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Vacątio legis
Vacua possčssio
Vacunalia
Vądes
Vadiatłra
Vadimņnium
Vadimonium Romam faciendum
Vagitus
Valente
Valente Lucio Fulvio Alburnio
Valentiniano I
Valentiniano II
Valentiniano III
Valeria, Via
Valeriano
Vandali
Varię causąrum figłrę
Varo
Vaticana Fragmenta
Vaticinątio
Vectģgal
Veio
Vendģtio
Venditio ususfructus
Venditor
Včnia ętątis
Verba certa
Verberatio
Vercingetorige
Verus procurątor
Vespasiano Tito Flavio
Vestales
Vetustas servitutis (o pręrogativa temporis)
Vexata quęstio
Via
Vicąrius
Vicģnitas
Vicomagģstri
Vigintiprģmi
Vigintivirątus
Vigintģviri
Vim vi repčllere lģcet
Vģminale
Vģndex
Vindex libertątis
Vindicatio caducorum
Vindicątio in libertątem
Vindicątio in servitłtem
Vindicątio partiąria
Vindicatio pģgnoris
Vindicatio rči
Vindicątio servitłtis
Vindicatio ususfrłctus
Vindicię
Vindicta
Viriato
Vis
Vis absoluta
Vis ac potestas in capite libero
Vis animo illata
Vis compulsģva
Vis mąior (cłi resģsti non pņtest)
Vis [Crimen]
Visigoti
Vita
Vitellio
Vitiąntur et vģtiant
Vitiantur sed non vitiant
Vittoria di Pirro
Viventi nulla hereditas
Vivi cremątio
Vizi della volontą negoziale
Vocątio ab intestąto
Vocatio ad hereditątem
Vocatio contra testamentum
Vocątio in ius
Vocątus ad hereditątem
Volenti non fit iniuria
Volsci
Votum
Vłlgo concčptus



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Negozio giuridico

Il (—) puņ essere definito come quell’atto giuridico lecito i cui effetti non sono predeterminati dalla legge, ma sono liberamente determinabili dalle parti, in conformitą alla volontą espressa ed alla causa, cioč al fine economico-sociale che l’atto č obiettivamente capace di raggiungere.
Il diritto romano non ebbe consapevolezza del concetto di negozio giuridico e non ne elaborņ una teoria generale che č, invece, frutto della dottrina tedesca del secolo scorso; mancņ del tutto l’elaborazione di una figura generale a cui fossero riconducibili tutti gli atti giuridici volontari. I giuristi romani si limitarono ad approfondire le tematiche relative a singoli tipi di negozio giuridico, senza percepire l’appartenenza di ciascuno al gčnus [vedi]). Purtuttavia, l’approfondimento dogmatico anzidetto portņ all’individuazione di elementi suscettibili di generale applicazione per tutti i negozi giuridici: si pensi alla condizione (condģcio), al termine (dģes) od ai vizi della volontą come dolo, violenza ed errore, suscettibili di inficiare ogni atto giuridico.
Secondo parte della dottrina, furono anche individuati i requisiti fondamentali di validitą, tendenzialmente propri di ogni (—):
— possibilitą dell’oggetto, che doveva essere in rerum natura (non era, ad es., valida una stipulątio [vedi] avente ad oggetto una cosa gią distrutta da un incendio);
— liceitą: lo scopo perseguito doveva essere lecito ossia consentito dall’ordinamento giuridico (non era, ad es. valida una stipulatio da cui derivassero limiti alla libertą testamentaria);
— legittimazione: ciascun soggetto poteva compiere soltanto negozi giuridici riguardanti la propria sfera giuridica;
— alternativitą degli effetti: i negozi giuridici potevano produrre soltanto effetti reali od obbligatori.
Caratteristica del diritto romano fu la distinzione tra negozi iłre civili e negozi iure honorario (o prętorio), a seconda che fossero previsti dal ius civile [vedi] o, invece, manifestazioni di volontą che, pur se non produttive di effetti giuridici per il ius civile, creavano situazioni protette dal ius honorarium [vedi], cioč dal pretore nell’esercizio della sua funzione giurisdizionale (esempio tipico di negozio iure honorario era il pactum de non petčndo [vedi]).
Ai negozi iure civili i Romani contrapponevano anche i negotia iuris gčntium [vedi ius gentium]: i primi, tutti atti solenni, potevano essere stipulati solo da e fra cittadini romani; i secondi anche dai peregrini [vedi].
Anche in diritto romano, come nel diritto vigente, si distingueva tra:
— negozi unilaterali e bilaterali;
— negozi solenni e non solenni;
— negozi causali ed astratti;
— negozi inter vivos e mortis causa [vedi].