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Dizionario della Filosofia Politica
Mutamento sociale

Dal punto di vista sociologico è l’ampio e non episodico cambiamento nella struttura e nel funzionamento del sistema sociale nel suo complesso o di determinati gruppi [vedi Gruppo sociale].
Le teorie sociologiche sul (—) sono di lunga data.
A. Comte (1798-1857) individuò nella «legge dei tre stadi» la legge generale del mutamento della società. Secondo tale legge il progresso umano si sviluppa attraverso tre stadi successivi: lo stadio teleologico o fittizio, lo stadio metafisico o astratto e lo stadio scientifico o positivo. Il primo stadio, in cui la società si fonda sull’autorità di un sovrano, sulla guerra e sul lavoro degli schiavi, è caratterizzato dal tentativo dell’uomo di interpretare e dominare la natura attraverso l’uso di pratiche magiche e sacrali. Nel secondo stadio l’invocazione agli dei, agli spiriti e alle forze magiche viene sostituita con il ragionamento astratto, con la riflessione filosofica e la società risulta fondata non più sull’autorità di un sovrano ma su un astratto patto che sebbene attribuisca la sovranità al popolo, in concreto la lascia in balìa delle contese tra le diverse fazioni. Nello stadio positivo l’uomo sostituisce alla fantasia e al ragionamento astratto l’osservazione e l’analisi dei fatti concreti, indirizzando la propria attività alla formulazione di leggi scientifiche. Questo stadio, secondo Comte, potrà dirsi realizzato solo quando l’uomo adotterà il metodo scientifico per ogni sua ricerca, cessando di chiedersi il «perché» dei fenomeni e badando esclusivamente al «come».
Secondo la teoria evoluzionista di H. Spencer (1820-1903), le società si evolvono gradualmente da semplici e indifferenziate (quali sono quelle teocratiche o militari) a complesse e differenziate (quali sono le società industrializzate).
L’ideologia marxista [vedi Marx] individua nella lotta di classe, espressione del conflitto tra forze produttive e rapporti di produzione, il motore del cambiamento sociale, attraverso cui si realizza il passaggio dalla società antica a quella feudale, da quella feudale a quella borghese e da questa alla società socialista.
A partire dai primi decenni del XX secolo la sociologia abbandonò ogni tentativo di formulare leggi generali del (—), preferendo piuttosto verificare con analisi scientifiche le cause e le modalità del cambiamento dei sistemi sociali.
Il funzionalista T. Parsons (1902-1979) sostenne che ogni società, che di per sé tende all’equilibrio, è spinta al mutamento solo a causa di forze esterne. In particolare, egli individuò il motivo principale dell’evoluzione delle società occidentali nello sviluppo della tecnologia, della scienza e del mercato, che inevitabilmente produce una diversificazione e specializzazione di ruoli e di organizzazioni.
Attualmente i sociologi concepiscono il (—) come occasionato da momenti di crisi (economica, politica ecc) di una società, in cui gruppi, movimenti o coalizioni sociali intervengono ad operare la scelta tra le diverse soluzioni possibili, aprendo in tal modo la strada al cambiamento.