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Obligątio
Obligątio ad genus pčrtinens
Obligatio alimentņrum
Obligatio alternativa
Obligątio auctoritątis
Obligatio civģlis
Obligatio consčnsu contrącta
Obligatio cum facultąte solutiņnis
Obligatio divisibilis e indivisibilis
Obligątio ex contrąctu
Obligatio ex variis causąrum figłris
Obligatio facoltativa
Obligatio honorąria
Obligatio in solidum
Obligątio lģtteris contrącta
Obligatio naturąlis
Obligątio non contrącta
Obligatio pro parte
Obligatio prņpter rem
Obligątio quasi ex contrąctu
Obligatio quasi ex delicto
Obligatio re contracta
Obligatio verbis contracta
Obligatiņnes civiles / honorarię
Obligationes consčnsu contractę
Obligationes contractę
Obligationes ex contractu
Obligationes ex delģcto
Obligatiņnes ex malefģcio
Obligationes honorąrię
Obligatiņnes lģtteris contrąctę
Obligationes non contractę
Obligationes quasi ex contractu
Obligationes quasi ex delģcto
Obligatiņnes quasi ex malefģcio
Obligationes re contrąctę
Obligationes verbis contrąctę
Obligątus
Occentątio
Occupątio
October equus
Odoacre
Offģcium pietatis
Ofilio (Aulo)
Olibrio
Omicidio
Onorio
Ņnus probąndi incłmbit ei qui dģcit, non ei qui nčgat
Ņperis nņvi nunciątio
Operę animąlium et servņrum
Opģnio iłris et necessitątis
Optimątes
Ņptio servi
Orątio Claudii de ętąte recuperatņrum et de accusatņribus coėrcčndis
Oratio Marci Aurelii de servis
Oratio prģncipis (in senatu hąbita)
Oratio Sevčri de donatiņnibus inter vģrum et uxņrem
Oratio Severi de tutela
Ņrbus
Ņrdo
Ņrdo equčster
Ordo iłris
Ordo plebčius
Ordo senatņrius
Orģgines
Orģgo
Ornątio
Os frąctum
Oschi o Osci
Ostrogoti
Otone
Ottaviano Augusto



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Ottaviano Augusto (63 a.C.-14 d.C.)

Adottato da Caio Giulio Cesare [vedi], da cui era stato anche nominato erede universale, non ancora ventenne, con un’abilitą ed un’astuzia inusitate per la sua giovane etą, riuscģ ad inserirsi nella lotta per le successioni contro M. Antonio, uno dei pił valorosi luogotenenti di Cesare, approfittando del clima di confusione che si era instaurato a Roma dopo le Idi di marzo.
Assicuratosi in un primo momento il favore del popolo, a cui aveva pagato le cospicue elargizioni promesse da Cesare nel suo testamento, e quello del Senato, che lo aveva prescelto come proprio “paladino” per contrastare le mire egemoniche di Antonio, (—) fu costretto successivamente ad allearsi con il suo antagonista, contro la nobģlitas senatoria (che gli aveva negato il consolato da lui reclamato) ed i comuni nemici repubblicani-anticesariani a cui viceversa si era avvicinato il Senato.
Fattisi nominare magistrati straordinari per il governo dello stato, Antonio, Ottaviano e Lepido nel 43 a.C. (secondo triumvirato) portavano le loro milizie in Oriente contro l’esercito dei repubblicani di Bruto e Cassio, sconfiggendoli nella battaglia di Filippi, in Macedonia (42 a.C.).
Riuniti Oriente ed Occidente, i triumviri predisponevano una nuova divisione delle zone d’influenza: messo da parte Emilio Lepido, cui fu conferita la carica meramente onorifica di pņntifex maximus, Antonio ed Ottaviano rimasero i soli detentori del potere. Ma mentre Ottaviano acquistava prestigio e valore per la vittoria su Sesto Pompeo e sui pirati illirici, Antonio perdeva il suo credito, tradendo la sua patria per la regina di Egitto, Cleopatra.
Ottaviano approfittņ della situazione propizia e portņ il suo esercito e la sua flotta contro Antonio e Cleopatra. La guerra si concluse alla prima battaglia: il 2 settembre del 31 a.C. la flotta di (—) bloccava quella di Antonio e Cleopatra nelle acque di Azio. Ottaviano rimaneva arbitro incontrastato del potere.
