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Rąmnes
Rapina
Rappresentanza
Ratihabģtio
Ratihabģtio mandąto comparątur
Rątio lčgis o iuris
Rationąles summąrum
Raudłsculum
Reati ed illeciti
Rčbus sic stąntibus
Receptątio
Recčptio appellatiņnis
Recčptum arbģtrii
Receptum argentąrii
Recčptum caupņnum, nautąrum, stabulariorłmque
Receptum nautąrum
Receptum stabulariņrum
Reciperatores
Rčcta rątio
Rectņres
Recuperatņres (vel reciperatņres)
Redčmptio ab hņstibus
Redčmptus ab hņstibus
Redłctio ad ęquitątem
Referendum
Reformątio in pčius
Regifłgium
Regillo (Battaglia del lago)
Regula Catoniąna
Rči vindicątio
Reičctio civitątis
Relegątio in ģnsulam
Relģctum
Relocątio tacita
Remģssio pģgnoris
Remģssio servitłtis
Remissio ususfrłctus
Remņtio tutņris
Renuntiątio
Repetģtio
Repetitio de mņribus
Repetitio ususfrłctus
Repetłndę
Replicątio
Reprobątio
Repromģssio
Repłdium
Rčrum communicątio
Res
Res accessorie
Res amņtę
Res commłnes ņmnium
Res composte (re quę distantibus constant)
Res consumabili (res quę usu consumuntur)
Res corporąles
Res Cottidiąnę
Res derelģctę
Res deteriorabili
Res divģni iłris
Res divisibili
Res extra commčrcium
Res extra patrimņnium
Res fruttģfere
Res fungibili
Res furtģvę
Res hņstium
Res humąni iłris
Res immobiles
Res in commercio
Res in iudicium deducta
Res in patrimonio
Res inconsumabili
Res incorporąles
Res indivisibili
Res infruttifere
Res infungibili
Res invčntę in lģtore mąris
Res iudicata
Res litigiosa
Res mąncipi
Res mņbiles
Res nec mąncipi
Res nullģus
Res omogenee
Res pčrit dņmino
Res pņpuli
Res principales
Res privatę
Res publicę
Res quę in genere functionem recipiunt
Res quę plłribus inter se cohęrčntibus cņnstant
Res quę pluribus inter se distąntibus constant
Res quę pņndere, numero, mensłra consģstunt
Res quę tangi non possunt
Res quę tąngi pņssunt
Res quę uno spģritu continčntur
Res religiosę
Res sacrę
Res sąnctę
Res semplici
Res sperata
Res universitątis
Res uxorię
Res vi possčssę
Rescrģpta prģncipum
Rescriptum Domitiani de medicis (vel de immunitątibus medicņrum)
Rescriptum Severi et Caracallę de pręscriptiņne longi tčmporis
Reservątio mčntis
Resolłtio mandąti
Resoluto iłre dąntis, resņlvitur et ius accipičntis
Respondčre ex auctoritąte prģncipis
Respņnsa prudčntium
Responsabilitą ex recčpto
Respņnsum
Restitłtio in ģntegrum
Restitutio natąlium
Retčntio dņtis
Retentio prņpter impčnsas
Retčntio propter lģberos
Retčntio propter mņres
Retčntio propter res amņtas
Retentio propter res donątas
Retratto litigioso
Reus
Reus in excipičndo fit ąctor
Reverčntia coniugąlis
Revčrsio ad dņminum
Revģsio per saltum
Revocątio in servitłtem
Rex
Rex sacrifģculus
Ricimero
Riduzione del negozio giuridico
Rogątio
Rogatio legis
Rogatio sempronia de civitąte sņciis danda
Rogatiņnes per sąturam
Roma (scuola di)
Romaikč archaiologhģa
Romolo
Romolo Augustolo
Rubicone
Rubrģca lčgis non est lex
Rupilio P.
Rutilio Rufo
Rłtum et cęsum
Rętia



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Lex [Legge]

Secondo un’immortale definizione gaiana (Inst. I, 3) “lex est quod populus iłbet atque constģtuit”, cioč “legge č quel che il popolo ordina e stabilisce”.
La legge era una fonte speciale del diritto romano e consisteva in una deliberazione avente contenuto normativo, adottata dal popolo, riunito nei comģtia [vedi], su proposta di un magistrato, e con la conferma del Senato.
Ad essa fu successivamente assimilata ogni deliberazione normativa della plebe [vedi plebiscģtum] su proposta di un tribuno della plebe [vedi tribuni plčbis].
Dal punto di vista formale si distinse tra:
— lex rogąta, cioč la legge proposta da un magistrato nei comizi e approvata dal voto di questi;
— lex data, la legge emanata in modo unilaterale dal magistrato, senza il concorso cioč del voto di coloro ai quali si riferiva; tra le leges datę rientravano gli ordinamenti imposti dai magistrati alle colonie, ai municipi, alle province.
Alcuni autori ricordano anche le leges dictę, regolamenti di carattere amministrativo emanati dall’autoritą per disciplinare la riscossione delle imposte o l’esecuzione di grandi imprese.
Il disegno di legge (rogątio) veniva preventivamente approvato in Senato e successivamente esposto in luogo pubblico per almeno tre settimane (trinłndinum), durante le quali il popolo poteva essere riunito dal magistrato per eventuali discussioni. L’atto della pubblicazione recava il nome di promulgątio [vedi] e con esso aveva inizio il procedimento legislativo. La promulgatio fissava anche la data di convocazione dei comizi e della votazione.
Alla mezzanotte del giorno fissato (non si potevano scegliere né i giorni giudiziari, né i giorni festivi) il magistrato, tratti gli auspici, convocava il popolo per le votazioni. Il voto poteva essere espresso o con consenso (uti rņgas - come tu proponi), o con dissenso (antiqua prņbo - approvo la vecchia disciplina) o con un’astensione (non lģquet - non ci si pronuncia). Terminata la votazione, si procedeva al computo dei voti (diribģtio) e alla comunicazione al popolo dell’esito del voto (renuntiątio).
La proclamazione del risultato produceva l’effetto della immediata entrata in vigore della legge.
La legge constava di tre parti: la pręscrģptio che conteneva le indicazioni formali (nome del magistrato proponente, il giorno e il luogo della votazione, la prima unitą comiziale e il primo cittadino votante); la rogątio, cioč il dispositivo della legge; la sąnctio che garantiva l’efficacia della legge sancendo le conseguenze delle violazioni della stessa.
La legge romana aveva efficacia personale, e non gią territoriale, in quanto si applicava a tutti i cives ovunque si trovassero ma non si applicava ai non cittadini, anche se residenti in territorio romano.
Le leges si distinguevano, inoltre, secondo una terminologia tardo classica, in:
— perfectę, se sancivano la nullitą dell’atto contrario alle loro disposizioni (ad es., era perfecta la lex Vocņnia [vedi], che dichiarava nulli i legati fatti per un ammontare maggiore della quota spettante all’erede);
— minus quam perfectę, se non disponevano la nullitą dell’atto, ma una pena a carico del trasgressore (ad es., era minus quam perfecta la lex Furia testamentaria [vedi], che imponeva la pena del quadruplo a chi avesse ricevuto un legato superiore a 1.000 assi);
— imperfectę, se nulla disponevano in caso di trasgressione (ad es., era imperfecta la lex Cincia de donis et munčribus [vedi], che vietava senza, tuttavia, sanzionarla, la donazione oltre una certa misura).