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Macedonia
Macrino
Maggiorano
Magia
Magis imperii quam iurisdictionis
Magģster bonņrum
Magister census
Magister čquitum
Magister mģlitum
Magister nąvis
Magģster officiņrum
Magistrątus
Magno di Narbona
Magno Massimo
Maičstas
Mala fģdes supervčniens non nņcet
Malefģcium
Maleventum (Battaglia di)
Malģtia słpplet ętątem
Mąlum cąrmen incantąre
Malversazione
Mamertini
Mamurra
Mancipątio
Mancipątio a non dņmino
Mancipatio famģlię
Mancipatio fidłcię causa
Mancipatio nłmmo uno
Mancipątio servitłtis
Mancģpio accģpiens
Mancģpio dąns
Mancģpium
Mandąta prģncipum
Mandątum
Mandatum ad agčndum
Mandatum ad custodičndum
Mandątum adełndę hereditątis
Mandątum pecłnię credčndę
Mandątum post mņrtem
Manģlii venąlium vendendņrum lčges
Manilio (Manio)
Manumģssio
Mąnus
Manus iničctio
Manus maritąlis
Marcello (Ulpio)
Marcha [Marchio]
Marciano
Marciano (Elio)
Marco Antonio
Marco Aurelio
Marco Porcio Catone
Marco Tullio Cicerone
Marcomanni
Mario
Masada
Massa edictąlis
Massa papinianea
Massa sabiniana
Masse bluhmiane
Massenzio
Massimiano
Massimino
Massimino Daia
Masurio Sabino
Mater famģlias
Mater semper certa, pater numquam
Matrimņnium
Mauretania
Meciano L. Volusio
Medium litis
Mčmbrum rłptum
Mentecąptus
Merx
Mesia
Metąlla (vel metallum)
Metrocómię
Mčtus
Mčtus ab extrģnseco
Metus ab intrģnseco
Metus reverentiąlis
Militia armata e palatina
Minņres XXV annņrum
Minņris petģtio
Mģnus dģxit quam vņluit
Minus pčtere
Minus quam perfčctę
Mģssio in bņna
Missio in bona rei servandę causa
Missio in possessiņnem
Misteri
Misthoprasia
Modestino (Erennio)
Modus legis Cincię
Mņdus [Misura]
Mņdus [modo od onere]
Mohątra
Mommsen Theodor
Mņnstrum vel prodģgium
Monumenta Manģlii
Mņra accipģendi (o credčndi)
Mora ex persņna
Mora ex re
Mora solvčndi
Mņres maiņrum
Mņrs lģtis
Mņrtis causa
Mortis causa cąpio
Motivo
Mucio Scevola (Publio)
Mucio Scevola (Quinto)
Młlier
Młlta pœnitentiąlis
Multę (vel mulctę) dģctio
Młndus mulģebris
Młnera mixta
Munera patrimoniąlia
Munera personąlia
Munera publica
Municģpium
Munus
Mutątio iłdicis
Mutatio libčlli
Mutatio rči
Mutua petitio
Młtuum



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Manumģssio [Affrancazione]

La (—) era uno degli atti con cui lo schiavo acquistava lo status libertątis [vedi status]: si trattava di un atto irrevocabile, che tollerava, perņ, l’apposizione di condizioni; lo schiavo affrancato era detto libčrtus [vedi libertģnitas].
I modi di manumissio, secondo il ius civile (c.d. manumissiones iustę ac legitimę), che producevano l’effetto di rendere il servo libero e cittadino romano, furono:
— la (—) vindģcta: consisteva in un finto processo nel quale un cittadino, il cd. adsčrtor in libertątem o libertatis, in forma solenne, dichiarava nei confronti del padrone, lo stato di libertą dello schiavo (vindicątio ex servitłte in libertątem); non opponendosi il dņminus [vedi] a tale dichiarazione, il magistrato pronunciava l’addģctio libertatis, confermava, cioč, la dichiarazione dell’adsertor. In seguito si diede meno rilievo ad elementi formali (simboli e cerimoniali), ritenendosi sufficiente che il padrone dichiarasse dinanzi al magistrato la sua volontą di affrancazione.
