Dizionario Giuridico    Dizionario Economico    Dizionario di Contabilità e Finanza    Dizionario del Condominio    Dizionario di Diritto Canonico ed Ecclesiastico    Dizionario dell'Unione Europea    Dizionario Storico-Giuridico Romano    Dizionario Storico del Diritto Italiano ed Europeo    Dizionario della Filosofia Politica    Dizionario di Scienze Psicologiche   
Caricamento immagini in corso...
loading
Lacuna
Legalismo
Legalità
Legge
Libero arbitrio
Libertà
Linguaggio giuridico
Linguaggio prescrittivo
Locke, John
Logica giuridica



A
B
C
D
E
F
G
N
O
P
Q
R
S
T
H
I
J
K
L
M
U
V
W
X
Y
Z
Consulta gratuitamente i nostri dizionari:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dizionario della Filosofia Politica
Legge

La voce (—), come tanti altri termini del linguaggio giuridico, può essere considerata secondo due aspetti fondamentali: come espressione scientifica e come espressione legislativa o strettamente giuridica. Secondo i giuristi il termine (—) indica genericamente il complesso di norme scritte, volte a regolare coattivemente, nel senso di obbligo al rispetto di esse da parte degli appartenenti alla comunità, pena una sanzione, i rapporti dei cittadini con l’autorità costituita. Come espressione scientifica, invece, i campi di studio e di analisi sono due: il pensiero giusnaturalistico e giuspositivista (o in generale la filosofia del diritto), il primo; il pensiero politico, il secondo. Tutta la tradizione occidentale della filosofia del diritto è dominata dalla distinzione fondamentale tra diritto positivo (legge) e diritto naturale, distinzione già esistente nel pensiero greco e latino.
Tra i greci, già Aristotele distingue un diritto legale (ciò che è per convenzione o posto dagli uomini), dal diritto naturale (ciò che è in natura) e identifica la (—) con il diritto legale. Nell’epoca romana esiteva la lex publica (definita così, perché diretta espressione dei cittadini romani, riuniti nei comitia), distinta dallo ius (che in latino significa non solo diritto, ma anche giusto e che, in genere, rappresentava gli usi e costumi e, quindi, il cosiddetto diritto consuetudinario). La lex publica è da identificarsi con la (—), mentre molto spesso lo ius (ius gentium e ius civile, il diritto delle genti e il diritto privato) erano identificati come ius naturale. Nel De republica, Cicerone affermò l’esistenza di una legge «vera», conforme alla ragione, eterna ed immutabile dando forza al concetto di diritto naturale di cui Aristotele parlava, ma soprattutto influenzato dal pensiero degli stoici (i quali credevano che tutta la natura era governata da una legge universale, razionale, immanente), ed evidenziando quindi una distinzione tra (—) e diritto in senso lato. A causa delle invasioni barbariche, intorno al V secolo, però cominciarono a sorgere numerosi altri diritti che influenzarono e confusero il significato primario di (—). Si deve aspettare S. Tommaso d'Aquino (XIII secolo) che definì nuovamente come legge naturale, quella parte dell’ordine posto dalla ragione di Dio, Governatore dell’universo, che è nella ragione e conoscenza umana e che quindi in quanto tale è norma razionale, attraverso cui l’uomo può darsi delle norme da seguirsi nella comunità di appartenenza (che in questo caso era la Chiesa cattolica). Tale concetto di (—), come norma razionale, sarà studiata e approfondita da numerosi altri filosofi e pensatori dando vita a quelle che saranno le correnti di maggiore interesse della filosofia del diritto e che, abbiamo visto definite in: giusnaturalismo e giuspositivismo. Tali correnti reputano fondamentale di ogni ordinamento la (—), ma il primo ne evidenzia la natura razionale e naturale il secondo l’aspetto positivo-coattivo. Di grande importanza è anche il significato che venne dato dagli inglesi (a partire dalla Gloriosa Rivoluzione del 1688, in cui si affermava la necessità di una monarchia mista che permettesse la separazione dei poteri e quindi un limito al potere del sovrano) al governo della legge (rule of law), la quale doveva garantire l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte la legge e doveva aiutare gli stessi a combattere ogni arbitrio del governo, che ledesse i diritti legali. Ma il principio di supremazia della legge fu già affermato da Platone, il quale affermava, appunto, la supremazia della legge sul governo degli uomini e l’uguaglianza di questi di fronte alla (—) o isonomia. La scoperta e la concreta realizzazione di tale supremazia è, almeno dal punto di vista politico, propria del cosiddetto Costituzionalismo in particolare, degli inglesi, come si è detto, degli americani, alla fine del XVIII secolo, quando iniziarono la codificazione del diritto costituzionale e si diedero quella forma di governo democratico sotto cui ancora vivono, e, ancora dei francesi che grazie alla Rivoluzione esplicitarono quei principi sotto cui noi viviamo ancora oggi e che sono la base giuridica e politica, oltre che etica del nostro vivere quotidiano.