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Dizionario della Filosofia Politica
Razionalismo

Il termine indica ogni filosofia per la quale un principio razionale, che il pensiero umano può scoprire, governa la realtà.
Per esempio, Platone crede che le cose di questo mondo abbiano un modello perfetto: le idee; è dunque tra i principali esponenti del (—). Il filosofo tedesco Schopenhauer (1788-1860), invece, è un irrazionalista, in quanto vede in ogni cosa solo una volontà di vita senza scopo, un cieco impulso.
Il (—), in senso stretto, è una corrente della filosofia moderna, opposta all’empirismo, che vuole elaborare una nuova visione del mondo impiegando la ragione come strumento.
L’indirizzo razionalistico si sviluppò in seguito all’affermarsi, nei moderni Stati nazionali, della borghesia, che ricorse al procedimento matematico nei commerci e nelle tecniche bancarie. Le libere accademie (che si imposero sulle università medievali) e la stampa favorirono l’indagine scientifica nell’astronomia, nella chimica e nella medicina.
Il giurista olandese U. Grozio, nel De iure pacis ac belli (1625), cercò di fondare l’autorità dello Stato su principi razionali e naturali (e non più sulla teologia), applicando al diritto il modello rigoroso della matematica.
Il filosofo francese Cartesio (1596-1650) è considerato il fondatore del (—) moderno. Egli, nel Discorso sul metodo (1637), non si rifà ad alcuna autorità del passato (Aristotele, la Scolastica): intende fondare il sapere umano sulla sola ragione. Ricerca un metodo, un criterio sicuro, costituito da regole chiare, che orienti l’uomo nella conoscenza e nella vita, impedendogli gli errori.
Cartesio ricavò le regole del metodo (di cui, poi, troverà il fondamento nell’uomo come soggetto pensante, usando il dubbio metodico) dalle scienze matematiche che, con le loro «catene di ragionamenti semplici e facili», gli apparivano particolarmente efficaci.
Le regole proposte da Cartesio sono quattro: l’evidenza, l’analisi, la sintesi, l’enumerazione e revisione.
Per il filosofo inglese T. Hobbes, anche l’etica e la politica possono e devono fondarsi sul procedimento matematico dimostrativo. Per analogia alla geometria, da pochi principi certi (postulati o assiomi) intorno alla natura umana discende, necessariamente, l’intera coscienza etica e politica.
Infine, il capolavoro di Spinoza, l’ Ethica more geometrico demonstrata (1677) appare una meravigliosa sintesi dei principi del (—).
Sul modello degli Elementi di Euclide, il contenuto dell’opera di Spinoza è ordinato secondo definizioni, assiomi, proposizioni, dimostrazioni e corollari. Il filosofo concepì l’universo, infatti, come una struttura necessaria, eterna, con un ordine geometrico, in cui le cose sono collegate, logicamente le une alle altre.