Edizione Giuridiche Simone
Codici
ARTICOLO

Capo II
Dei delitti contro l’onore


594. Ingiuria.
— Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente (1) è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a cinquecentosedici euro (2) (3) (4).
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.
La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a milletrentadue euro, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato (5).
Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone [595-599] (6).

Definizioni

Nel Capo in esame è predisposta una tutela penale degli aspetti più strettamente morali e sociali della personalità. In particolare, l’oggetto giuridico dei delitti compresi in questo Capo (ingiuria e diffamazione) si identifica con l’onore inteso in senso ampio, quale complesso delle condizioni da cui dipende il valore sociale della persona e, dunque, come comprensivo anche del decoro, ossia dell’insieme delle doti fisiche, intellettuali e professionali della persona stessa. L’onore viene, qui, tutelato nel suo aspetto soggettivo consistente nella considerazione che ciascun individuo ha delle proprie doti, (sentimento del proprio valore sociale), e nel suo aspetto oggettivo che attiene alla considerazione di cui l’individuo gode nella comunità (c.d. reputazione).
Qualche problema si pone, in dottrina e giurisprudenza, in ordine all’individuazione dei soggetti passivi dei delitti contro l’onore. In particolare, si discute se siano configurabili i delitti di ingiuria e di diffamazione quando l’offesa sia rivolta nei confronti di soggetti incapaci di intendere e volere (minore, infermi di mente). Secondo alcuni autori, il problema va risolto negativamente stante l’incapacità di tali soggetti di percepire l’offesa o di subire una diminuzione della reputazione. Secondo un diverso orientamento è, invece, opportuno riconoscere una tutela penale anche agli incapaci d’intendere e volere per non esporli a facili offese da parte dei terzi.
Quanto alle persone giuridiche [v. c.c. 11-12] e agli enti di fatto [v. c.c. 36 ss.], l’opinione prevalente in dottrina e giurisprudenza riconosce la rilevanza penale delle offese nei loro confronti.
Sono, invece, esclusi dal novero dei soggetti passivi dei delitti contro l’onore i defunti, in quanto l’onore presuppone l’esistenza in vita del soggetto.
In ogni caso, la tutela dell’onore (che trova il suo fondamento nell’art. 3 Cost.) deve essere conciliata con la libertà di espressione di cui all’art. 21 Cost., e di cui costituiscono dirette manifestazioni il diritto di critica e di cronaca. Sul problema si veda quanto esposto nella trattazione relativa all’art. 51.