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Dizionario della Filosofia Politica
Pacifismo

Per (—) si intende una corrente di pensiero ed un insieme di azioni e di atteggiamenti, contraddistinto da due caratteristiche particolari: la possibilità di una pace duratura e permanente tra gli Stati; la condanna della guerra come mezzo per risolvere i conflitti e le incomprensioni tra gli Stati. Fino al XIX secolo la pace era vista solo come un progetto individuale, cioè a parlarne e difenderne gli scopi vi erano solo uno o più intellettuali o filosofi, ma poi cominciano a nascere associazioni per la pace. In un primo momento queste erano di carattere religioso come, ad esempio, la Società della Pace di New York (fondata nel 1815 da David Dodge, quacchero) e la Società americana per la pace (1828); la Società per la pace europea (creata nel 1830 dal conte di Sellon in Svizzera). In un secondo momento tali società furono ispirate da dottrine di tipo economico, legate soprattutto al liberismo, dando vita a diversi congressi internazionali dedicati alla pace (1843 a Londra; 1848 a Bruxelles; 1849 a Parigi). Successivamente il (—) è divenuta una corrente prettamente politica ispirata a principi democratici e radicali che miravano all’instaurazione di governi basati sulla sovranità popolare.
Esistono, quindi, diverse forme di (—) che, in genere, sono identificate in base al diverso motivo che esse adducono per spiegare le origini e le ragioni delle guerre. Il (—) etico-religioso crede che la causa delle guerre sia da ricercarsi nell’indole stessa dell’uomo, e che il rimedio sia di carattere spirituale; è grosso modo lo stesso che affermano gli psicanalisti che trovano spiegazione della guerra nell’aggressività tipicamente umana e che basta indirizzare tale aggressività in canali «alternativi» per non avere più la guerra.
Il (—) economico ritiene che le guerre erano causate dal protezionismo economico che costringeva gli Stati a procurarsi, attraverso la conquista dei territori, ciò che non poteva procurarsi con il libero commercio. Anche le correnti socialiste hanno sempre visto la guerra come causata da una certa forma di produzione, affermando che la pace si sarebbe avuta solo dopo l’eliminazione del capitalismo.
Il (—) politico (da alcuni detto anche democratico) afferma che le guerre sono causate dai «capricci dei principi» e che, pertanto, l’unico modo per eliminarla era passare dal dispotismo alla democrazia.
Il (—) giuridico afferma che la guerra è causata da una permanente anarchia della società internazionale, e che il rimedio è l’eliminazione della sovranità assoluta di ogni Stato, creando degli Organismi o Organizzazioni Internazionali sempre più vaste fino a fondare un unico Stato universale.
Il (—) può essere distinto anche in (—) attivo e (—) passivo: il primo si propone di dimostrare che la guerra è un evento dannoso che deve essere impedito a tutti i costi anche attraverso la violenza; il secondo esaurisce il suo compito mostrando che la guerra non è uno strumento necessario perché la società si sviluppi.