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Dizionario Economico
Interesse

Compenso che spetta a colui che presta una somma di denaro. Dipende dall'ammontare del capitale prestato, dal saggio o tasso di interesse e dal tempo di durata del prestito.
Per molto tempo condannato dalla morale e dalle religioni (in quanto assimilato all'usura), confuso poi con il profitto dalla scuola classica ed in seguito prospettato come componente del plusvalore (v.) nella teoria marxiana, l'interesse è stato oggetto di approfondite analisi da parte della scuola neoclassica.
Nella sua formulazione più semplicistica, l'interesse è determinato dalle attività reali (investimenti e risparmi): coloro che domandano fondi da investire (gli imprenditori) sono disposti a pagare un prezzo (il tasso d'interesse, appunto) pur di avere la disponibilità di questi fondi; coloro che invece offrono fondi (i risparmiatori) devono essere ricompensati per aver procrastinato il loro consumo.
Più raffinata è l'analisi della scuola austriaca (v.): secondo Böhm-Bawerk (v.) il saggio di interesse è l'espressione del grado di preferenza dei beni presenti rispetto a quelli futuri. Questa preferenza dipende dal fatto che il bene presente è sicuro e tangibile mentre quello futuro è incerto; così si giustifica la presenza di un tasso d'interesse positivo che uguagli i beni futuri a quelli attuali.
Tale tasso è, inoltre, tanto più elevato quanto maggiore è il capitale (v.) dato a prestito; da questa affermazione deriva il fatto che il capitale è funzione crescente del tasso d'interesse.
Al contrario la domanda di capitali risulta essere funzione inversa dell'interesse; infatti, un aumento delle richieste di capitali, in obbedienza alla legge dei rendimenti decrescenti (v.), comporta un calo del tasso d'interesse.
L'intersezione tra domanda ed offerta di capitale determina il tasso d'interesse effettivo del mercato.
Lo svedese Wicksell, sviluppando il pensiero di Böhm-Bawerk, fa coincidere il tasso effettivo con il tasso del mercato monetario. Tale tasso è fissato dalle banche, principali dententrici della moneta disponibile, ed è uguale alla produttività marginale del capitale.
Sempre seguendo l'impostazione data dalla scuola austriaca e sempre tenendo conto del complesso legame che sussiste tra capitale e interesse, I. Fisher (v.) pone in evidenza come vi sia una preferenza temporale per i beni presenti rispetto a quelli futuri dovuta all'impazienza dei soggetti economici a soddisfare i propri bisogni nel breve periodo. Soltanto qualora si raggiunga un equilibrio nel mercato dei capitali tra i diversi saggi di impazienza (normalmente condizionati da fattori soggettivi quali la disponibilità presente e futura di alcune risorse o la sottostima dei bisogni futuri) ed i saggi di opportunità di investimento vi sarà una determinazione del saggio d'interesse.
Secondo il pensiero di Keynes (v.) la giustificazione di un saggio di interesse è data dal fatto che se il mutuante non fosse ricompensato preferirebbe detenere denaro in forma liquida piuttosto che prestarlo (v. Preferenza per la liquidità).
Keynes, analizzando la domanda di risparmio (e di investimento), confronta il tasso d'interesse, che è funzione inversa degli investimenti, all'efficienza marginale del capitale (v.); quest'ultima è definita come quel saggio d'interesse che eguaglia il valore attuale dei rendimenti netti di un investimento al costo dell'investimento stesso. In pratica, affinché un investimento sia profittevole è necessario che l'efficienza marginale del capitale sia sempre superiore al tasso d'interesse. Ragionando per aggregati, una politica d'espansione del credito portando il tasso d'interesse al di sotto dell'efficienza marginale del capitale, comporterà un'espansione degli investimenti e del reddito nazionale.

Approfondimento: Ogni uomo deve essere perfettamente libero di perseguire il proprio interesse.