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Reato
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Referto
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Regolamenti
Regolamento
Regresso
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Religione
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Rendita
Reo
Reperto
Repubblica
Requisitoria
Requisizione
Res
Rescissione
Residenza
Resistenza
Responsabile
Responsabilità
Restitutio in integrum
Restituzione
Reticenza
Retratto successorio
Retribuzione
Retroattività
Retrocessione
Rettifica
Reversibilità
Revisione
Revisori contabili
Revoca
Revocatoria
Revocazione
Riabilitazione
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Riassunzione
Ricavi
Ricettazione
Ricevuta fiscale
Richiesta
Riciclaggio
Ricognizione
Riconoscimento
Riconvenzionale
Ricorrente
Ricorso
Ricusazione
Riduzione
Riesame
Riformatorio giudiziario
Riforme istituzionali
Rifugiato
Rimessione
Rimozione
Rimpasto governativo
Rinnovazione
Rinuncia
Rinvio
Ripartizione dell’attivo
Riparto di giurisdizione
Riporto
Risarcimento del danno
Rischio
Riserva
Riservatezza
Risoluzione del contratto
Risparmio
Rissa
Ritardo
Ritenzione
Rito
Ritorsione
Ritrattazione
Riunione
Rivendicazione
Rogatoria
Rogito
Rovina di edifici
Royalty
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Tutte le voci sono tratte dal Nuovo Dizionario Giuridico

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Dizionario Giuridico
Patrimonio (d. civ.)
Il (—) è costituito da un insieme di rapporti giuridici attivi e passivi (diritti ed obblighi) facenti capo ad una persona (cd. titolare) e valutabili economicamente.
La nozione giuridica è quindi più vasta di quella comune: infatti, in senso giuridico è titolare di un (—) anche chi ha solo debiti, in quanto è soggetto passivo di rapporti giuridici.
Delitti contro il () (d. pen.)
Il codice penale dedica ai delitti contro il patrimonio il Titolo XIII.
In realtà non tutti i reati contro il patrimonio sono contenuti in tale sede poiché altri se ne trovano in altri Titoli : ad es. il peculato si trova tra i reati contro la P.A.
Il Titolo XII è diviso in due capi:
— delitti contro il patrimonio mediante violenza alle cose o alle persone tra cui: furto (art. 624 c.p.), sottrazione di cose comuni (art. 627 c.p.), rapina (art. 628 c.p.); estorsione (art. 629 c.p.), sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.), danneggiamento (art. 635 c.p.), danneggiamento di sistemi informatici o telematici (art. 635bis c.p.), introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo (art. 636 c.p.), ingresso abusivo nel fondo altrui (art. 637 c.p.), uccisione o danneggiamento di animali altrui (art. 638 c.p.), deturpamento e imbrattamento di cose altrui (art. 639 c.p.);
— delitti contro il patrimonio mediante frode tra cui: truffa (art. 640 c.p.); truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640bis c.p.); frode informatica (art. 640ter c.p.); insolvenza fraudolenta (art. 641 c.p.); fraudolenta distruzione di cose proprie e mutilazione fraudolenta della propria persona (art. 642 c.p.); circonvenzione di persone incapaci (art. 643 c.p.); usura (644 c.p.); frode in emigrazione (art. 645 c.p.); appropriazione indebita (646 c.p.); ricettazione (art. 648 c.p.); riciclaggio (art. 648bis c.p.); impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648ter c.p.)
() autonomo e separato
Il patrimonio autonomo è quello che, distaccatosi dal proprio titolare, viene attribuito ad un nuovo soggetto mediante la creazione di una persona giuridica, oppure ad un soggetto che, anche se sprovvisto di personalità giuridica, è dotato di autonomia patrimoniale imperfetta [Autonomia (patrimoniale)] (es.: associazioni non riconosciute).
Il (—) separato è costituito da quei beni che, in virtù di una particolare destinazione, sono deputati al soddisfacimento di obbligazioni contratte per la realizzazione di finalità determinate e sono quindi assoggettati ad una disciplina che deroga in varia misura alle regole dettate dall'art. 2740 c.c. (es.: fondo patrimoniale artt. 167-171 c.c.).
() comune dell'umanità (d. internaz.)
Principio di diritto internazionale in base al quale le risorse delle aree non sottoposte alla sovranità di alcuno Stato devono essere gestite in maniera tale da assicurare l'equa distribuzione.
La dottrina del (—), che costituisce un'evoluzione del principio di res communis omnium, fu enunciata per la prima volta dal delegato maltese Arvid Pardo in seno all'Assemblea Generale dell'O.N.U. nel 1967.
In seguito l'Assemblea Generale adottò il principio del (—) in relazione alle risorse dei fondi marini internazionali, nella Risoluzione XXV/2749 del 1970.
