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Tabelliņnes
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Tacito
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Tąlio
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Termine
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Testamentum iure prętorio factum
Testamentum mģlitis
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Testamentum per nuncupatiņnem
Testamentum per ęs et lģbram
Testamentum prģncipi oblątum
Testamentum rłptum
Testamentum rłri cņnditum
Testamentum tčmpore pčstis cņnditum
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Tiberio
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Trądens
Tradģtio
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Traditio cląvium ąpud hņrreum
Traditio ficta
Tradģtio longa manu
Traditio ņculis et adfčctu
Traditio servitłtis
Traditio symbolica
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Transąctio
Transfłgium
Transģtio ad plebem
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Translątio iudģcii
Translatio legąti
Translatio possessiņnis
Transmissio delatiņnis
Transmģssio ex cąpite in ģntegrum restitutiņnis
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Transmģssio Theodosiąna
Transpadana, Gallia
Transscrģptio
Trebazio Testa
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Tresviri capitąles
Tresviri colonię deducčndę agrņque dividłndo
Tresviri epulones
Trčsviri ęre argento auro fląndo feriłndo
Trģa momčnta
Tria nņmina
Triboniano
Tribłni mģlitum consuląri potestąte
Tribłni plčbis
Tribunģcia potčstas
Tribunus
Tribus
Tribłtum
Trifąno (Battaglia di)
Trifonino Claudio
Trinņctii usurpątio
Trinłndinum
Tripertģta
Triplicątio
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Tumłltus
Turpitłdo
Tuscia
Tutela
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Tutela impłberum
Tutčla libertņrum
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Tłtor
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Tłtor cessģcius
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Tutor legģtimus
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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Emphyteusis [Enfiteusi; cfr. artt. 957 ss. c.c.]

Il termine, di derivazione greca designava originariamente il rapporto di concessione di terre, intercorrente fra le cittą delle province orientali e i privati concessionari che si obbligavano a dissodare le terre incolte e a migliorarle.
Nel diritto romano, fino al periodo classico, non esisteva un istituto corrispondente. Scopi affini erano perseguiti attraverso concessioni in godimento di terre da parte della cittą o di altri enti pubblici [vedi municipia, colonię] secondo uno schema analogo, ma non identico alla locątio condłctio [vedi ius in ągro vectigąli]. In ogni caso non era previsto in capo al concessionario l’obbligo del miglioramento del fondo, quanto piuttosto l’obbligo di pagare un modesto canone [vedi vectģgal].
Dall’etą di Costantino, nel IV secolo d.C. si affermarono due diversi tipi di concessione:
— il ius perpetuum, che aveva ad oggetto i fondi del fisco ed il cui canone non era modificabile;
— il ius emphyteuticąrium (risalente agli ordinamenti delle libere cittą greche di etą classica, perpetuatisi in ambiente ellenistico) che aveva ad oggetto i fundi patrimoniales, ossia quelli della dinastia imperiale ed il cui canone era modificabile, in quanto implicava che fosse sempre riequilibrato il rapporto tra concedente e concessionario “al fine del mantenimento dell’equilibrio economico tra i due”.
Nel V secolo d.C. ius perpetuum e ius emphyteuticarium vennero unificati e denominati col solo nome di ius emphyteuticarium, il quale presentava i seguenti caratteri:
— la concessione era data in perpetuo;
— il canone era considerato invariabile;
— concedente nella prassi divenne anche il privato e non pił solo la comunitą pubblica o l’imperatore.
Risolvendo i dubbi avanzati in dottrina sul punto, l’imperatore Zenone stabilģ che, in caso di distruzione del fondo, il danno doveva essere sopportato dal concedente, se il fondo periva totalmente, cessando l’obbligo dell’enfiteuta, e dal concessionario nel caso di danni temporanei, dovendo questi continuare a pagare il canone.
Nel diritto giustinianeoenfitčusi fu configurata come un rapporto assoluto reale in senso improprio. I giuristi dell’epoca modificarono la disciplina dell’istituto: venne imposto all’enfiteuta l’obbligo di comunicare al proprietario ogni trasferimento che egli volesse fare del suo diritto e fu accordato al proprietario un diritto di prelazione (ius protimčseos), grazie al quale egli, offrendo pari condizioni economiche, doveva esser preferito, nel riscatto del fondo enfiteuticario, al terzo che intendesse acquistare, a sua volta, dall’enfiteuta, il diritto di enfiteusi. Se il proprietario non esercitava tale diritto, gli spettava il c.d. laudčmium, cioč una sorta di indennitą pari al due per cento del prezzo pagato dal nuovo enfiteuta.
Il concedente poteva risolvere il rapporto, con la c.d. devoluzione, qualora l’enfiteuta per tre anni consecutivi non avesse pagato il canone o le imposte gravanti sul fondo, non avesse fatto la comunicazione dell’alienazione o non avesse pagato il laudemio, oppure avesse gravemente deteriorato il fondo.