i cittadini e non è il frutto della decisione di
un singolo o di un gruppo di pressione.
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