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Principio del primato del diritto comunitario
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Privilegi e immunità delle Comunità europee
Procedimento d’infrazione
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Procedura dei punti B
Procedura del parere conforme
Procedura di codecisione
Procedura di conciliazione
Procedura di consultazione
Procedura di cooperazione
Procedura di parere semplice
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Procedura ristretta
Procedura tradizionale
Prodi Romano
Progetto di Trattato sull’Unione europea
Progetto Jean Monnet
Progetto pilota
Progetto Spinelli
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Programma d’azione in materia di monitoraggio sanitario
Programma d’azione in materia di prevenzione della tossicodipendenza
Programma d’azione per la prevenzione dell’AIDS
Programma d’azione per la promozione della salute, l’informazione, l’educazione e la formazione sanitaria
Programma d’azione sociale
Programma d’Azione Speciale Amsterdam
Programma d’azione sulla prevenzione delle lesioni personali
Programma d’azione sulle malattie connesse con l’inquinamento
Programma d’azione “L’Europa contro il cancro”
Programma integrato in favore delle piccole e medie imprese e dell’artigianato
Programma legislativo annuale
Programma Operativo
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Programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico
Programma quadro per l’ambiente
Programme d’Options Spécifiques à l’Eloignement et à l’Insularité de Madere et des Açores
Programme d’Options Spécifiques à l’Eloignement et à l’Insularité des iles Canaries
Programmi generali
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PROMISE
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Proporzionalità
Proprietà industriale e commerciale
Prosoma
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Protocollo
Protocollo sulla politica sociale
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PSE
PTOM
Pubblicazione degli atti
Pubbliche Amministrazione per lo Sviluppo del Sud
Pubblicità
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Dizionario dell\'Unione Europea
Politica sociale

