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Autorità monetarie e politica monetaria nell'area dell'euro

A seguito della partecipazione dell’Italia alla terza fase dell’Unione Economica e Monetaria europea, la Banca d’Italia è divenuta parte integrante del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC). Di conseguenza:
- la Banca d'Italia ha dovuto adeguare il proprio Statuto alle disposizioni del Trattato di Maastricht;
- la gestione della politica monetaria dei paesi dell'area dell'euro è ora di competenza della BCE e dei suoi organi decisionali (il Comitato esecutivo e il Consiglio direttivo).
Tali argomenti sono affrontati nella prima parte (la presente) di questo documento.
L'obiettivo primario della politica monetaria dell'Eurosistema è la stabilità dei prezzi; a tal fine Il SEBC può attivare tre categorie di strumenti:
- le operazioni di mercato aperto;
- le operazioni su iniziativa delle controparti;
- la manovra della riserva obbligatoria.
Tali argomenti sono affrontati nella seconda parte di questo documento.

La Banca d'Italia e il SEBC

A seguito della partecipazione dell’Italia alla terza fase dell’Unione Economica e Monetaria europea, la Banca d’Italia è divenuta parte integrante del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC). dal 1° gennaio 1999 essa, dunque, svolge i compiti e le funzioni che in tale qualità le competono, nel rispetto dello Statuto del SEBC e del Trattato di Maastricht.

L’adeguamento della legislazione italiana alle disposizioni del Trattato e dello Statuto SEBC è avvenuto per tappe:

  • il primo passo è stato compiuto fra il 1992 e il 1993 (L. 82/1992 e L. 483/1993) quando il controllo della Banca d’Italia sulla liquidità fu accresciuto a discapito delle competenze del Tesoro;
  • il definitivo adeguamento è stato operato dal D.Lgs. 10 marzo 1998, n. 43 con cui la Banca d’Italia è stata formalmente dichiarata "parte integrante del SEBC".

A seguito di tale decreto legislativo, l’Assemblea generale straordinaria dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia ha adeguato lo Statuto e le modifiche sono state recepite dal D.P.R. 24 aprile 1998.

Il processo di convergenza ha interessato, in particolare, 4 ambiti:

  • i requisiti d’indipendenza della Banca d’Italia. È stato elevato da tre a cinque anni il mandato dei membri del Consiglio superiore; sono state previste nuove ipotesi di incompatibilità per la nomina al Consiglio superiore stesso (sono esclusi, ora, anche i dirigenti e gli impiegati della pubblica amministrazione); sono state, infine, abrogate le disposizioni riguardanti i poteri di sospensione ed annullamento da parte del Ministero del Tesoro nelle materie di competenza del SEBC;
  • l’emissione di banconote e monete. La Banca d’Italia dal 1° gennaio 1999 ha perduto il potere di autorizzare l’emissione di banconote (in tale funzione, infatti, è ora soggetta al potere autorizzatorio esclusivo della BCE) mentre le attribuzioni del Consiglio superiore della Banca d’Italia in materia di banconote continuano ad essere esercitate con riferimento alle sole banconote in lire. Sempre alla BCE è affidata l’approvazione del volume del conio: l’Italia potrà coniare monete in euro, ma dovrà ovviamente rispettare le misure tecniche adottate dal Consiglio dell’Unione europea e l’ammontare complessivo autorizzato dalla BCE;
  • la gestione delle riserve ufficiali. Le diverse Banche centrali nazionali sono tenute a conferire alla BCE le attività di riserva in valuta in proporzione della quota di capitale sottoscritta. Le attività che, dopo questo trasferimento, residuano alla Banca d’Italia, sono da questa gestite osservando gli indirizzi definiti dalla BCE;
  • gli strumenti di politica monetaria. Fino al 31 dicembre 1998 il Governatore della Banca d’Italia determinava il tasso d’interesse sui depositi in conto corrente presso la stessa Banca, il tasso ufficiale di sconto e quello sulle anticipazioni in conto corrente ed a scadenza fissa. Dal 1° gennaio 1999, invece, la manovra dei tassi di interesse è di competenza del SEBC.

