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Baccanali
Balbino (Celio Calvino)
Basilica
Bávari
Belgica
Bèllum
Benefìcia herèdis
Benefìcium
Beneficium abstinèndi
Benefìcium cedendàrum actiònum
Beneficium competèntiæ
Beneficium divisiònis
Beneficium excussiònis (o òrdinis)
Beneficium inventàrii
Benefìcium separatiònis
Berito (scuola di)
Bèstiis òbici
Betica
Bigamia
Bitinia
Bòna adventìcia (o pecùlium adventìcium)
Bona cadùca
Bona extra dotem
Bòna fìdes
Bona matèrna
Bona materni gèneris
Bona receptìcia
Bona vacàntia
Bona vi rapta
Bòni mòres
Bonòrum cèssio
Bonorum distràctio
Bonòrum èmptor
Bonorum magìster
Bonorum possèssio
Bonorum possessio contra tàbulas
Bonorum possessio cum re
Bonorum possessio secùndum tabulas
Bonorum possessio sine re
Bonorum possessio sine tàbulis
Bonorum possessio ventris nomine
Bonòrum sèctio
Bonorum sector
Bonorum separàtio
Bonorum vendìtio
Bònum et æquum
Bònus pater familias
Bonæ fìdei iudìcium
Bosforo
Boviano (Battaglia di)
Brachylogus iuris civilis
Brephotrophium
Breviàrium Alarìci vel Alariciànum
Britannia
Broccardo
Bruto (M. Giunio)
Bruto Lucio Giunio
Bústum



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Negozio giuridico

Il (—) può essere definito come quell’atto giuridico lecito i cui effetti non sono predeterminati dalla legge, ma sono liberamente determinabili dalle parti, in conformità alla volontà espressa ed alla causa, cioè al fine economico-sociale che l’atto è obiettivamente capace di raggiungere.
Il diritto romano non ebbe consapevolezza del concetto di negozio giuridico e non ne elaborò una teoria generale che è, invece, frutto della dottrina tedesca del secolo scorso; mancò del tutto l’elaborazione di una figura generale a cui fossero riconducibili tutti gli atti giuridici volontari. I giuristi romani si limitarono ad approfondire le tematiche relative a singoli tipi di negozio giuridico, senza percepire l’appartenenza di ciascuno al gènus [vedi]). Purtuttavia, l’approfondimento dogmatico anzidetto portò all’individuazione di elementi suscettibili di generale applicazione per tutti i negozi giuridici: si pensi alla condizione (condìcio), al termine (dìes) od ai vizi della volontà come dolo, violenza ed errore, suscettibili di inficiare ogni atto giuridico.
Secondo parte della dottrina, furono anche individuati i requisiti fondamentali di validità, tendenzialmente propri di ogni (—):
possibilità dell’oggetto, che doveva essere in rerum natura (non era, ad es., valida una stipulàtio [vedi] avente ad oggetto una cosa già distrutta da un incendio);
liceità: lo scopo perseguito doveva essere lecito ossia consentito dall’ordinamento giuridico (non era, ad es. valida una stipulatio da cui derivassero limiti alla libertà testamentaria);
legittimazione: ciascun soggetto poteva compiere soltanto negozi giuridici riguardanti la propria sfera giuridica;
alternatività degli effetti: i negozi giuridici potevano produrre soltanto effetti reali od obbligatori.
Caratteristica del diritto romano fu la distinzione tra negozi iùre civili e negozi iure honorario (o prætorio), a seconda che fossero previsti dal ius civile [vedi] o, invece, manifestazioni di volontà che, pur se non produttive di effetti giuridici per il ius civile, creavano situazioni protette dal ius honorarium [vedi], cioè dal pretore nell’esercizio della sua funzione giurisdizionale (esempio tipico di negozio iure honorario era il pactum de non petèndo [vedi]).
Ai negozi iure civili i Romani contrapponevano anche i negotia iuris gèntium [vedi ius gentium]: i primi, tutti atti solenni, potevano essere stipulati solo da e fra cittadini romani; i secondi anche dai peregrini [vedi].
Anche in diritto romano, come nel diritto vigente, si distingueva tra:
— negozi unilaterali e bilaterali;
— negozi solenni e non solenni;
— negozi causali ed astratti;
— negozi inter vivos e mortis causa [vedi].