La (—) poteva anche essere fatta dinanzi ad un magistrato in trąnsitu, cioč senza alcuna solennitą, “durante il suo passaggio”;
— la (—) cčnsu: veniva compiuta dal padrone e consisteva nell’iscrivere lo schiavo che si voleva affrancare nelle liste dei cittadini;
— la (—) testamento: consisteva nella dichiarazione, fatta dal dominus nel proprio testamento, di voler affrancare il proprio schiavo. Essa poteva aver luogo in due modi:
— dirčctis včrbis, cioč quando era ordinata direttamente dal testatore, con la conseguenza che lo schiavo diventava libero al momento dell’accettazione dell’ereditą da parte dell’erede: lo schiavo diventava libertus orcģnus;
— per fideicommģssum, quando il testatore imponeva all’erede, al legatario o al fedecommissario l’obbligo di liberare un servo determinato: il manomesso diventava libertus del manomittente.
Nel periodo repubblicano prevalsero forme meno solenni, (c.d. manumissio iure prętorio) che producevano effetti giuridici limitati. Si diffuse la (—) inter amģcos, che avveniva in forma orale davanti a testimoni; tale dichiarazione, tuttavia, proprio perché priva di forme solenni, non aveva effetti civili, per cui non era raro il caso in cui il padrone, pentitosi, rivendicasse il suo dominio sul servo. Per ovviare a questo inconveniente, il pretore col tempo finģ col precludere al padrone la rči vindicątio (c.d. petģtio ex libertate in servitutem), creando cosģ una forma di libertą di fatto.
In epoca classica e postclassica dalla (—) inter amicos derivarono due autonome forme di manumissiņnes: la (—) per epģstulam, consistente in uno scritto indirizzato ad una persona, in cui era espressa la volontą di liberare lo schiavo, e la (—) per mčnsam, cioč quella fatta durante un banchetto alla presenza dei commensali. Gli affrancati iure prętorio, subivano delle limitazioni in campo pubblicistico, essendo privi del ius suffragii [vedi] e del ius honorum [vedi].
Comune all’epoca repubblicana e classica č anche la (—) fideicommissąria, rimessa per fedecommesso all’erede e che attribuiva al servo, in caso di inottemperanza dell’erede, il diritto di adire il magistrato per ottenerla.
Alla fine dell’epoca repubblicana, per impedire che il proliferare indiscriminato di affrancazioni permettesse l’acquisto della cittadinanza romana ad un numero eccessivo di schiavi, intervennero due leggi, la lex Fufia Canģnia [vedi] del 2 a.C. e la lex Ęlia Sentia [vedi] del 4 d.C.:
— la lex Fufia Caninia stabilģ che per testamento poteva essere manomesso solo un numero di schiavi proporzionale a quelli posseduti dal testatore;
— la lex Ęlia Sentia, a sua volta, stabilģ tre principi:
— erano vietate le affrancazioni in frode ai creditori;
— non divenivano cittadini romani, ma soltanto Latini [vedi] (detti, appunto, Latini Ęliąni dal nome della legge) gli schiavi minori di 30 anni o affrancati da padroni minori di 20 anni, salvo l’esistenza di una iłsta causa dimostrata al cospetto del c.d. consģlium (consesso di cittadini);
— gli schiavi gią puniti per aver commesso qualche delitto, se affrancati, si ritrovavano nella condizione di peregrģni deditģcii, che non potevano risiedere entro cento miglia dalla cittą di Roma, non avevano capacitą né di disporre né di ricevere per testamento e non potevano mai diventare cittadini romani.
In epoca imperiale, sotto l’influsso del Cristianesimo, venne introdotta una nuova forma di affrancazione, la (—) in sacrosąnctis ecclčsiis, consistente in una solenne dichiarazione di voler liberare il servo fatta dal dņminus davanti all’autoritą ecclesiastica.
Con Giustiniano, infine, si affermņ definitivamente il principio del fąvor libertątis [vedi] con la conseguenza che ebbe effetto di affrancazione qualsiasi manifestazione di volontą in tal senso espressa dal padrone, con piena libertą di forma: fu abrogata del tutto la lex Fufia Caninia e quasi del tutto la lex Ęlia Sentia, riconoscendosi ai Latini Iuniąni [vedi] e ai deditģcii Ęliani [vedi] la libertą e la cittadinanza romana.