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Dizionario Giuridico
Metodo democratico (d. cost.)
È l'unica formula ammessa dal nostro sistema (e dalle vere democrazie), che rende genuina e corretta la partecipazione dei cittadini alle competizioni politiche.
Essa presume la:
— trasparenza delle formule politiche: atteggiamento che è stato spesso trascurato dai numerosi partiti che perseguivano finalità generiche e spesso demagogiche, contingenti, a fini propagandistici e di lottizzazione;
— trasparenza dei candidati: spesso dietro ad alcuni esponenti politici si nascondono lobbies economiche o centri di potere che ne favoriscono la scalata politica per sfruttarne successivi favori;
— trasparenza dei sistemi elettorali: soprattutto nella cd. prima Repubblica l'elettore si limitava spesso a scegliere la lista, mentre i candidati erano designati o favoriti dai giochi delle correnti di partito;
— democraticità interna degli apparati di partito: manca nel nostro sistema l'elezione dal basso dei candidati da iscrivere nelle liste, anche se si sono svolte, per la prima volta nel gennaio del 2005, le elezioni primarie, che rappresentano uno strumento di scelta dei leader di partiti politici e coalizioni;
— partecipazione informata degli elettori: il passato disinteresse e disaffezione degli stessi, soprattutto nel Meridione, ha creato un sistema esasperatamente clientelare che ha spesso dato vita alle pratiche del voto di scambio ed ha permesso un ingresso significativo del potere mafioso nella politica;
— chiarezza e separatezza del messaggio elettorale: il possesso egemonico dei mezzi di comunicazione di massa nelle mani di una forza politica, crea il fenomeno della videocrazia che, grazie anche a forme di pubblicità subliminale, condiziona inconsciamente l'elettore suggerendogli scelte e tendenze politiche anche in trasmissioni di puro intrattenimento.
Solo la presenza dei requisiti summenzionati può garantire la concorrenza democratica per la determinazione della politica nazionale.