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Ebbrezza
Eccessiva onerosità
Eccesso di potere
Eccezione
Economicità
Editio actionis
Edizione
Effetti del negozio
Effetti penali della condanna
Effetto cambiario
Efficacia
Eguaglianza
Electio amici
Elettorato
Elettrodotto
Elezione di domicilio
Elezioni
Elisione dell’imposta
Elusione fiscale
Emancipazione
Embargo
Emblema
Emendamento
Emendatio libelli
Emigrazione
Emptio non tollit locatum
Emptio rei speratae
Emptio spei
Emulazione
Energia
Enfiteusi
Engineering
Ente di fatto
Ente morale
Ente non profit
Ente pubblico
Entrata in vigore della legge
Equa riparazione
Equità
Equo canone
Erede
Eredità
Erga omnes
Ergastolo
Errore
Errore giudiziario
Errores in iudicando e in procedendo
Esame contabile
Esame delle parti
Esame di Stato
Escussione
Esdebitazione
Esecutivo
Esecutore testamentario
Esecutorietà
Esecuzione
Esecuzione forzata
Esecuzione penale
Esenzione fiscale
Esercizio sociale
Esimenti
Esperimenti giudiziali
Esposto
Espromissione
Espropriazione forzata
Espropriazione per pubblica utilità
Espulsione dello straniero
Esternazione
Estimatoria
Estimatorio
Estorsione
Estradizione
Estromissione dal processo
Eutanasia
Evasione fiscale
Evidenza pubblica
Evizione
Ex nunc, ex tunc
Exceptio doli
Exequatur
Exit poll
Extracomunitari
Extrapetizione
Extraterritorialità


Tutte le voci sono tratte dal Nuovo Dizionario Giuridico

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Dizionario Giuridico
Accertamento
Negozio di () (d. civ.)
È il negozio con il quale le parti accertano una situazione giuridica preesistente al fine di eliminare lo stato d'incertezza sulla sua effettiva consistenza, fissandone definitivamente l'ambito e gli effetti.
Tale figura non è unanimemente accettata in dottrina, in quanto si eccepisce che il potere accertativo è esclusivo del giudice e non delle parti. Tuttavia, si ritiene in prevalenza che appartenga all'autonomia negoziale delle parti la facoltà di precludere, con un negozio di (—), eventuali controversie derivanti da una incertezza sulla situazione esistente tra loro.
Effetto del negozio di (—) è quello di vincolare le parti a non rimettere in discussione il rapporto che con tale negozio è stato definito.
Le differenze fra negozio di (—) e transazione possono essere agevolmente delineate se si considera che il primo si limita a fotografare e fissare la situazione preesistente, precludendo ogni altra contestazione; con la seconda, invece, le parti vogliono eliminare una lite attuale o potenziale, modificando un rapporto preesistente e facendosi reciproche concessioni col disporre dei propri diritti.
() dell'attivo (d. fall.)
[Liquidazione (dell'attivo)].
() del passivo (d. fall.)
Fase della procedura fallimentare che ha la funzione di verificare quanti creditori esistono e quanti fra loro vantino, nei confronti degli altri, titoli preferenziali. Essa serve ad accertare i crediti ammessi al concorso e quelli di restituzione o rivendicazione di beni mobili o immobili eventualmente in possesso del fallito ma appartenenti a terzi estranei al fallimento. A questo fine, il curatore, esaminate le scritture dell'imprenditore e altre fonti di informazione, comunica senza indugio ai creditori e ai titolari di diritti reali o personali su beni mobili e immobili di proprietà o in possesso del fallito che possono partecipare al concorso depositando nella cancelleria del tribunale domanda di ammissione al passivo
A seguito del deposito delle domande di ammissione al passivo, il curatore predispone elenchi separati dei creditori e dei titolari di diritti su beni mobili e immobili di proprietà o in possesso del fallito, rassegnando per ciascuno le sue motivate conclusioni.
All'udienza fissata per l'esame dello stato passivo, il giudice delegato, con decreto succintamente motivato (novità inserita nell'art. 96 R.D. 267/1942 dal D.Lgs. 169/2007) accoglie in tutto o in parte, respinge o dichiara inammissibile le domande di ammissione al passivo.
Terminato l'esame di tutte le domande, il giudice delegato forma lo stato passivo e lo rende esecutivo con decreto depositato in cancelleria.
() giudiziale della paternità e maternità (d. civ.)
[Dichiarazione (giudiziale di maternità o paternità naturale)].
() tecnico (d. proc. civ.)
Complesso di operazioni dirette a far acquisire al giudice cognizioni tecniche sui fatti di causa, di cui egli non ha la conoscenza (ad esempio verifica dello stato di fatiscenza di un edificio) o a fornire elementi di supporto nella valutazione di prove già acquisite (art. 696 c.p.c.).
Oggetto dell'(—) o dell'ispezione giudiziale preventiva è evitare che si disperdano gli elementi di prova utilizzabili nel giudizio di merito perché deteriorati o modificati.
Il legislatore è intervenuto con il cd. decreto competitività (D.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005) per ammettere l'(—) e l'ispezione giudiziale anche sulla persona dell'istante e sulla persona nei cui confronti è proposta l'istanza, sempre che ne ricorra l'urgenza. Inoltre, il decreto competitività ha ammesso che l'accertamento tecnico possa comprendere anche valutazioni in ordine alle cause e ai danni relativi all'oggetto della verifica.
() tecnico (d. proc. pen.)
Nel caso delle indagini preliminari possono rendersi necessarie particolari investigazioni che richiedano competenze tecniche specifiche. Al riguardo il c.p.p. prevede varie categorie di (—):
a) quelli urgenti su luoghi, cose o persone, che sono di competenza della polizia giudiziaria quando vi sia il pericolo di alterazioni o modificazioni (art. 354 c.p.p.);
b)  quelli che, per analoghi motivi, può effettuare il P.M., seguendo la particolare procedura descritta nell'art. 360 c.p.p. [Accertamenti tecnici non ripetibili];
c) quelli che rientrano nel naturale svolgimento dell'indagine e sono suscettibili di reiterazione (art. 359 c.p.p.).
Si tratta di attività che, per le peculiari caratteristiche valutative, vengono svolte da esperti (definiti dal codice consulenti tecnici [Consulenza tecnica]) e che, per le ipotesi sub a) e b), entrano a far parte del fascicolo per il dibattimento (art. 431 c.p.p.), potendo, quindi, utilizzarsi ai fini della decisione. A cagione di ciò, la legge esige in tali casi la forma del verbale (art. 373, co. 1, lett. e); art. 357 co. 2, lett. e), c.p.p.) mentre per quelli ripetibili il P.M. può redigere un verbale in forma riassuntiva o, nei casi di (—) di modesta entità, mere annotazioni (art. 373 c.p.p.).