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Campo
Capacità sinaptica
Carattere
Carenza
Carica psichica
Caso
Castrazione
CAT
Catalessia
Catarsi
Catatonia
Cattell, James Mckeen
Cattell-test 16 PF
Cenestesico
Censura
Centrale, sistema nervoso
Cerebrale
Cerebrale, emisfero
Cervelletto
Cervello
Charcot, Jean-Martin
Chomsky, Noam
Cibernetica
Ciclotimia
Claustrofobia
Cleptomania
Clima organizzativo
Coaching
Coazione
Cognitiva
Cognitive
Cognitivismo
Cognitivista
Cognitivo
Collettivo
Colloquio
Compensazione
Complesso
Comportamentismo
Comprensione
Compromesso
Compulsione
Compulsiva
Comunicazione
Comunità
Comunità terapeutica
Condensazione
Condizionamento
Condotta
Confabulazione
Conflitto psichico
Confronto sociale
Congruenza
Conscio
Consulenza
Contenimento
Contenuto latente/Contenuto manifesto
Controllo degli impulsi
Controtransfert
Conversione
Conversione
Convulsione febbrile
Convulsiva
Coordinazione
Coping
Coprofagia
Coprofilia
Coprofobia
Coprolagnia
Coprolalia
Coraggio
Corpo
Coscienza
Coscienza
Coscienza dell’Io
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Counseling
Criminologia
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Dizionario di Scienze Psicologiche
Carattere
Dal greco karasso, che letteralmente significa incidere, è l'insieme delle doti individuali e delle disposizioni psichiche che distinguono un individuo. È stato definito il modo costante e abituale di reagire proprio di ciascuna persona; l'insieme delle più stabili disposizioni individuali, oppure la sintesi delle tendenze affettive che dirigono le reazioni del soggetto verso le condizioni dell'ambiente in cui vive. Il c. si costituisce come la risultante fra le disposizioni innate (temperamento) e l'effetto su di queste esercitato dall'ambiente, inteso come ambiente fisico, affettivo, sociale, educativo e culturale. Il concetto di c. è, quindi, più ampio di quello di temperamento e più ristretto di quello di personalità. Nell'ambito della letteratura psichiatrica e psicologica, si ritrovano trattazioni sul c. in diversi autori. Il fenomenologo Jaspers, nella sua Psicopatologia generale (1913), afferma che il c. è l'aspetto comprensibile del nucleo incomprensibile in cui è racchiusa l'essenza di ogni individuo. Freud, nella trattazione delle varie fasi dello sviluppo libidico nel bambino, associa a ciascuna di esse un insieme di caratteristiche, presenti anche più tardi nello sviluppo dell'uomo, che definisce carattere. Pertanto, il carattere orale è contraddistinto dalla fissazione alla fase orale e dunque alla gratificazione o meno delle prime necessità alimentari che influenzerà la modalità ottimistica o pessimistica, fiduciosa o meno, di affrontare il mondo; il carattere anale, correlato al periodo di apprendimento del controllo sfinterico, è correlato con i tratti di ostinazione, parsimonia e ordine; il carattere fallico è contraddistinto da una sicurezza di sé correlata alle componenti narcisistiche e a una sessualità orientata alla dimostrazione di potenza; il carattere genitale viene introdotto da Freud per completare uno schema, quale termine ideale raggiunto con il superamento delle dipendenze infantili e l'acquisizione della capacità di soddisfare le proprie esigenze tenendo conto di quelle degli altri. Ancora Freud parla di carattere isterico, riferendosi a un quadro psicopatologico caratterizzato da un'importante labilità emotiva, forte suggestionabilità, comportamenti poco controllati; e ancora di carattere ossessivo, quando l'individuo è estremamente controllato, guardingo, sospettoso, costantemente rigido. Anche secondo Klein possiamo ritrovare, nel c. adulto, nuclei delle posizioni schizoparanoide e depressiva che caratterizzano la prima infanzia. Adler ritiene che il c. risulti dal conflitto tra volontà di potenza, forza motrice che opera a livello conscio e inconscio per l'affermazione individuale e sentimento sociale, caratterizzato dal bisogno di cooperazione. L'ambiente socioculturale, le circostanze della vita e l'utilizzo dei meccanismi di difesa contribuiscono ulteriormente a delineare il c. dell'individuo. Reich attribuisce la formazione del c. all'interazione di due principi, uno endogeno, l'energia sessuale o libido, matrice vitale dell'organismo vivente; l'altro esogeno, derivante dall'ordinamento sociale, cioè dall'educazione, dalla morale e dalle regole che, in ultima analisi, derivano dalla struttura economica della nostra società e dalle esigenze a questa correlate. Il c. dipende dalle modalità adottate dall'individuo per risolvere il conflitto tra i due principi: avremo così il tipo isterico, nervoso, incostante, apprensivo; il tipo coatto, inibito, tendente alla depressione; il tipo fallico-narcisista, sicuro di sé, arrogante, elastico, vigoroso; e il tipo masochista, che percepisce come piacere ciò che l'individuo normale considera dispiacere. Fromm, considerando il c. come il risultato di un conflitto tra ricerca di sicurezza e bisogno di libertà, presentate come istanze antitetiche, identifica cinque tipi di c.: il parassita o sfruttatore che segue la legge del più forte, dimostrando tratti ostili e manipolativi; il possessivo, che ritiene di essere ciò che arriva a possedere; il mercantile, che dà importanza al ruolo sociale e alla sua commerciabilità; il produttivo, meta ultima dello sviluppo storico dell'uomo che, dopo essere passato dal feudalesimo (carattere parassita), al capitalismo (possessivo) e alla borghesia calvinista-puritana (mercantile) tende idealmente a un progresso che comporti un certo grado di sicurezza coesistente con la libertà individuale. In ambito psicopatologico, la più marcata alterazione delle caratteristiche affettive e comportamentali si ritrova nei quadri di disturbo di personalità, che comprendono caratteristiche riferibili al c. nevrotico quanto a quello prepsicotico nei vari sottotipi presenti nella classificazione proposta dal DSM-IV-R: disturbo paranoide, borderline, narcisista, antisociale, istrionico, evitante-dipendente, ossessivo, schizoide e schizotipico.