Vediamo ora quali sono i compiti e gli obiettivi del Sistema Europeo delle Banche Centrali.

 

Il Sistema Europeo delle Banche Centrali 

Il SEBC presenta una struttura federale, essendo composto dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali. Più che di un organo o di un’istituzione comunitaria, perciò, si tratta di un complesso di organi (comunitari e nazionali) retto da un insieme comune di regole. Il suo obiettivo principale è il mantenimento della stabilità dei prezzi (art. 105 del Trattato di Maastricht), e solo compatibilmente con tale obiettivo il SEBC sostiene le politiche economiche generali della Comunità.

I compiti fondamentali affidati al SEBC dall’art. 105 sono:

  • definire e attuare la politica monetaria della Comunità;
  • svolgere le operazioni sui cambi;
  • detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri;
  • promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.

Il SEBC, inoltre, è chiamato a contribuire all’efficacia delle politiche perseguite dalle competenti autorità per quanto riguarda la vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e la stabilità del sistema finanziario.

Lo Statuto del SEBC delinea quattro fondamentali ambiti in cui si esplica l’indipendenza dell’organismo:

  • istituzionale, tesa a proteggere il SEBC da interferenze esterne nel perseguimento dei suoi obiettivi statutari;
  • personale, assicurata a tutti i membri degli organi decisionali del Sistema grazie alle norme in materia di nomina e durata del mandato;
  • funzionale, costituita dall’ampia gamma di strumenti messi a disposizione del SEBC;
  • finanziaria e contabile, poiché il bilancio consolidato del SEBC, comprendente le attività e le passività delle Banche centrali nazionali, è redatto (a fini operativi e di analisi) dal Comitato esecutivo, organo decisionale della BCE.

La Banca centrale europea

La Banca centrale europea costituisce il cuore del Sistema Europeo delle Banche Centrali. Si tratta di una vera e propria Banca Centrale, a differenza del Board of Governors del Federal Reserve System (la Banca federale statunitense) che non svolge funzioni operative.

Ai sensi dell’art. 123 (nuova numerazione dell'ex art. 109L dopo il Trattato di Amsterdam), la BCE (così come il SEBC) è entrata in funzione il 3 maggio 1998, a seguito della nomina del Comitato esecutivo, del Presidente e del Vicepresidente. Con la sua istituzione l’IME (l’Istituto Monetario Europeo che ha guidato la cooperazione ed il coordinamento delle banche centrali nel corso della seconda fase) è stato posto in liquidazione e tutte le sue attività e passività sono state automaticamente trasferite alla BCE. Quest’ultima ha ereditato dall’IME anche la sede: è un grattacielo, l’Euro-Tower, in Willy-Brandt-Platz a Francoforte.

La quota di capitale da assegnare a ciascuna banca nazionale è stata calcolata in base a criteri demografici (popolazione dello Stato membro di appartenenza) ed economici (il PIL degli ultimi 5 anni).

Le Banche centrali, inoltre, hanno conferito alla BCE (in proporzione della quota di capitale sottoscritto) le riserve in valuta, ECU e DSP (Diritti Speciali di Prelievo, in inglese SDR) fino ad un ammontare complessivo di 50 miliardi di euro; la BCE ha il pieno diritto di detenere e gestire queste riserve valutarie e ad essa spetta l’approvazione delle operazioni in valuta estera effettuate dagli Stati membri.