A livello convenzionale, il principio è stato recepito in due importanti trattati multilaterali: l'Accordo del 1979 sulla Luna e gli altri corpi celesti e la Convenzione di Montego Bay del 1982.
Il principio è fortemente sostenuto dai Paesi in via di sviluppo, ma non trova una generale e incondizionata adesione tra i Paesi industrializzati, soprattutto a causa delle particolarità del regime di amministrazione delle risorse che, secondo i Paesi in via di sviluppo, dovrebbero avere spiccate caratteristiche di sovranazionalità e ampi poteri sugli Stati.
() degli enti territoriali (d. pubbl.)
È il patrimonio attribuito ex art. 119 Cost. (nella dizione novellata dalla L. cost. 3/2001) a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
Infatti, secondo quanto disposto dal primo periodo dell'ultimo comma dell'art. 119 Cost., i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Si tratta di una riproposizione quasi letterale di un'analoga disposizione già contenuta nella precedente versione dell'articolo. Tuttavia, rispetto al precedente testo è possibile evidenziare due differenze sostanziali:
— il patrimonio viene ora attribuito non solo alle Regioni, ma anche agli altri enti territoriali, ovvero Comuni, Province e Città metropolitane;
— il precedente testo attribuiva alle Regioni un proprio demanio e patrimonio. Nel nuovo testo non vi è traccia di questa distinzione, facendosi ora riferimento soltanto al patrimonio; scompare, quindi, ogni riferimento al demanio regionale.
() destinato a uno specifico affare (d. comm.)
Istituto del diritto societario che si articola secondo due modelli i quali, pur riconducibili al fenomeno unitario della separazione nell'ambito di un patrimonio facente capo ad un unico soggetto, tuttavia si differenziano notevolmente tra di loro. In particolare, l'art. 2447bis c.c. stabilisce che la società può:
— costituire uno o più patrimoni, ciascuno dei quali destinati in via esclusiva ad uno specifico affare;
— convenire che, nel contratto relativo al finanziamento di uno specifico affare, al rimborso totale o parziale del finanziamento medesimo siano destinati i proventi dell'affare stesso, o parte di essi.
Nel primo caso, la costituzione del patrimonio destinato comporta la individuazione di beni o, comunque, di una parte del patrimonio che, per effetto della destinazione, cessa di costituire oggetto della garanzia patrimoniale generica dei creditori della società per divenire esclusivamente oggetto della garanzia patrimoniale dei creditori delle obbligazioni poste in essere per intraprendere e realizzare l'affare. I patrimoni destinati costituiti secondo il modello descritto non possono, comunque, avere un valore complessivamente superiore al 10% del patrimonio netto della società, né possono essere ipotizzati per l'esercizio di attività riservate in base alle leggi speciali.
L'art. 2447decies c.c. disciplina l'altra forma particolare che può assumere la separazione patrimoniale: il finanziamento destinato a uno specifico affare, il cui contratto costitutivo prevede che al rimborso totale o parziale del finanziamento vadano destinati, in via esclusiva, tutti o parte dei proventi derivanti dall'affare stesso.
I proventi dell'operazione costituiscono patrimonio separato da quello della società a condizione che: copia del contratto sia depositata per l'iscrizione presso il registro delle imprese; la società adotti sistemi di incasso e di contabilizzazione idonei ad individuare in ogni momento i proventi dell'affare e a tenerli separati dal restante patrimonio della società. Se sussistono tali condizioni, i terzi che abbiano finanziato la società per lo svolgimento dello specifico affare potranno aggredire esclusivamente il patrimonio separato, con esclusione di ogni azione sul residuo patrimonio della società.
() sociale (d. comm.)
Mentre il capitale sociale è il valore in danaro dei conferimenti degli azionisti, quale risulta dalla valutazione fatta nell'atto costitutivo, il (—) rappresenta l'effettivo ammontare delle risorse economiche di una società, costituito, cioè, dal complesso di attività e passività della società effettivamente esistenti in un dato momento.
Nel (—) rientrano infatti gli investimenti del capitale sociale, il capitale non investito, gli utili non distribuiti, le riserve e ogni altro rapporto giuridico a contenuto economico.
Il (—) e il capitale sociale coincidono:
— nel caso, senz'altro teorico, in cui il capitale della società resti inoperoso, non venga cioè investito;
— solo all'atto costitutivo della società, momento in cui vi è perfetta identità tra capitale e (—), proprio perché la società non ha intrapreso ancora nessuna attività.
Durante la vita della società, invece, può accadere che il valore effettivo del patrimonio netto sia superiore alla cifra capitale, in conseguenza di incrementi patrimoniali dipendenti dall'attività sociale e non distribuiti ai soci; oppure si riduca al di sotto della cifra capitale, in conseguenza di perdite.