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Dizionario Economico
Monopolio

Forma di mercato in cui tutta l'offerta di un dato bene o servizio è concentrata nelle mani di un'unica impresa, la quale può influenzare unilateralmente il prezzo di vendita modificando a proprio piacimento la quantità offerta. All'offerta del monopolista si contrappone una domanda frazionata tra numerosi acquirenti.
Le cause che danno origine al monopolio possono essere naturali o legali. Nel primo caso la situazione di monopolio è una conseguenza della presenza, in un determinato settore industriale, di rendimenti di scala (v.) crescenti, cosicché in equilibrio può essere attiva una sola impresa; nel secondo caso, invece, il monopolio si instaura quando, con disposizioni di legge, la produzione e l'offerta di un bene o servizio è attribuita in esclusiva allo Stato o ad un'impresa da esso designata (v. Monopolio legale).
L'espressione monopolio di fatto è invece utilizzata per indicare il caso in cui l'offerta è concentrata nelle mani di un'unica impresa, che si è imposta sul mercato dopo aver eliminato tutte le rivali.
Quest'ultima accezione del termine monopolio, tuttavia, indica un'ipotesi difficilmente riscontrabile nella realtà. In effetti il monopolio è un'ipotesi di studio utilizzata dagli economisti in contrapposizione ad un'altra forma di mercato altrettanto difficilmente configurabile: quella della concorrenza perfetta (v.).
Anche l'impresa monopolistica deve organizzare la propria azione secondo taluni comportamenti che le permettono di rendere massimo il profitto, vale a dire di massimizzare la differenza tra ricavi e costi. Per poter determinare la condizione di equilibrio dell'impresa monopolista è necessario considerare tre variabili: la domanda di mercato, i costi di produzione ed il ricavo del monopolista.
Per definizione, l'impresa monopolista è l'unico venditore di un prodotto. La curva di domanda del mercato che l'impresa deve fronteggiare, quindi, è una curva di domanda che ha inclinazione negativa, nel senso che il mercato è disposto ad assorbire una produzione via via maggiore solo al decrescere del prezzo. Il monopolista, quindi, come unico offerente del prodotto può, entro certi limiti, stabilirne il prezzo variando la quantità prodotta ed immessa successivamente nel mercato.
Per quanto concerne i costi possiamo ipotizzare anche per l'impresa monopolista delle curve del costo medio (v.) e costo marginale (v.) simili a quelle di un'impresa che opera in un regime di concorrenza perfetta.
I ricavi, invece, sono differenti a seconda che si consideri un'impresa che opera in regime di concorrenza perfetta o di monopolio. Nel primo caso, infatti, il prezzo è indipendente dalla quantità di beni venduta per cui il ricavo totale ed il ricavo marginale sono entrambi pari al prezzo; vendendo una unità addizionale del bene si avrà un incremento di pari valore sia nel ricavo totale che nel ricavo marginale.
Per converso, in regime di monopolio al crescere della quantità venduta di un bene, il prezzo tende a diminuire, in quanto il monopolista, essendo unico sul mercato, ha di fronte a sé tutti i consumatori che domandano quel bene: per indurli ad acquistare una quantità maggiore di esso deve operare una riduzione del prezzo.
Poiché il ricavo medio è espressione del rapporto tra il ricavo totale e la quantità di merce venduta, esso coincide con il prezzo a cui si vende tale quantità di merce.
La curva di ricavo medio indica, quindi, come varia il prezzo al variare della quantità venduta. Trattandosi di un monopolista (il quale è l'unico offerente che deve soddisfare tutta la domanda del mercato) tale curva coincide evidentemente con la curva della domanda di mercato della merce considerata.
Il ricavo marginale non si mantiene costante, come invece accade nella concorrenza perfetta, ma decresce progressivamente. Poiché è stato necessario ridurre il prezzo al fine di aumentare le vendite, l'incasso realizzato sull'ultima unità di merce sarà inferiore a quello realizzato in precedenza.
Detto questo possiamo individuare la regola per determinare la quantità di beni da produrre che consente all'impresa monopolista di trarre il massimo guadagno netto.

Vedi grafico
.

Tale regola è quella secondo la quale il ricavo marginale deve essere uguale al costo marginale di produzione: fin quando una nuova unità di prodotto comporta un ricavo marginale maggiore del costo marginale, l'aumento della produzione consente un aumento del profitto netto dell'impresa monopolista. Nel momento in cui ricavo marginale e costo marginale sono eguali, invece, il profitto totale è stazionario. Se, in seguito ad una ulteriore espansione della produzione, il costo marginale diventasse superiore al ricavo marginale, ogni nuova unità prodotta sarebbe venduta in perdita.
La posizione di equilibrio si ha nel punto E (uguaglianza di costo marginale e ricavo marginale). La quantità prodotta dovrà essere pari a Q, venduta sul mercato al prezzo P.
Il grafico ci permette, inoltre, di confrontare la posizione di equilibrio del monopolista con quella dell'insieme di tutte le imprese in concorrenza perfetta. In quest'ultimo caso l'equilibrio si sarebbe stabilito nel punto B, in corrispondenza del prezzo P1 e della quantità Q1. Risulta evidente come il monopolista produca una quantità inferiore rispetto a quella prodotta da un settore in regime di concorrenza perfetta, ma ad un prezzo superiore. Il monopolista, inoltre, si assicura un extraprofitto (rendita del monopolista) uguale alla differenza tra il prezzo che stabilisce ed il costo medio (segmento MC). Nella figura tale extraprofitto è evidenziato dall'area ombreggiata.
L'esistenza del monopolio pertanto, non è vantaggiosa per i consumatori che vedono la quantità del prodotto a loro disposizione ridotta, in corrispondenza di prezzi più alti.
Oltre al danno arrecato ai consumatori (che si traduce nel pagamento di prezzi più alti rispetto a quelli praticati in regime di concorrenza perfetta) il regime monopolistico presenta altri svantaggi. Esso, infatti, favorisce una certa tendenza all'inerzia: l'imprenditore tenderà a rimanere sulle posizioni che gli permettono di ricavare quanto più è possibile e non si preoccuperà di ristrutturare l'organizzazione dell'impresa, di ammodernare gli impianti, di perfezionare la qualità del prodotto ed accrescere le dimensioni dell'impresa in parallelo con l'espansione del mercato, operazioni queste ultime necessarie in concorrenza da parte delle imprese inframarginali (v.).
I consumatori, poi, oltre ad essere costretti a pagare ad un prezzo più elevato i vari beni, si vedono anche privati della facoltà di scelta fra più prodotti di diverse aziende in concorrenza.