Questa X edizione dovrebbe scandire in toni trionfalistici i «150 anni dall’Unità d’Italia» quale importante momento per «stilare» consuntivi e compiacersi dei traguardi raggiunti da uno Stato annoverato tra gli otto Paesi più industrializzati del mondo.
Non si può condividere alcuna forma di celebrazione soprattutto in riferimento alla realizzazione dei principi costituzionali, e.... non solo!
Oggi il Parlamento, maggior organo rappresentativo della volontà popolare, è stato messo da parte da un Governo che, con i suoi decreti e i suoi disegni di legge, spesso blindati in sede parlamentare dall’apposizione della «questione di fiducia» (ben 42 solo in questa legislatura), si è sostituito al potere legislativo.
Per non parlare dei continui attacchi alla Magistratura, minacciata ora da una riforma «epocale» animata più dal desiderio di mettere «sotto controllo» una delle poche funzioni ancora indipendente, che da un reale spirito riformatore.
Non possiamo celebrare pienamente tale ricorrenza in un Paese in cui la «dittatura della maggioranza» cresce ogni giorno in arroganza e aggressività nei confronti degli organi costituzionali e dei poteri che non si allineano alle sue direttive...
Alla luce di queste considerazioni anche questa edizione, come le precedenti, non può che tracciare un bilancio negativo del quadro costituzionale attuale. Peraltro, la discutibile condotta privata del nostro Premier, come anche le sue scelte politiche, hanno offuscato l’immagine dell’Italia nel mondo e la memoria di quanti (ci riferiamo a Dante, Colombo, Michelangelo, Leonardo, Garibaldi, Fermi, solo per citarne alcuni) ci hanno dato lustro.
L’esempio da seguire è stato dato dal Ministro della Difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttemberg che si è dimesso solo perché avrebbe «copiato» la sua tesi di dottorato, peccato da considerarsi «veniale», ma che il Ministro non si è perdonato affermando di doversi «assumere nell’agire politico la responsabilità delle proprie debolezze e dei propri errori, da quelli grandi a quelli piccoli, finanche per la redazione di una tesi di dottorato...».
Chi governa il nostro Paese, infatti, è tenuto a dare un’immagine specchiata di se stesso e della sua vita pubblica e privata, oltre a servire il bene comune, accettare il confronto con le minoranze e rispettare gli altri organi costituzionali in ossequio al principio ineliminabile della separazione dei poteri. Agendo diversamente si mette in pericolo il fondamento stesso dello Stato democratico.
La speranza è che nella prossima edizione si possano trarre conclusioni diverse e ritornare a parlare con fierezza del nostro Paese che, dal secondo dopoguerra, ha costituito un esempio di democrazia, libertà e solidarietà per tutti gli altri popoli.