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S.I.M.
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Tutte le voci sono tratte dal Nuovo Dizionario Giuridico

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Dizionario Giuridico
Stato
 
() di abbandono del minore (d. civ.)
Condizione in cui versa il minore [Minore età] che sia totalmente o parzialmente privo di assistenza morale e materiale (intesa come quell'insieme di cure e prestazioni necessarie al suo sano sviluppo psicofisico) da parte dei genitori e dei parenti tenuti a provvedervi (generalmente quelli entro il quarto grado). Non configura una ipotesi di (—) la carenza della sola assistenza materiale per ristrettezze economiche ove le cure affettive e fisiche e, più in generale, la condotta complessivamente tenuta dai genitori siano tali che lo stato di indigenza non possa recare alcun serio ed irreversibile pregiudizio al processo di formazione della personalità del minore ed alla sua crescita. La stessa Costituzione, peraltro, pone a carico dello Stato l'obbligo di assicurare alle famiglie bisognose i mezzi economici necessari all'assolvimento dei doveri verso la prole, garantendo al minore il diritto di crescere e di essere educato nella famiglia d'origine.
Lo (—) comporta la dichiarazione dello stato di adottabilità [Adozione] da parte del Tribunale per i minorenni, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a forza maggiore di carattere transitorio.
() di guerra (d. cost.)
Lo (—) è deliberato dalle Camere (art. 78 Cost.) e dichiarato dal Presidente della Repubblica (art. 87 Cost.). In particolare la deliberazione dello (—) da parte delle Camere costituisce un atto politico, per il quale non è necessaria una legge formale (anche se si ritiene che quest'ultima sia preferibile, soprattutto perché con essa devono essere conferiti i necessari poteri al Governo).
La deliberazione ha efficacia immediata per l'ordinamento interno, in quanto determina l'entrata in vigore della legislazione eccezionale prevista per il tempo di guerra; la dichiarazione del Presidente della Repubblica non è atto di promulgazione di ciò che hanno deliberato le Camere, ma è solo una mera dichiarazione destinata ad esplicare i suoi effetti verso l'esterno, in quanto lo (—) inizia solo in seguito alla notificazione della dichiarazione stessa allo Stato nemico.
Secondo l'art. 78 Cost., in caso di (—) le Camere conferiscono al Governo i poteri necessari per far fronte ad esso. Si ricordi che l'art. 11 della Costituzione sancisce il principio secondo il quale l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e, pertanto, può entrare in guerra solo a scopo difensivo e non offensivo.
() di necessità nel diritto civile (d. civ.)
Lo (—), come sopra definito, ha rilevanza anche nell'ambito del diritto civile.
Stabilisce infatti l'art. 2045 c.c. che, nel caso in cui un fatto dannoso sia stato compiuto in (—), al danneggiato è dovuta un'indennità determinata dal giudice in via equitativa.
La previsione della suddetta indennità distingue il fatto commesso in (—) da quello commesso per legittima difesa.
Secondo taluni autori lo (—) è applicabile, ricorrendone i presupposti, anche nell'ambito della responsabilità contrattuale, comportando la corresponsione non dell'integrale risarcimento del danno, ma di un'equa indennità.
() di necessità nel diritto penale (d. pen.)
L'art. 54 c.p. codificando il principio necessitas non habet legem dispone che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri (in quest'ultima ipotesi configura il c.d. soccorso di necessità) dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.
Lo (—) viene configurato come una scriminante, il cui fondamento va ravvisato in un bilanciamento d'interessi: poiché uno dei due interessi in conflitto è destinato a soccombere, l'ordinamento non esprime alcuna preferenza tra di essi, purché l'interesse sacrificato sia di rango inferiore o equivalente rispetto a quello salvato.
La situazione di pericolo deve presentare i seguenti caratteri:
il pericolo deve essere attuale: si richiede cioè che la probabilità dell'evento temuto sussista nel momento del fatto;
oggetto del pericolo deve essere un danno grave alla persona: danno che tocca non solo l'integrità fisica, ma anche i beni attinenti alla sfera morale dell'uomo, tra cui la libertà personale, la libertà sessuale, il pudore, e l'onore;
la situazione di pericolo non deve essere causata volontariamente.
Lo (—) non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. Tale dovere può discendere direttamente da una norma giuridica, inerire all'esercizio di una funzione o all'espletamento di un servizio, o anche derivare da un contratto.
Per ciò che concerne la condotta lesiva occorre la necessità di salvarsi; il pericolo non deve essere altrimenti evitabile; la proporzione fra fatto lesivo e pericolo: in particolare, in passato si riteneva che la proporzione dovesse intercorrere fra i beni confliggenti, con la conseguenza che il bene sacrificato dall'azione necessitata non può mai essere maggiore di quello posto in salvo. Attualmente si ritiene che la valutazione debba riguardare tutti gli elementi della situazione di fatto, quali le modalità di realizzazione, il grado di pericolo che minaccia il bene e la possibilità di salvarlo mediante l'azione necessitata.

Si noti infine che a differenza della legittima difesa che postula la reazione sempre rivolta contro l'aggressore, nello (—) il fatto necessitato presenta una impersonale direzione e quasi sempre lo subisce un terzo incolpevole.