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Dizionario dell\'Unione Europea
Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord

Scelse di non partecipare ai negoziati del 1950 che seguirono al Piano Schuman (v.) e che portarono alla nascita della CECA.
Alla Conferenza di Messina (v.) del 1955, nella quale si abbozzò un primo profilo della CEE, il governo britannico fu presente soltanto attraverso un suo funzionario.
Solo nel 1961 il governo conservatore di McMillan decise di avanzare domanda di adesione (v.). Tale decisione fu probabilmente determinata dal fatto che i sei Stati membri della Comunità avevano ormai raggiunto una serie di intese giudicate proficue dal governo britannico, sia sul piano della stabilità politica che della prosperità economica, e a tali benefici il paese non voleva e poteva rimanere estraneo. Non va dimenticato inoltre che gli Stati Uniti, da tempo in ottime relazioni con la Gran Bretagna, ne esortavano l’ingresso nella Comunità.
Sia la domanda d’adesione di Mac Millan del 1963 che quella avanzata dal governo laburista nel 1967, però, trovarono il veto di Charles De Gaulle (v.) preoccupato delle relazioni troppo strette con gli Stati Uniti, della propensione liberoscambista della Gran Bretagna ed anche di perdere la leadership conquistata all’interno della Comunità europea.
Quando a De Gaulle successe Georges Pompidou, si aprirono finalmente i negoziati con la Gran Bretagna, la Danimarca e l’Irlanda.
Le trattative britanniche si chiusero con successo nel 1971 ad opera del governo conservatore di Edward Heath e due anni dopo si arrivò all’adesione.
Nel maggio 1979 andò al potere il governo conservatore di Margaret Thatcher che orientò tutta l’attenzione della Comunità sulla vicenda del contributo finanziario della Gran Bretagna (v. Contributori netti).
La Thatcher manifestò subito una forte diffidenza per le istituzioni europee e giudicò troppo caro il costo dell’Europa per il paese. Sia al Consiglio di Strasburgo del giugno 1979 che a quello di Dublino di novembre dello stesso anno, la “Lady di ferro” chiese ed ottenne la redazione di un rapporto, per ogni Stato membro, sugli effetti finanziari del sistema di bilancio comunitario (v.).
Relazioni così tese con la Gran Bretagna rischiavano di bloccare il già delicato processo di integrazione e Bruxelles fu costretta a trovare un compromesso.
La Comunità, allora, decise di iscrivere nel suo bilancio il 65% del deficit britannico per i due anni seguenti e di riesaminare le politiche comunitarie (v.) entro la fine del 1981.
L’anno successivo la Commissione presentò il suo rapporto contenente, fra l’altro, la proposta di eliminare dal capitolo del deficit la voce relativa alle spese agricole che costituiva la maggiore uscita per le casse britanniche (v. Abatement; Accordo di Fontainebleau).
Nella Camera dei Comuni il dibattito sul Trattato di Maastricht non fu certo facile e lo si evince dai temi in discussione che si incentrarono prevalentemente sull’importanza del principio di sussidiarietà (v.) nella divisione delle responsabilità tra le istituzioni dell’Unione e quelle dei singoli Stati membri e sulla preferenza per le procedure intergovernative.
Altra difficoltà nei rapporti tra la Gran Bretagna e la Comunità fu la posizione presa dal paese nei confronti del ruolo e dei poteri del Parlamento europeo. La Gran Bretagna, infatti, pur essendo indicata da tutti gli Stati membri come un modello di democrazia parlamentare, a cui la Comunità si sarebbe dovuta ispirare, scelse di non occupare seggi nel Parlamento europeo dal gennaio 1973 al luglio 1975.
Quando si presentò l’occasione di discutere il conferimento di ulteriori poteri al Parlamento europeo, il paese si mostrò talmente riluttante da rendere palese ormai il senso di forte competizione esistente tra il Parlamento nazionale (v.) e quello europeo.
Del resto anche il modo diverso di prendere decisioni all’interno delle istituzioni comunitarie, contribuì ad alimentare le già solide diffidenze britanniche. All’interno della Comunità, infatti, ogni decisione si basa sul consenso mentre per il governo britannico è fondamentale prendere in considerazione le opinioni sia della maggioranza sia dell’opposizione fino a raggiungere un risultato essenzialmente compromissorio.
Nell’ambito delle forze politiche nazionali, soltanto il partito liberal democratico può rivendicare un atteggiamento favorevole nei confronti della partecipazione britannica alla Comunità. Nel 1983, infatti, a ben dieci anni di distanza dall’adesione britannica, il partito laburista alle elezioni generali si batté addirittura per il ritiro dalla Comunità mentre nel partito conservatore erano ancora profondissime le divisioni fra europeisti e non.
La partecipazione del Regno Unito alla Comunità europea, quindi, a causa delle storiche contrapposizioni e diffidenze del governo britannico, non è mai stata completa. A seguito, infatti, della sua opposizione alla decisione presa durante i lavori preparatori del Trattato di Maastricht di estendere la competenza della Comunità anche al settore della politica sociale (v.), al Regno Unito fu concessa una clausola derogatoria (v. Opting-out) relativa al Protocollo sulla politica sociale (v.). Solo con il Trattato di Amsterdam il Regno Unito (passato nel frattempo da un governo conservatore ad uno laburista) ha aderito pienamente alle politiche comunitarie in questo settore.
Anche nell’ambito delle attività per la completa realizzazione del mercato comune (v.), la Comunità non ha trovato l’appoggio del Regno Unito:
— nella diretta applicabilità dell’art. 14 relativo alla libera circolazione delle persone (v.). Bloccata in tal modo ogni possibile azione comunitaria, è stato necessario operare a livello di cooperazione intergovernativa (v.) siglando la Convenzione di Schengen (v.) a cui non partecipano Regno Unito e Irlanda;
— nella creazione dell’unione economica e monetaria (v. UEM). La Gran Bretagna, infatti, ha deciso volontariamente di non partecipare all’unione monetaria (v.), rientrando tra i paesi che non partecipano all’euro (v.) dal 1° gennaio 1999 (v. Paesi out). Pur non contestando l’utilità della moneta unica, il governo inglese ritiene questo passo troppo radicale a così breve scadenza: il Regno Unito, infatti, non fa parte nemmeno dei paesi aderenti allo SME-2 (v.).

• Abitanti: 57,5 milioni
Superficie: 224.110 km2
Capitale: Londra
Forma di Governo: monarchia costituzionale
Lingue ufficiali: inglese
Moneta: sterlina inglese
Membro delle Comunità: dal 1973
Membri eletti al Parlamento europeo: 87
Membri della Commissione: 2 (Neil Kinnock e Chris Patten)
Membri del Comitato economico e sociale: 24
Membri del Comitato delle Regioni: 24
Peso dei voti in Consiglio: 10

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