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Dizionario di Scienze Psicologiche
Bruner, Jerome Saymour
Psicologo americano (New York, 1915). Docente di psicologia all'Università di Harvard e professore emerito alla New York University, dopo le prime ricerche sulle conseguenze del dopoguerra nella psicologia sociale, si è occupato costantemente di processi percettivi e dell'influenza dei fattori sociali nello sviluppo cognitivo. Nel 1959 fu animatore della Conferenza di Woods Hole, tesa a migliorare e rendere più efficienti i programmi scolastici e i metodi di insegnamento. A partire da questa esperienza si sviluppa il suo nuovo indirizzo di ricerche, che si pone in forte contrasto con il comportamentismo pragmatista. Decisiva fu in questo senso la sua polemica a distanza con Dewey, confluita in un testo-chiave: Dopo Dewey. Il processo di apprendimento nelle due culture (1964). Altre opere: Lo sviluppo cognitivo (1966); Il conoscere. Saggi per la mano sinistra (1968); Il significato dell'educazione (1971); La mente a più dimensioni (1984); Verso una teoria dell'istruzione (1991); La ricerca del significato. Per una psicologia culturale (1992); La cultura dell'educazione (1996). Contrariamente all'approccio di Piaget (da cui comunque l'opera di B. è largamente influenzata), lo sviluppo cognitivo non si realizza attraverso una sequenza fissa di stadi; l'intelligenza è infatti piuttosto definibile come capacità di mettere in atto una serie di strategie e procedure per risolvere problemi, per analizzare le informazioni e codificarle. B. attribuisce da questo punto di vista grande importanza alla situazione e al contesto in cui si affrontano i problemi (ossia ai fattori sociali), ma anche ai fattori motivazionali (fattori individuali). Lo sviluppo cognitivo è il passaggio da sistemi poveri a sistemi sempre più ricchi ed efficaci nell'elaborazione delle informazioni. Tale passaggio avviene attraverso tre forme di rappresentazione: l'azione, l'immagine e il linguaggio; cui corrispondono tre diversi tipi di rappresentazione cognitiva: esecutiva, iconica, simbolica. Nella rappresentazione esecutiva, tipica dei primi mesi di vita, il bambino utilizza la manipolazione, la percezione, l'attenzione e l'interazione sociale; ha una conoscenza motoria della realtà (che permane a volte nell'età adulta), ossia apprende e comprende agendo. L'azione è intenzionale, ma per B. l'intenzione precede l'azione, a differenza di Piaget. Lo sviluppo motorio e manipolatorio è un processo costruttivo, controllato dagli scopi del soggetto e dalle esigenze ambientali; la rappresentazione iconica codifica la realtà mediante rappresentazioni mentali e immagini interne, che rappresentano una riorganizzazione mentale della realtà. La fase della rappresentazione iconica, che si serve delle immagini, permane fino ai sei-sette anni, ma non esclude che il bambino possa ricorrere alla rappresentazione successiva, che è quella simbolica, già dai due anni; la rappresentazione simbolica è un'espressione della realtà attraverso segni e simboli convenzionali, ossia stabiliti socialmente. La parola rappresenta il significato dell'oggetto ed esprime un concetto. Quando il bambino impara a parlare, ha a disposizione un sistema di codifica più efficace e flessibile di quelli precedenti. A differenza della sequenza stadiale di Piaget, le tre forme di rappresentazione di B. non costituiscono una sequenza fissa in cui l'una scompare e l'altra appare, ma tutte coesistono, conservando la propria autonomia. Tutti i processi mentali hanno un fondamento sociale: la struttura della conoscenza umana è influenzata dalla cultura attraverso i suoi simboli e le sue convenzioni. In ogni fase di sviluppo l'attività è guidata sia da scopi individuali, sia dal bisogno di relazioni sociali. L'influenza sociale determina e diffonde i concetti e le categorie condivisi da una cultura e approvati dai membri, facilmente appresi e rappresentati nella mente di ogni individuo. La cultura si riflette, così, nella vita mentale dell'individuo: l'intelligenza costituisce l'interiorizzazione degli strumenti di una cultura.