Il capitale della BCE, che secondo l’art. 107 del Trattato (ex art. 106 così rinumerato dal Trattato di Amsterdam) ha piena personalità giuridica, è pari a 5 milioni di euro e le Banche centrali ne sono le sole sottoscrittrici (non è, infatti, passata la proposta francese di far sottoscrivere il capitale agli Stati membri). Tutte le Banche centrali dell’Unione devono versare la propria quota anche se solo quelle degli Stati membri dell’area euro sono obbligate a farlo per intero; le altre si sono impegnate a versare solo il 5% della quota a titolo di contributo spese per la loro partecipazione ad alcune attività dell’istituto./font>

L’art. 107 (ex 106) del Trattato prevede due organi decisionali: il Comitato esecutivo e il Consiglio direttivo.

Il Comitato esecutivo è composto dal Presidente, dal Vicepresidente e da altri quattro membri scelti, di comune accordo, dai Capi di Stato e di Governo degli Stati partecipanti all’area dell’euro, su raccomandazione del Consiglio, dopo aver consultato il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della BCE: all’atto della prima nomina, avvenuta il 2 maggio 1998, è stato consultato il Consiglio dell’IME.

Lo Statuto della BCE prevede che i sei componenti del Comitato siano scelti tra "persone di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario", in modo da poter assolvere in maniera autorevole alle delicate funzioni assegnate al Comitato stesso. Essi durano in carica otto anni e il loro mandato non è rinnovabile.

La funzione più importante del Comitato esecutivo è l’attuazione delle decisioni di politica monetaria adottate dal Consiglio direttivo, impartendo le necessarie istruzioni alle Banche centrali nazionali. È inoltre responsabile della gestione degli affari correnti della BCE, quali la sicurezza interna, l’amministrazione etc., e della preparazione delle riunioni del Consiglio direttivo attraverso la scelta degli argomenti oggetto di dibattito e della relativa documentazione. Il Comitato esecutivo delibera a maggioranza semplice dei votanti; ad ogni membro spetta un voto, con prevalenza del voto del Presidente in caso di parità.

Il Consiglio direttivo comprende i membri del Comitato esecutivo nonché i Governatori delle Banche centrali dei paesi dell’area euro. Anche in questo caso, il Consiglio decide a maggioranza semplice: ogni membro ha diritto ad un voto e, in caso di parità, prevale il voto del Presidente.

Compito dell’organo è quello di adottare gli indirizzi e prendere le decisioni necessarie ad assicurare l’assolvimento dei compiti affidati al SEBC: formula la politica monetaria della Comunità, decide sugli obiettivi monetari intermedi, i tassi d’interesse guida e l’offerta di riserve nel SEBC.

Ad esso spetta, inoltre, deliberare in materia di quote del capitale della BCE (ripartizione delle quote, trasferimento delle riserve valutarie dalle Banche centrali alla BCE, distribuzione e gestione del reddito monetario delle banche centrali).

 

L’art. 123 (ex 109L) prevede un terzo organo decisionale della BCE "se e fintantoché vi sono Stati membri con deroga": il Consiglio Generale. Tale organo comprende il Presidente ed il Vicepresidente della BCE nonché i governatori delle Banche centrali nazionali dell’Unione incluse quelle degli Stati non partecipanti all’area dell’euro; fra le sue funzioni vi sono (art. 47 dello Statuto):

  • svolgere i compiti transitori della BCE (assume i compiti già dell’IME e fornisce pareri nella fase di preparazione dell’abrogazione delle deroghe);
  • partecipare alle funzioni consultive della BCE;
  • raccogliere le informazioni statistiche.

Il Consiglio Generale, inoltre, secondo quanto stabilito dall’accordo del 1° settembre 1998 tra la BCE e le Banche centrali nazionali degli Stati membri non appartenenti all’area dell’euro, deve:

  • sorvegliare il funzionamento dello SME-2 e la sostenibilità dei rapporti di cambio bilaterali tra l’euro e ciascuna valuta partecipante;
  • assicurare il coordinamento delle politiche monetarie e dei cambi nonché la gestione dei meccanismi d’intervento.

 

Tutto il materiale qui presentato è tratto dai volumi:

Manuale di economia politica - Micro e Macroeconomia, Edizioni Simone

Economia politica, Edizioni Simone

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