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Campo
Capacità sinaptica
Carattere
Carenza
Carica psichica
Caso
Castrazione
CAT
Catalessia
Catarsi
Catatonia
Cattell, James Mckeen
Cattell-test 16 PF
Cenestesico
Censura
Centrale, sistema nervoso
Cerebrale
Cerebrale, emisfero
Cervelletto
Cervello
Charcot, Jean-Martin
Chomsky, Noam
Cibernetica
Ciclotimia
Claustrofobia
Cleptomania
Clima organizzativo
Coaching
Coazione
Cognitiva
Cognitive
Cognitivismo
Cognitivista
Cognitivo
Collettivo
Colloquio
Compensazione
Complesso
Comportamentismo
Comprensione
Compromesso
Compulsione
Compulsiva
Comunicazione
Comunità
Comunità terapeutica
Condensazione
Condizionamento
Condotta
Confabulazione
Conflitto psichico
Confronto sociale
Congruenza
Conscio
Consulenza
Contenimento
Contenuto latente/Contenuto manifesto
Controllo degli impulsi
Controtransfert
Conversione
Conversione
Convulsione febbrile
Convulsiva
Coordinazione
Coping
Coprofagia
Coprofilia
Coprofobia
Coprolagnia
Coprolalia
Coraggio
Corpo
Coscienza
Coscienza
Coscienza dell’Io
Costanza
Counseling
Criminologia
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Dizionario di Scienze Psicologiche
Cognitivismo
Uno dei più importanti movimenti della psicologia contemporanea secondo il quale la mente umana funziona elaborando attivamente informazioni che le giungono tramite gli organi sensoriali, in analogia con i servo-meccanismi di tipo cibernetico. A differenza di altri modelli precedenti (ad es.: comportamentismo, Gestalt), il c. non costituisce un sistema teoretico organizzato e coerente: la sua prima formulazione teorica è stata realizzata da U. Neisser (Psicologia cognitivista, 1967) almeno dieci anni dopo la comparsa delle prime tecniche sperimentali definibili come cognitiviste. Dagli anni Settanta in poi il c., nato in Inghilterra, è subentrato al comportamentismo, diventando il modello più utilizzato nel Nord America. Le influenze che hanno inciso sulla nascita delle teorie cognitiviste sono molte ed eterogenee: le più recenti possono essere individuate nella teoria dell'informazione e nella cibernetica, che forniscono un modello dell'organismo umano come sistema complesso in grado di ricevere informazioni (input), di elaborarle compiendo scelte fra gli elementi in entrata, di porre in atto sui dati selezionati una serie di trasformazioni e un immagazzinamento rapido ed efficace, di raggiungere decisioni dipendenti dai risultati dell'elaborazione compiuta e non predeterminate in partenza (output), come era nel modello comportamentista, dagli stimoli ambientali in entrata. I primi esperimenti cognitivisti vengono condotti in Inghilterra: in particolare, a Cambridge Craik, fra gli anni Quaranta e Cinquanta, esegue una serie di prove da cui conclude che la mente umana si comporta come un servomeccanismo capace di autocorrezione a intervalli di 500 ms; successivamente, sempre a Cambridge, Broadbent enuncia la più nota delle teorie cognitiviste relative all'attenzione, la teoria del filtro, che sottolinea la capacità della mente di selezionare in modo molto preciso le informazioni in arrivo. Nel 1960 lo psicolinguista Miller, lo psicologo matematico Galanter e il neuropsicologo Pribram pubblicano il volume Piani e struttura del comportamento, in cui per la prima volta l'analogia di funzionamento fra mente umana e computer viene presentata in modo approfondito e in cui alla classica unità di misura psicologica rappresentata dal riflesso, ossia dalla coordinazione elementare tra stimolo e risposta, viene sostituita una nuova unità globale denominata TOTE (test-operate-test-exit) o piano di comportamento, che parte dalla premessa secondo cui il soggetto conoscente interagisce con l'ambiente circostante, non limitandosi a recepirne passivamente le sollecitazioni (come nella prospettiva comportamentistica), ma continuamente verificando la congruenza fra il proprio progetto comportamentale e le condizioni oggettive esistenti. Negli anni successivi si differenziano diversi filoni di ricerca cognitivista che si focalizzano su percezione, memoria, attenzione, vigilanza, ragionamento (il cosiddetto problem solving) e soprattutto linguaggio (Chomsky). Le attuali terapie cognitive derivano dalla concettualizzazione, che sottolinea l'importanza delle cognizioni e dei pensieri dell'individuo come fonte principale dei disturbi psicologici, e si propongono di modificare sentimenti e comportamenti del paziente modificandone i pensieri. La terapia cognitiva si diversifica dai più tradizionali orientamenti terapeutici, anch'essi in un certo senso cognitivi, perché più strutturata, centrata principalmente su sintomi evidenti, con minore attenzione alla storia infantile del paziente e minore utilizzo dell'insight. Gli orientamenti attualmente più rappresentativi della terapia cognitiva possono considerarsi la terapia razionale emotiva di Ellis e la terapia cognitiva per la depressione di Beck. La terapia razionale emotiva (Ellis, 1962) è fondata sul proposito di aiutare il paziente a divenire consapevole delle convinzioni autolesive e a sostituire queste con asserzioni personali meglio rivolte all'autoaccrescimento. Ellis ipotizza che gli individui imparino a parlare a se stessi per riuscire ad affrontare lo stress e che queste affermazioni, se sono irrazionali, spontanee, spesso producono più problemi di quanti non ne risolvano. Esempi di affermazioni irrazionali sono l'idea che è una necessità imprescindibile, per un essere umano adulto, essere amato o approvato da ogni altra persona significativa che appartenga alla propria comunità o l'idea che si dovrebbe essere assolutamente, sotto ogni possibile aspetto, competenti, adeguati e di successo per potersi stimare. Nel modello di Ellis non è un evento attivante che sconvolge emotivamente un paziente, ma sono piuttosto le sue convinzioni, espresse sotto forma di monologo interiore irrazionale. Compito del terapeuta è discutere e modificare tali convinzioni. La terapia cognitiva di Beck per la depressione ipotizza che le disfunzioni psichiche, in particolar modo la depressione, siano il risultato del modo in cui gli individui sono giunti a pensare riguardo a se stessi, influenzati da tipici pensieri autolesivi e da distorsioni cognitive che li portano a considerarsi incapaci e inutili e a leggere tutta la realtà che li circonda secondo tali parametri interni. La tecnica cognitiva di Beck affronta la depressione indagando, inizialmente, quali pensieri negativi influenzano il paziente: idee negative riguardo al mondo, a se stesso e al futuro. Il terapeuta guida in seguito il paziente a una posizione più attenta, riflettendo sui pensieri che gli attraversano la mente mentre avvengono eventi stressanti. Il soggetto viene addestrato a correggere i propri pensieri, sostituendo quelli più negativi: questa strategia generale viene detta empirismo collaborativo e si basa sull'alleanza tra paziente e terapeuta nello sforzo di cogliere i dati per verificare la logica e la razionalità dei pensieri e delle convinzioni del soggetto in terapia. Nella pratica clinica, le metodiche cognitive comprendono anche tecniche comportamentali, quali l'assegnazione di compiti a casa, la ripetizione, l'automonitoraggio e gli esercizi con rinforzo, che trasformano i trattamenti orientati cognitivamente in trattamenti cognitivo-comportamentali.