Azioni e misure messe in atto dalla Comunità e dagli Stati membri che hanno come obiettivo la promozione dell’occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e lo sviluppo delle risorse umane.
Il Trattato firmato a Roma già prevedeva una serie di disposizioni relative alla politica sociale, in particolare norme in materia di sicurezza sociale e relative al divieto di discriminazione tra lavoratori e lavoratrici. Tuttavia i padri fondatori della Comunità non ritenevano necessario introdurre disposizioni più specifiche, né tantomeno significativi strumenti di intervento; fondamentalmente si pensava che il miglioramento delle condizioni sociali sarebbe stato una logica e inevitabile conseguenza dell’integrazione economica.
Un primo impulso ad una più incisiva politica sociale è stato dato con l’approvazione dell’Atto unico europeo (v. AUE), che prevedeva la procedura di cooperazione (v.), e non più l’unanimità, per l’adozione degli atti comunitari in questo campo.
Lo stesso trattato tentava per la prima volta di ampliare e sviluppare il dialogo tra le parti sociali a livello europeo (v. Dialogo sociale), prefigurando anche la stipula di contratti collettivi di lavoro applicabili su tutto il territorio comunitario (v.).
Nonostante queste novità la politica sociale europea stentava a decollare. Per questo motivo durante i lavori preparatori del Trattato di Maastricht fu deciso di ampliare notevolmente la dimensione sociale della Comunità, estendendo le sue competenze anche a settori fino ad allora esclusi. Tale decisione incontrava, però, la netta opposizione del Regno Unito, deciso a bloccare qualsiasi intervento comunitario in questo campo.
La contrapposizione fu superata solo facendo ricorso ad uno stratagemma, alcuni dicono “pasticcio”, giuridico: il Trattato CE rimase sostanzialmente immutato per quanto riguarda gli articoli sulle disposizioni sociali, ma ad esso fu aggiunto un protocollo sulla politica sociale (v.), sottoscritto da 11 Stati (con esclusione del Regno Unito), che in pratica riscriveva gli articoli del trattato. In questo modo, tutti gli Stati firmatari si sono impegnati a considerarsi vincolati da questa fonte più che dal Trattato CE, inclusi i nuovi Stati che hanno aderito nel 1995.
Soltanto con il Trattato di Amsterdam (v.) è stata superata questa anomalia, dal momento che il Regno Unito (nel frattempo passato da un governo conservatore ad uno laburista) ha accettato di aderire pienamente alle politiche comunitarie in questo settore. Nel procedere alla revisione dei trattati si è provveuto a trasfondere il contenuto dell’accordo sulla politica sociale nei nuovi articoli da 136 a 145 ed è stato contestualmente abrogato il protocollo n. 14 allegato al Trattato sull’Unione che conteneva, appunto, le disposizioni adottate a Maastricht.
Attualmente per conseguire gli obiettivi comunitari in materia di politica sociale, tenendo presente i diritti sociali fondamentali così come stabiliti nella Carta sociale europea (v.) e nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori (v.), la Comunità sostiene e completa l’azione degli Stati membri nei seguenti settori:
ambiente di lavoro, al fine di migliorarlo per proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori. In questo campo può ricordarsi la direttiva 89/391, contenente una serie di garanzie minime suscettibili di essere specificate, completata da altre 12 direttive che si ispirano alla considerazione di base che “occorre adeguare il lavoro all’uomo”;
formazione professionale (v. Politica della formazione professionale). L’azione si è sviluppata sia attraverso l’impiego dei fondi strutturali (v.), in particolare il FSE (v.), sia nella realizzazione di un quadro di riferimento relativo a numerosi programmi. Da segnalare anche l’attività di ricerca e informazione promossa dal CEDEFOP (v.);
parità uomo donna (v. Parità di trattamento tra uomini e donne). Sebbene già il Trattato sull’Unione, nel richiamare nel preambolo la Carta sociale europea e la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, faceva proprio il rispetto di uguaglianza tra uomini e donne, è solo con il Trattato di Amsterdam che tale principio diventa uno degli obiettivi principali della Comunità;
armonizzazione dei rapporti di lavoro. La disciplina è tutta rivolta a porre garanzie minime a tutela dei lavoratori. Si segnalano in questo settore numerose direttive e in particolare la direttiva 94/45 che ha previsto l’istituzione del Comitato aziendale europeo (v. CAE) formato di rappresentanti dei dipendenti e che ha il diritto di essere informato e consultato su tutte le misure riguardante gli interessi dei lavoratori;
— dialogo sociale. Se già il Trattato di Roma prevedeva un Comitato economico e sociale (v. CES) con funzioni consultive, formato dai rappresentanti delle parti sociali, è con il nuovo articolo 139 del Trattato CE che si prevede una reale promozione del dialogo tra le parti sociali (v.).

Politica sociale


Base giuridica:
artt.136-145 Trattato CE

Direzione generale responsabile:
Direzione generale per l’occupazione e gli affari sociali

Sito Internet:
http://www.europa.eu.int/comm/dgs/employment_social/index_en.htm


Voci collegate:
Agenda 2000, Carta sociale europea, CES, Dialogo sociale, Drugs, Equal, EURES, Fondi strutturali, FSE, Integrazione dell’accordo sociale, Libera circolazione delle prestazioni sociali, Lotta contro il razzismo e la xenofobia, Lotta contro la droga, MISSOC, Occupazione, OEDT, Osservatorio delle politiche volte a combattere l’esclusione sociale, Osservatorio europeo dei fenomeni razzisti e xenofobi, Osservatorio europeo delle politiche familiari nazionali, Politica della formazione professionale, Politica dell’istruzione, Politica regionale, Principio di non discriminazione, Programma d’azione in materia di prevenzione della tossicodipendenza, Programma d’azione l’Europa contro il cancro, Programma d’azione per la prevenzione dell’AIDS, Programma d’azione sociale, Protocollo sulla politica sociale, Sanità pubblica, Sicurezza sociale, Società dell’informazione, Spazio sociale europeo.