Edizione Giuridiche Simone
Codici
ARTICOLO

530. Sentenza di assoluzione. — 1. Se il fatto non sussiste [5412, 542], se l’imputato non lo ha commesso [5412, 542], se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile [c.p. 85] o non punibile per un’altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo (1).
2. Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile (2).
3. Se vi è la prova che il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione o di una causa personale di non punibilità ovvero vi è dubbio sull’esistenza delle stesse, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione a norma del comma 1.
4. Con la sentenza di assoluzione il giudice applica, nei casi previsti dalla legge, le misure di sicurezza [537] (3).


Definizioni Note

Sentenza di proscioglimento: Il genus della sentenza di proscioglimento racchiude le species delle sentenze di non doversi procedere e di assoluzione. Il criterio differenziale tra le due forme di proscioglimento va ravvisato nel tipo di cause che vi danno luogo. Il giudice adotta la formula dichiarativa di non doversi procedere quando difetti una delle condizioni di procedibilità propriamente dette (querela, istanza, richiesta di procedimento e autorizzazione a procedere ovvero altra situazione atipica (es.: errore di persona: art. 68) che si risolva in causa di improcedibilità, nonché quando sussista una causa estintiva del reato.
Il giudice, invece, adotta la formula assolutoria quando difetta la reità nel merito (il fatto non sussista, l’imputato non lo ha commesso, il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato) o la imputabilità o punibilità dell’imputato [v. 530].
Di fondamentale rilievo è che la sentenza di proscioglimento, sia essa di improcedibilità o di assoluzione, è sempre con formula piena, essendo stata soppressa la formula dubitativa (quella per insufficienza di prove). Inoltre, ai fini del proscioglimento, alla prova positiva di innocenza o di inesistenza della condizione di procedibilità è parificata la mancanza di prova (prova negativa) in ordine alla innocenza o alla procedibilità. La stessa regola vale in tema di imputabilità.
Conseguenziale alla [v. 64] sentenza di proscioglimento è la immediata cessazione dello stato di custodia cautelare e delle altre misure cautelari personali [v. 532], venendo a mancare il necessario presupposto dei gravi indizi di colpevolezza, cui esse sono subordinate [v. 273].
La sentenza di proscioglimento è incompatibile con l’accoglimento dell’azione di danno proposta dall’eventuale parte civile, proprio perché dall’azione civile viene a mancare il presupposto logico della responsabilità penale. Al contrario, la sentenza di assoluzione nel merito può comportare la condanna della stessa parte civile o anche del semplice querelante non costituitosi parte civile (sempre che per costui si tratti di reato perseguibile a querela) alla rifusione delle spese processuali sostenute dall’imputato stesso. In siffatte ipotesi, infatti, costui si è trovato ad essere ingiustamente perseguito dalla parte civile o dal mero querelante: è giusto allora che in tali casi costoro ne subiscano le conseguenze patrimoniali.

(1) Attraverso la previsione delle situazioni in concreto realizzabili, la norma contiene la graduata articolazione delle formule di proscioglimento adottabili, muovendo dall’ipotesi più favorevole all’imputato. Invero, la formula, più ampiamente liberatoria, del «perché il fatto non sussiste» presuppone che nessuno degli elementi integrativi della fattispecie criminosa contestata risulti provato, quella «per non aver commesso il fatto» va invece adottata quando manchi, sul piano puramente materiale, ogni rapporto tra l’attività dell’imputato e l’evento criminoso; qualora, invece, sia accertata la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato (cioè l’esistenza di un episodio di vita sussumibile nella astratta fattispecie incriminatrice) ma nella condotta dell’imputato non si ravvisi l’elemento soggettivo della colpa o del dolo, la formula è «perché il fatto non costituisce reato». Infine, la pronunzia «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato» presuppone che il fatto storico ascritto all’imputato non sia munito di sanzione penale, ma sia punito sotto altri profili (in via amministrativa o disciplinare); le ultime due formule «reato commesso da persona non imputabile o non punibile per altra ragione» fanno riferimento a condizioni o capacità personali dell’imputato che escludono la punibilità. In caso di concorso di più formule assolutorie, in ossequio al principio del favor innocentiae, va preferita la formula di proscioglimento più ampia, purché assistita da prova evidente: pertanto, quando il fatto non è più preveduto dalla legge come reato (es. per effetto di una abolitio criminis) il giudice è tenuto a verificare se, allo stato degli atti, non risulti evidente che il fatto non sussiste, che l’imputato non l’ha commesso o che il fatto non costituisce reato.