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Tabelliņnes
Tabula Hebąna
Tabula rasa
Tabulario
Tacito
Tacito, Cornelio
Tąlio
Tantłndem eiłsdem gčneris
Tarpea
Tarquinia (gens)
Tarquinio Prisco
Tarquinio “il Superbo”
Tarraconese
Tarrutieno (o Taruttieno, o Tarrunteno) Paterno
Taxątio
Tazio Tito
Telņnea
Tčmpus ad deliberandum
Tempus ad usucapionem
Tempus lugčndi
Tempus rčgit ąctus
Tenuiņres
Teodorico
Teodosio
Teodosio II
Teofilo
Tergiversątio
Terminąlia
Termine
Testamčnti fąctio attiva
Testamčnti factio passiva
Testamčntum
Testamčntum ąpud ącta cņnditum
Testamentum calątis comģtiis
Testamčntum desčrtum
Testamentum imperfčctum
Testamentum in procģnctu
Testamentum iniłstum
Testamentum inofficiosum
Testamčntum ģrritum
Testamčntum iłre civili
Testamentum iure non factum
Testamentum iure prętorio factum
Testamentum mģlitis
Testamentum parčntis inter lģberos
Testamčntum per holņgrapham scriptłram
Testamentum per nuncupatiņnem
Testamentum per ęs et lģbram
Testamentum prģncipi oblątum
Testamentum rłptum
Testamentum rłri cņnditum
Testamentum tčmpore pčstis cņnditum
Testamčntum tripertģtum
Tetrarchia
Textłra
Thčma decidčndum
Thesąurus
Tiberina, Isola
Tiberio
Tiberio Coruncanio
Tiberio Gracco
Tignum iunctum
Tinctłra
Tipucitus
Tģties
Tito
Tģtuli ex cņrpore Ulpiąni
Titulus ad usucapionem
Toga, Tunica, Synthesis, Trabea
Tollere liberum
Trądens
Tradģtio
Tradģtio brevi mąnu
Traditio chartę vel instrumčnti
Traditio cląvium ąpud hņrreum
Traditio ficta
Tradģtio longa manu
Traditio ņculis et adfčctu
Traditio servitłtis
Traditio symbolica
Traiano Ulpio
Transąctio
Transfłgium
Transģtio ad plebem
Transitus legalis
Translątio iudģcii
Translatio legąti
Translatio possessiņnis
Transmissio delatiņnis
Transmģssio ex cąpite in ģntegrum restitutiņnis
Transmissio Iustiniąna
Transmģssio Theodosiąna
Transpadana, Gallia
Transscrģptio
Trebazio Testa
Treboniano Gallo
Trčs fąciunt collčgium
Tresviri ągris dąndis adsignąndis iudicąndis
Tresviri capitąles
Tresviri colonię deducčndę agrņque dividłndo
Tresviri epulones
Trčsviri ęre argento auro fląndo feriłndo
Trģa momčnta
Tria nņmina
Triboniano
Tribłni mģlitum consuląri potestąte
Tribłni plčbis
Tribunģcia potčstas
Tribunus
Tribus
Tribłtum
Trifąno (Battaglia di)
Trifonino Claudio
Trinņctii usurpątio
Trinłndinum
Tripertģta
Triplicątio
Triłmphus
Triumvirato
Tullo Ostilio
Tumłltus
Turpitłdo
Tuscia
Tutela
Tutčla fiduciaria
Tutela impłberum
Tutčla libertņrum
Tutela mulģerum
Tłtor
Tutor Atiliąnus
Tłtor cessģcius
Tutor datģvus
Tutor decretąlis
Tutor fiduciąrius
Tutor legģtimus
Tutor optģvus
Tutor testamentąrius
Tutor testamčnto dątus



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Lex [Legge]

Secondo un’immortale definizione gaiana (Inst. I, 3) “lex est quod populus iłbet atque constģtuit”, cioč “legge č quel che il popolo ordina e stabilisce”.
La legge era una fonte speciale del diritto romano e consisteva in una deliberazione avente contenuto normativo, adottata dal popolo, riunito nei comģtia [vedi], su proposta di un magistrato, e con la conferma del Senato.
Ad essa fu successivamente assimilata ogni deliberazione normativa della plebe [vedi plebiscģtum] su proposta di un tribuno della plebe [vedi tribuni plčbis].
Dal punto di vista formale si distinse tra:
— lex rogąta, cioč la legge proposta da un magistrato nei comizi e approvata dal voto di questi;
— lex data, la legge emanata in modo unilaterale dal magistrato, senza il concorso cioč del voto di coloro ai quali si riferiva; tra le leges datę rientravano gli ordinamenti imposti dai magistrati alle colonie, ai municipi, alle province.
Alcuni autori ricordano anche le leges dictę, regolamenti di carattere amministrativo emanati dall’autoritą per disciplinare la riscossione delle imposte o l’esecuzione di grandi imprese.
Il disegno di legge (rogątio) veniva preventivamente approvato in Senato e successivamente esposto in luogo pubblico per almeno tre settimane (trinłndinum), durante le quali il popolo poteva essere riunito dal magistrato per eventuali discussioni. L’atto della pubblicazione recava il nome di promulgątio [vedi] e con esso aveva inizio il procedimento legislativo. La promulgatio fissava anche la data di convocazione dei comizi e della votazione.
Alla mezzanotte del giorno fissato (non si potevano scegliere né i giorni giudiziari, né i giorni festivi) il magistrato, tratti gli auspici, convocava il popolo per le votazioni. Il voto poteva essere espresso o con consenso (uti rņgas - come tu proponi), o con dissenso (antiqua prņbo - approvo la vecchia disciplina) o con un’astensione (non lģquet - non ci si pronuncia). Terminata la votazione, si procedeva al computo dei voti (diribģtio) e alla comunicazione al popolo dell’esito del voto (renuntiątio).
La proclamazione del risultato produceva l’effetto della immediata entrata in vigore della legge.
La legge constava di tre parti: la pręscrģptio che conteneva le indicazioni formali (nome del magistrato proponente, il giorno e il luogo della votazione, la prima unitą comiziale e il primo cittadino votante); la rogątio, cioč il dispositivo della legge; la sąnctio che garantiva l’efficacia della legge sancendo le conseguenze delle violazioni della stessa.
La legge romana aveva efficacia personale, e non gią territoriale, in quanto si applicava a tutti i cives ovunque si trovassero ma non si applicava ai non cittadini, anche se residenti in territorio romano.
Le leges si distinguevano, inoltre, secondo una terminologia tardo classica, in:
— perfectę, se sancivano la nullitą dell’atto contrario alle loro disposizioni (ad es., era perfecta la lex Vocņnia [vedi], che dichiarava nulli i legati fatti per un ammontare maggiore della quota spettante all’erede);
— minus quam perfectę, se non disponevano la nullitą dell’atto, ma una pena a carico del trasgressore (ad es., era minus quam perfecta la lex Furia testamentaria [vedi], che imponeva la pena del quadruplo a chi avesse ricevuto un legato superiore a 1.000 assi);
— imperfectę, se nulla disponevano in caso di trasgressione (ad es., era imperfecta la lex Cincia de donis et munčribus [vedi], che vietava senza, tuttavia, sanzionarla, la donazione oltre una certa misura).