Le varianti in corso d'opera nel Regolamento di attuazione della Merloni e nel nuovo Capitolato generale

Quando è possibile la variante in corso d'opera, cosa sono le varianti migliorative

Dopo le modifiche apportate all'art. 25 dalla L. 415/1998 (la Merloni ter) le varianti in corso d'opera sono ammesse, sentiti il progettista e il Direttore dei lavori, solo in una delle seguenti ipotesi:

  1. per esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni normative.
  2. Un tipico esempio è costituito dall'introduzione, successiva alla pubblicazione del bando di gara, di una nuova normativa tecnica: nuove disposizioni in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, oppure sulla sicurezza degli impianti, comportano la necessità di adeguare l'originario progetto;

  3. per cause impreviste e imprevedibili accertate nei modi stabiliti dal Regolamento (prima possibilità ricompresa sotto la lettera b) oppure (seconda possibilità) per l’intervenuta possibilità di utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione che possono determinare, senza aumento di costo, significativi miglioramenti nella qualità dell’opera o di sue parti e sempre che non alterino l’impostazione progettuale.
  4. In questi casi (art. 134, comma 8 del Regolamento) il responsabile del procedimento, su proposta del Direttore dei lavori, descrive la situazione di fatto, accerta la sua non imputabilità alla stazione appaltante, motiva circa la sua non prevedibilità al momento della redazione del progetto o della consegna dei lavori e precisa le ragioni per cui si renda necessaria la variazione. Qualora i lavori non possano eseguirsi secondo le originarie previsioni di progetto a causa di atti o provvedimenti della Pubblica Amministrazione o di altra autorità, il responsabile del procedimento riferisce alla stazione appaltante;

    b-bis) per la presenza di eventi inerenti la natura e specificità dei beni sui quali si interviene, verificatisi in corso d’opera, o di rinvenimenti imprevisti o non prevedibili nella fase progettuale.

    In questo caso (art. 134, comma 8 del Regolamento) la descrizione del responsabile del procedimento ha ad oggetto la verifica delle caratteristiche dell’evento in relazione alla specificità del bene, o della prevedibilità o meno del rinvenimento.

  5. nei casi previsti dall’articolo 1664, secondo comma, del codice civile (cosiddetta sorpresa geologica).
  6. Tale condizione si verifica quando si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendano notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore; in questo caso la variante, oltre ai fini tecnici e amministrativi, deve riconoscere l’equo compenso in favore dell’appaltatore;

  7. per il manifestarsi di errori o di omissioni nel progetto esecutivo.
  8. Il comma 5-bis dell'art. 25 della Merloni definisce l’errore od omissione progettuale: si considerano errore o omissione di progettazione l’inadeguata valutazione dello stato di fatto, la mancata od erronea identificazione della normativa tecnica vincolante per la progettazione, il mancato rispetto dei requisiti funzionali ed economici prestabiliti e risultanti da prova scritta, la violazione delle norme di diligenza nella predisposizione degli elaborati progettuali. Al verificarsi di tali circostanze il responsabile del procedimento ne dà immediata comunicazione all'osservatorio dei lavori pubblici ed al progettista che è considerato (art. 25, comma 2) responsabile per i danni subiti dalla stazione appaltante. Quando (art. 10, comma 8 del nuovo Capitolato generale) il progetto esecutivo sia stato redatto a cura dell'appaltatore, e la variante derivi da errori o omissioni progettuali imputabili all'appaltatore stesso, sono a suo totale carico l'onere della nuova progettazione, le maggiori spese, le penali per mancato rispetto dei termini di ultimazione contrattuale e gli ulteriori danni subiti dalla stazione appaltante.

    In questo caso, inoltre, non trova applicazione (art. 25, comma 4) la regola generale del sesto quinto o quinto d'obbligo prevista dall'art. 344 della L. 2248/1865: se le varianti dovute ad errore progettuale eccedono il quinto dell'importo originario del contratto le parti non hanno la facoltà, generalmente riconosciuta, di proseguire i lavori in eccesso o di recedere dal contratto poiché la norma impone la seconda soluzione;

  9. per modifiche finalizzate al miglioramento dell’opera e alla sua funzionalità (cosiddette varianti migliorative). Possono essere in diminuzione (art. 11 del D.M. 145/2000) oppure in aumento (purché non comportino un aumento di spesa superiore al 5%).

Tali varianti sono previste dall'art. 25, comma 3, secondo e terzo periodo e sono subordinate al verificarsi delle seguenti condizioni: a) devono essere disposte nell'esclusivo interesse dell'amministrazione; b) devono essere finalizzate al miglioramento dell’opera e alla sua funzionalità e di ciò va data motivazione nella relazione che accompagna la variante; c) le varianti devono essere motivate da obiettive esigenze sopravvenute e non prevedibili al momento del contratto; d) le varianti non comportino modifiche sostanziali.

