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Quanti A.i. A.i ģnterest (intererit, interfuit), tantam pecuniam condemnato
Quanti ea res est (erit, fuit), tantam pecuniam condemnato
Quantum debeątur
Quantum iłdici ęquum (et bonum), tantę pecłnię condemnąto
Quarta Falcģdia
Quarta Pegasiąna
Quarta Trebelliąna
Quasi delģctum
Quasi possčssio
Quasi tradģtio
Quasi ususfrłctus
Quattuņrviri capitąles
Quattuorviri iłre dicłndo
Quattuorviri pręfecti (iure dicundo) Capuam Cumas
Quattuņrviri quinquennąles
Quattuorviri viąrum curandąrum
Quattuorviri viis in urbe purgąndis
Querčla inofficiņsi testamčnti
Querela inofficiņsę donatiņnis
Querela inofficiosę dotis
Querela non numerątę pecłnię
Questura
Qui in re illģcita versątur, tenčtur etiam pro casu
Qui iłre suo łtitur nčminem lędit
Quģdquid dare fącere opņrtet, čius condemnąto
Quinarius aureus
Quinarius nummus
Quindecemviri sacris faciundis
Quinquagģnta Decisiņnes
Quinqučviri mensąrii
Quinto Mucio Scevola
Quirinale
Quod contra ratiņnem iłris recčptum est, non est producčndum ad consequčntias
Quod nłllum est nłllum prodłcit effčctum
Quod postrčmum populus iussģsset, id iłs ratumque čsset
Quod sine dģe debčtur, stątim debetur
Quņrum
Quęstio
Quęstio extraordinaria
Quęstiones lance liciņque
Quęstiņnes perpčtuę
Quęstor
Quęstor ostičnsis
Quęstor sącri palątii
Quęstņres
Quęstores militares
Quęstores parricģdii
Quęstores provinciales
Quęstores urbani
Quęstores ęrarii



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Lex [Legge]

Secondo un’immortale definizione gaiana (Inst. I, 3) “lex est quod populus iłbet atque constģtuit”, cioč “legge č quel che il popolo ordina e stabilisce”.
La legge era una fonte speciale del diritto romano e consisteva in una deliberazione avente contenuto normativo, adottata dal popolo, riunito nei comģtia [vedi], su proposta di un magistrato, e con la conferma del Senato.
Ad essa fu successivamente assimilata ogni deliberazione normativa della plebe [vedi plebiscģtum] su proposta di un tribuno della plebe [vedi tribuni plčbis].
Dal punto di vista formale si distinse tra:
— lex rogąta, cioč la legge proposta da un magistrato nei comizi e approvata dal voto di questi;
— lex data, la legge emanata in modo unilaterale dal magistrato, senza il concorso cioč del voto di coloro ai quali si riferiva; tra le leges datę rientravano gli ordinamenti imposti dai magistrati alle colonie, ai municipi, alle province.
Alcuni autori ricordano anche le leges dictę, regolamenti di carattere amministrativo emanati dall’autoritą per disciplinare la riscossione delle imposte o l’esecuzione di grandi imprese.
Il disegno di legge (rogątio) veniva preventivamente approvato in Senato e successivamente esposto in luogo pubblico per almeno tre settimane (trinłndinum), durante le quali il popolo poteva essere riunito dal magistrato per eventuali discussioni. L’atto della pubblicazione recava il nome di promulgątio [vedi] e con esso aveva inizio il procedimento legislativo. La promulgatio fissava anche la data di convocazione dei comizi e della votazione.
Alla mezzanotte del giorno fissato (non si potevano scegliere né i giorni giudiziari, né i giorni festivi) il magistrato, tratti gli auspici, convocava il popolo per le votazioni. Il voto poteva essere espresso o con consenso (uti rņgas - come tu proponi), o con dissenso (antiqua prņbo - approvo la vecchia disciplina) o con un’astensione (non lģquet - non ci si pronuncia). Terminata la votazione, si procedeva al computo dei voti (diribģtio) e alla comunicazione al popolo dell’esito del voto (renuntiątio).
La proclamazione del risultato produceva l’effetto della immediata entrata in vigore della legge.
La legge constava di tre parti: la pręscrģptio che conteneva le indicazioni formali (nome del magistrato proponente, il giorno e il luogo della votazione, la prima unitą comiziale e il primo cittadino votante); la rogątio, cioč il dispositivo della legge; la sąnctio che garantiva l’efficacia della legge sancendo le conseguenze delle violazioni della stessa.
La legge romana aveva efficacia personale, e non gią territoriale, in quanto si applicava a tutti i cives ovunque si trovassero ma non si applicava ai non cittadini, anche se residenti in territorio romano.
Le leges si distinguevano, inoltre, secondo una terminologia tardo classica, in:
— perfectę, se sancivano la nullitą dell’atto contrario alle loro disposizioni (ad es., era perfecta la lex Vocņnia [vedi], che dichiarava nulli i legati fatti per un ammontare maggiore della quota spettante all’erede);
— minus quam perfectę, se non disponevano la nullitą dell’atto, ma una pena a carico del trasgressore (ad es., era minus quam perfecta la lex Furia testamentaria [vedi], che imponeva la pena del quadruplo a chi avesse ricevuto un legato superiore a 1.000 assi);
— imperfectę, se nulla disponevano in caso di trasgressione (ad es., era imperfecta la lex Cincia de donis et munčribus [vedi], che vietava senza, tuttavia, sanzionarla, la donazione oltre una certa misura).