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La lettera di accompagnamento

Tutti considerano il curriculum vitae il biglietto da visita dell'aspirante. In realtà, senza nulla togliere alla valenza di una corretta ed adeguata formulazione del curriculum, il vero biglietto da visita è molto più spesso la lettera che normalmente si scrive per accompagnarlo.

Spesso, soprattutto dalle aziende americane o orientate in tal senso, queste poche righe vengono addirittura considerate così rilevanti nella selezione del personale da far scomodare uno psicologo per valutarle.

Non so se vi è mai capitato di notare che, in alcuni annunci di ricerca di personale, la lettera di accompagnamento viene richiesta preferibilmente manoscritta, e ciò perché, con l'aiuto della consulenza di esperti in grafologia, l'incedere della nostra penna sul foglio diventerà oggetto di analisi: lettere grandi, piccole, ornate o meno da fregi, inclinate verso destra o verso sinistra, tondeggianti e spigolose, così come righi ascendenti o discendenti e mille altri impercettibili segni ai quali non abbiamo mai attribuito significato diventeranno per l'occhio attento del grafologo rilevatori dei più nascosti meandri della nostra psiche. Tratti caratteriali, sicurezza o insicurezza, aspirazioni, doti verranno morbosamente indagate attraverso la nostra attività grafica.

Questa pratica non ci dovrà far sorridere, perché, in realtà, la scrittura rappresenta una delle forme di comportamento più complesse ed indicative della personalità ed è ovvio che per un'azienda conoscere le caratteristiche di un individuo che dovrà andare a ricoprire un determinato ruolo, capire cioè se quella determinata persona è dotata dei requisiti che la rendono adatta al lavoro che dovrà svolgere, costituisce un'esigenza prioritaria. La stessa esigenza ha in effetti condotto le aziende ad introdurre nelle selezioni del personale l'uso dei test psicoattitudinali.

Per effettuare quest'analisi, dieci o venti righe sono sufficienti e tale è appunto, di norma, la lunghezza del testo della vostra lettera.

Inutile aggiungere altro, perché mentire in questo caso è davvero difficile! Inoltre, non conoscendo il profilo richiesto dall'azienda alla quale ci rivolgiamo non saremo neanche in grado di definire dei modelli professionali "preferiti".

Dunque, scriviamo e basta, anche se ovviamente cercheremo di essere almeno ordinati e garbati nella forma ed, ovviamente, impeccabili dal punto di vista grammaticale.

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