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Dizionario della Filosofia Politica
Società

Termine con il quale si indica ogni raggruppamento più o meno stabile di individui, regolato da norme e caratterizzato dall’esistenza di rapporti intersoggettivi (di valore morale, economico, giuridico) e dal perseguimento da parte degli individui stessi di obiettivi comuni.
La (—) si distingue dalla mera coesistenza (possibile anche tra esseri non sensitivi) e dalla convivenza (che può sussistere anche tra soggetti irragionevoli).
Nel linguaggio contemporaneo il termine (—) è spesso accompagnato dall’aggettivo civile. L’espressione «società civile» riprende il termine latino societas civilis, che traduce l’espressione greca koinia politiké, utilizzata da Aristotele per indicare un’organizzazione politica composta da una pluralità di uomini liberi.
Il concetto di (—) come legame naturale tra tutti gli individui, indipendente da qualsiasi eventuale affinità politica, fu tipico del pensiero greco (soprattutto degli stoici) e, tuttavia, già Aristotele aveva sostenuto la naturale socievolezza dell’essere umano e la impossibilità per questi di vivere isolato.
La concezione contrattualistica [vedi Contrattualismo], variamente espressa da Hobbes, Locke e Rousseau, individuò nello stato sociale (frutto di un patto interessato tra gli individui) un momento successivo allo stato di natura e il luogo in cui il singolo riusciva comunque a conservare una propria individualità e autonomia.
Le teorie organicistiche (naturalistiche e idealistiche), invece, affermarono l’indissolubile identità tra (—) e individuo. Secondo il filosofo e sociologo francese A. Comte (1798-1857), ad esempio, nell’ordine sociale va ravvisata l’espressione del consenso delle parti al tutto e l’inevitabile dismissione nella società da parte dell’individuo della propria autonomia.
Per Marx la mera esistenza dell’essere umano è già un’attività sociale.
Nelle teorie filosofiche della (—) è preso ad oggetto anche il problema del rapporto tra quest’ultima e lo Stato. La separazione concettuale tra (—) e Stato si profila con Hobbes, secondo il quale tra la società civile (che è il luogo in cui i privati svolgono le loro attività ed in cui si manifesta una serie di interessi spesso conflittuali) e il sovrano intercorre il patto che fonda lo Stato. A quest’ultimo, dunque, spetta il compito di tutelare la società civile.
Attualmente, vi sono due principali linee di tendenza: la prima difende la società civile dalle intromissioni dello Stato; la seconda, partendo dalle necessità e dai bisogni della società civile, cerca di definire un nuovo ruolo per lo Stato.
Viene in tal modo messa in crisi la stessa idea di (—) come luogo «non politico». Il concetto di (—) si politicizza e cade in crisi, soppiantato da quello di comunità, presente con diverse accezioni nel pensiero politico europeo e americano della seconda metà del XX secolo.