Riconfermatagli, con l’acclamazione plebiscitaria dei suoi sostenitori, la carica di triumviro, (—) adoperņ i suoi poteri per risolvere definitivamente la lunga crisi politica iniziata al tempo dei Gracchi.
Si avviņ ad attuare una serie di radicali riforme istituzionali e sociali pur mantenendosi allo stesso tempo fedele all’ordinamento repubblicano e conservando buoni rapporti con la nobilitas senatoria, che, riconoscente, lo nominņ nel 28 a.C. Prģnceps Senatus.
Nella storica seduta del 13 gennaio 27 a.C., il Senato riconosceva definitivamente la sua posizione, confermandogli i poteri a lui attribuiti tra gli anni 31-27 a.C. Senza assumere il titolo di dittatore, egli prese successivamente il comando supremo e illimitato (imperium proconsulare maius [vedi]), a cui si aggiunse la tribunicia potestas nel 23 a.C. che gli garantiva l’inviolabilitą ed il potere di controllo di tutti gli affari di politica interna.
In seguito gli fu conferito il consolato a vita e, come attributo onorifico, il titolo di pater patrię [vedi] e di pontifex. Come massima attribuzione, fu proclamato Augustus, ossia consacrato agli dei.
Si apriva con Augusto un nuovo periodo storico della civiltą romana: accanto alle antiche istituzioni repubblicane si inseriva un nuovo “organo” politico extra ņrdinem: il princeps, dotato di una posizione superiore, unica (quasi monarchica), garante dell’ordine e della pax romana. L’etą augustea si presenta totalmente caratterizzata da questo continuo processo di sovrapposizione delle due sfere di potere.
(—) attuņ una diplomatica e prudente opera di contemperamento tra l’iniziativa riformatrice e l’attivitą di ripristino e restaurazione delle funzioni istituzionali degli organi repubblicani.
Il ceto senatoriale continuņ ad essere la classe dirigente del nuovo stato, ma fu affiancata da nuovi organi di governo locale, indispensabili per una pił agile amministrazione della nuova e complessa realtą cittadina ed extraurbana. Tre furono le cariche: pręfectus łrbi [vedi]; pręfectus vigilum [vedi praefecti; praefectus łrbi]; pręfectus annonę [vedi].
La coesistenza dei due ordini si rifletteva anche nella nuova organizzazione amministrativa data da Augusto al territorio italico. Accanto alle province amministrate e controllate dal Senato (dette appunto senatorię), istituģ le province (dette imperiali) sottoposte al controllo dell’imperatore e rette da un suo luogotenente.
Correlativamente tutti i tributi delle province senatorie venivano versate all’erario, il tesoro dello Stato, mentre i tributi delle province imperiali venivano versati al fiscus Caesaris [vedi], cassa personale dell’imperatore.
Ingente fu l’attivitą legislativa realizzata da Augusto, tesa essenzialmente al recupero dei valori tradizionali del costume romano.
Fondamentali furono le disposizioni introdotte allo scopo di ripristinare il ruolo tradizionale della famiglia e il culto della patria e quelle dirette alla repressione di nuovi crimini.
Non meno importanti furono le leggi fatte votare nel 17 a.C. ai comģtia centuriąta [vedi] dal princeps in materia di procedure giudiziarie [vedi lex Iulia iudiciņrum privatņrum; lex Iulia iudiciņrum publicņrum].
In politica estera, (—), pił che delle conquiste, si occupņ del consolidamento e rafforzamento di confini, provvedendo alla pacificazione della Spagna e alla definitiva disfatta dei Parti.
Preoccupato soprattutto per la successione al trono, negli ultimi anni del suo governo, (—) provvide alla scelta del suo successore. Dopo alcune designazioni tra i suoi familiari, tutte seguite dalla morte precoce degli eredi, la scelta definitiva cadde sul figliastro Tiberio [vedi] cui nel 13 d.C. fece attribuire poteri quasi pari ai suoi.
Nel 14 d.C., all’etą di 77 anni, (—) moriva a Nola, durante un viaggio.