Le varianti migliorative in aumento non possono comportare un aumento di spesa superiore al 5 per cento dell’importo contrattuale originario e il maggior onere per le opere deve trovare copertura nello stanziamento già previsto per l’intervento (art. 25, comma 3 della Merloni). L'art. 134, comma 10 del Regolamento dispone ora che tali varianti siano approvate dal responsabile del procedimento, previo accertamento della loro non prevedibilità, e che alla loro copertura si provveda attraverso l'accantonamento per imprevisti o mediante utilizzazione, ove consentito, delle eventuali economie da ribassi conseguiti in sede di gara.

Le varianti in diminuzione migliorative sono ora disciplinate dall'art. 11 del Capitolato Generale: l'impresa appaltatrice, durante il corso dei lavori può proporre al Direttore dei lavori eventuali variazioni migliorative sua esclusiva ideazione e che comportino una diminuzione dell'importo originario dei lavori. Possono formare oggetto di proposta le modifiche dirette a migliorare gli aspetti funzionali, nonché singoli elementi tecnologici o singole componenti del progetto, che non comportano riduzione delle prestazioni qualitative e quantitative stabilite nel progetto stesso e che mantengono inalterate il tempo di esecuzione dei lavori e le condizioni di sicurezza dei lavoratori. La idoneità delle proposte è dimostrata attraverso specifiche tecniche di valutazione, quali ad esempio l'analisi del valore. La proposta dell'appaltatore, redatta in forma di perizia tecnica corredata anche degli elementi di valutazione economica, è presentata al Direttore dei lavori che entro dieci giorni la trasmette al responsabile del procedimento unitamente al proprio parere. Il responsabile del procedimento entro i successivi trenta giorni, sentito il progettista, comunica all'appaltatore le proprie motivate determinazioni ed in caso positivo procede alla stipula di apposito atto aggiuntivo. Le proposte dell'appaltatore devono essere predisposte e presentate in modo da non comportare interruzione o rallentamento nell'esecuzione dei lavori così come stabilita nel relativo programma. L'impresa può avere interesse a presentare tale proposta perché le economie risultanti sono ripartite in parti uguali tra la stazione appaltante e l'appaltatore. 
Si badi che l'impresa non può proporre varianti in diminuzione migliorative in caso di appalto concorso.

Ai sensi dell’art. 25, comma 3, primo periodo della Merloni, non sono invece considerati varianti (e quindi sono da considerarsi sempre ammessi) gli interventi disposti dal Direttore dei lavori per risolvere aspetti di dettaglio, che siano contenuti entro un importo non superiore al 5 per cento (aumentato al 10 per cento per i lavori di recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro) delle singole categorie di lavoro appaltato e che non comportino un aumento della spesa prevista per la realizzazione dell'opera (le variazioni in risparmio e quelle in eccedenza devono compensarsi).

Queste modificazioni (non varianti) in corso d’opera non necessitano di approvazione da parte degli organi decisionali, né di modifica delle condizioni contrattuali.

Non possono essere considerate propriamente varianti neanche le diminuzioni dei lavori di cui all'art. 135 del Regolamento come specificato dall'art. 12 del Capitolato Generale: tali diminuzioni, infatti, possono essere ordinate dalla stazione appaltante indipendentemente dalle ipotesi previste dall'art. 25 della Merloni; tale diritto potestativo della stazione appaltante può essere esercitato alle seguenti condizioni:

Tutte le variazioni al progetto appaltato che non rientrino nelle ipotesi ora descritte sono da considerarsi illegittime. In particolare (art. 134 del Regolamento e art. 10 del Capitolato generale), nessuna modificazione ai lavori appaltati può essere attuata ad iniziativa esclusiva dell'appaltatore, se non è disposta dal Direttore dei lavori e preventivamente approvata dalla stazione appaltante. La violazione del divieto, salvo diversa valutazione del responsabile del procedimento, comporta l'obbligo dell'appaltatore di demolire a sue spese i lavori eseguiti in difformità, fermo restando che in nessun caso egli può vantare compensi, rimborsi o indennizzi per i lavori medesimi.

Si può verificare il caso in cui l’appaltatore ponga in essere variazioni o addizioni non autorizzate ed il committente decida di conservarle, e di non retribuire tali ulteriori lavori. 
In tale ipotesi alcuni sostengono il diritto dell’appaltatore alla regolare retribuzione, in forza dell’art. 2041 del c.c. che vieta solo gli ingiustificati incrementi patrimoniali in pregiudizio di altri soggetti; altri invece sostengono che il diritto a percepire l’ulteriore compenso è legato alla sola ipotesi prevista dall’art. 103 del regolamento 350/1895, confermata dall’art. 198 del Regolamento, secondo cui se il collaudatore riscontra opere o parte di esse meritevoli di collaudo, ma non preventivamente autorizzate dal Direttore dei lavori, le ammette in contabilità solamente quando reputa che gli stessi siano indispensabili per l’esecuzione dell’opera, e al tempo stesso quando l’importo totale dell’opera, compresi i lavori non autorizzati, rientri nell’ambito delle spese approvate.

(In materia di varianti in corso d'opera si veda anche la determinazione 1/2001 dell'Autorità)

Il materiale qui presentato è tratto dal volume "Il direttore dei lavori" edito da Sistemi Editoriali.

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