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Ubi čadem lčgis ratio, ibi eadem legis disposėtio
Ubi lex vōluit dėxit, ubi nōluit tācuit
Ubi tu Caius et ego Caia
Ulpiano
Ųltra dimėdium
Ultra quārtum
Ultra vėres hereditātis
Una res est in obligatiōne, duæ autem in facultāte solutiōnis
Una tāntum
Unciæ
Univčrsitas bonōrum
Universitas fācti
Universitas iųris
Universitas rčrum
Universitātes personārum
Unni
Unus testis, nullus testis
Ųsque ad sėdera, usque ad ėnferos
Usucāpio
Usucāpio libertātis
Usucapio lucrativa
Usucāpio pro herčde
Usurecčptio
Usurpātio
Usurpatio trinōctii
Usųræ
Usuræ moratōriæ
Usuræ usurārum
Usus
Usus maritālis
Usus sine fructu
Ususfrųctus
Ususfrųctus repetėtus
Utendum datum
Utčrque ōrdo
Uti lingua nuncupāssit, ita iųs esto
Uti, frui habere, possidere
Utile per inutile non vitiātur
Utėliter cœptum
Utilizzazione (Principio di)
Uxor in manu



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Novātio [Novazione; cfr. artt. 1230 ss. c.c.]

Modo di estinzione ėpso iųre [vedi] e di modificazione delle obbligazioni [vedi obligātio], consistente nella sostituzione di una nuova obbligazione ad una precedente, con la conseguente estinzione di quest’ultima.
Essa produceva un duplice effetto: estintivo della prėor obligātio (obbligazione precedente), costitutivo della nova obligatio (nuova obbligazione).
I Romani utilizzarono a tal fine l’istituto della c.d. stipulātio novatoria [vedi stipulatiōnes novatoriae].
Per la realizzazione della (—) era necessario che la nuova obbligazione avesse ad oggetto la medesima prestazione di quella precedente e, nello stesso tempo, presentasse anche qualche elemento di novitā (āliquid novi). Difatti se mancava il requisito della identitā del debito non si aveva (—), bensė cumulo delle due prestazioni, mentre se mancava l’aliquid novi, la stipulatio era nulla, perché inutile.
A seguito della (—) si estinguevano anche i rapporti accessori e gli eventuali interessi connessi all’obbligazione precedente.
Gaio
[vedi] distingueva, inoltre, la (—) a re in personam, ricorrente quando un debito si trasformava in uno dei due contratti formali tipici della expensilātio [vedi] e della stipulatio [vedi], dalla (—) a persona in personam, ricorrente, invece, quando si sostituiva o il debitore per mezzo della expromėssio [vedi] o il creditore attraverso la delegātio [vedi].
In epoca giustinianea, la (—) si svincolō dalla necessitā del requisito della identitā del debito e da qualunque altro requisito formale, ritenendosi necessario e sufficiente il consenso delle parti, cioč la volontā, espressamente manifestata dalle stesse, di estinguere l’obbligazione originaria, c.d. animus novāndi [vedi]. Si distingueva, altresė, la (—) soggettiva da quella oggettiva, a seconda dell’elemento cui si riferiva l’innovazione:
— la (—) oggettiva era caratterizzata dalla modificazione del titolo o di un elemento accidentale [vedi accidentālia negōtii] del rapporto ovvero dall’inserzione di una condizione [vedi condėcio] o di un termine [vedi dėes] ad una precedente obbligazione;
— la (—) soggettiva consisteva nel mutamento di uno dei soggetti del rapporto obbligatorio e consentiva di raggiungere il medesimo risultato che oggi si ottiene facendo ricorso alla cessione del credito [cfr. art. 1260 c.c.] istituto, invece, ignoto al diritto romano.