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Dizionario di Scienze Psicologiche
Burn-out
Con il termine di burn-out syndrome (letteralmente sentirsi bruciati) si definisce una condizione di esaurimento psichico ed emotivo che provoca un atteggiamento negativo nei confronti di se stessi e del proprio lavoro e un deterioramento nella relazione con il paziente (Maslach 1977). All'origine delle cause che determinano la comparsa della sindrome, la situazione di stress protratto in ambito lavorativo assume primaria importanza: l'incapacità di far fronte a livelli elevati di stress e di allontanarne le cause espone il soggetto ad alterazioni comportamentali e biologiche con conseguente comparsa di sintomi psichici e fisici. Rifacendosi al modello di McGrath (1976), l'esperienza stressante in ambito lavorativo deriva dallo squilibrio tra la domanda del soggetto (sia interna sia esterna) e la sua capacità di rispondervi adeguatamente, nel caso in cui questo comportamento assuma per quell'individuo una primaria importanza. Le cause che possono determinare una condizione di disagio in ambito lavorativo, fino alla comparsa del fenomeno del b., sono da ricercare in fattori aspecifici e specifici di stress; i primi in relazione alla risposta dell'individuo alle richieste ambientali, i secondi all'adattamento soggettivo, strettamente influenzato dalla percezione che l'individuo ha di se stesso e del proprio ambiente. Il quadro sintomatologico definito b. è caratterizzato da tre fasi. Nella prima l'operatore psico-socio-sanitario, in seguito all'esaurimento emozionale, identifica il proprio disagio nei problemi disorganizzativi e nell'insufficienza delle strutture, proiettando il problema al di fuori della relazione con il paziente. Successivamente, insorge un distacco, un disinteresse nei confronti del proprio assistito, in relazione soprattutto al peggioramento delle condizioni fisiche o all'inutilità delle terapie, con conseguente depersonalizzazione. Alla fine del processo compare la fase di fuga, il vero e proprio b., cioè lo stadio di esaurimento, con allontanamento dal paziente o dal proprio lavoro, fase in cui sono intensi i sentimenti di fallimento, perdita di autostima, crollo delle certezze e quindi ridotta realizzazione. Cherniss (1980) ha individuato 28 sintomi di stress lavorativo che caratterizzano la sindrome da b., legati all'incapacità del soggetto di adattarsi di fronte al carico emozionale, come ad esempio la sensazione di fallimento, il negativismo, la perdita di sentimenti positivi verso l'utenza, la rigidità di pensiero e la resistenza al cambiamento etc. Più recentemente, Costantini et al (1994) hanno raggruppato i sintomi fisici del b. distinguendoli da quelli psichici, evidenziando così come i due aspetti sintomatologici spesso si associno nel determinare, come risultato finale, la fuga dalle responsabilità, in alcuni casi esclusivamente psicologica, ma in altri anche concreta, cioè con allontanamento fisico dal lavoro. La possibilità di valutare in termini quantitativi il livello di b. è stata oggetto di svariati studi e attualmente il test più diffuso è il Maslach Burn-out Inventory messo a punto da Maslach e Jackson (1981), che permette di indagare le 3 dimensioni principali della sindrome: l'esaurimento emotivo, la sensazione di depersonalizzazione e la perdita dell'autostima. La creazione della psichiatria di consulenza-collegamento ha fornito un contributo importante nella risoluzione dei problemi legati da una parte agli aspetti psicopatologici dei pazienti ricoverati per malattie organiche, dall'altra alle situazioni conflittuali emergenti nella relazione medico-paziente-familiari, oltre che nello stesso gruppo di lavoro. A volte si rende necessario organizzare programmi psicoterapeutici individuali per ridurre lo stress; ma un importante metodo per alleviare lo stress lavorativo è organizzare gruppi di supporto per il personale, come ad esempio i gruppi Balint, centrati sull'analisi delle dinamiche interpersonali nella relazione medico-paziente, tramite la discussione di casi clinici.