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Quanti A.i. A.i ěnterest (intererit, interfuit), tantam pecuniam condemnato
Quanti ea res est (erit, fuit), tantam pecuniam condemnato
Quantum debeŕtur
Quantum iůdici ćquum (et bonum), tantć pecůnić condemnŕto
Quarta Falcědia
Quarta Pegasiŕna
Quarta Trebelliŕna
Quasi delěctum
Quasi possčssio
Quasi tradětio
Quasi ususfrůctus
Quattuňrviri capitŕles
Quattuorviri iůre dicůndo
Quattuorviri prćfecti (iure dicundo) Capuam Cumas
Quattuňrviri quinquennŕles
Quattuorviri viŕrum curandŕrum
Quattuorviri viis in urbe purgŕndis
Querčla inofficiňsi testamčnti
Querela inofficiňsć donatiňnis
Querela inofficiosć dotis
Querela non numerŕtć pecůnić
Questura
Qui in re illěcita versŕtur, tenčtur etiam pro casu
Qui iůre suo ůtitur nčminem lćdit
Quědquid dare fŕcere opňrtet, čius condemnŕto
Quinarius aureus
Quinarius nummus
Quindecemviri sacris faciundis
Quinquagěnta Decisiňnes
Quinqučviri mensŕrii
Quinto Mucio Scevola
Quirinale
Quod contra ratiňnem iůris recčptum est, non est producčndum ad consequčntias
Quod nůllum est nůllum prodůcit effčctum
Quod postrčmum populus iussěsset, id iůs ratumque čsset
Quod sine děe debčtur, stŕtim debetur
Quňrum
Qućstio
Qućstio extraordinaria
Qućstiones lance liciňque
Qućstiňnes perpčtuć
Qućstor
Qućstor ostičnsis
Qućstor sŕcri palŕtii
Qućstňres
Qućstores militares
Qućstores parricědii
Qućstores provinciales
Qućstores urbani
Qućstores ćrarii



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Querčla inofficiňsi testamčnti [cfr. artt. 552 ss. c.c.]

Era un’azione giurisdizionale per sacramentum [vedi legis ŕctio sacramenti], mediante la quale gli stretti parenti del de cuius [vedi], anche se espressamente diseredati, impugnavano il testamento. Se infatti non vi era una giusta causa di diseredazione si riteneva che il de cuius venisse meno al dovere di provvedere ai suoi piů stretti parenti se non avesse loro riservato almeno un quarto di quanto sarebbe loro spettato in caso di successione ab intestato. Con la (—), quindi, il querelante otteneva addirittura per l’intero (e non piů per un quarto) la sua quota ab intestato.
L’istituto della legittima non fu introdotto nell’ordinamento giuridico romano per legge, ma fu creato in via di interpretazione mediante diversi espedienti: se il testatore, senza giustificato motivo, non aveva beneficato adeguatamente determinati congiunti, il testamento veniva considerato inofficiňsum, cioč non conforme al dovere (offěcium) che il testatore stesso aveva verso i congiunti. In giurisprudenza si fece ben presto largo la convinzione che un testamento inofficiosum non potesse provenire da una persona sana di mente: si ritenne, pertanto, che quel testamento potesse essere impugnato come nullo, quasi come se fosse stato fatto da un infermo di mente (sub colňre insanić).
La dottrina afferma che originariamente il diseredato era ammesso all’esercizio della hereditŕtis petětio [vedi], che si poteva, altresě, rivelare in molti casi inadeguata: la (—), invece, fu tipica del regime della cognětio extra ňrdinem [vedi], dove il magistrato, dotato di ampi poteri, poteva decidere delle sorti del testamento.
Nel periodo classico, la (—) poteva essere esercitata dai liberi, dai genitori del de cuius, nonché dalle sue sorelle o dai fratelli, nel termine di cinque anni dall’acquisto dell’herčditas [vedi]; il giudizio era rimesso alla discrezionalitŕ del giudice, per quanto riguardava l’accertamento dell’effettiva violazione dell’officium pietŕtis [vedi] (in linea di principio, si riteneva che il de cuius dovesse riservare ai parenti stretti almeno 1/4 di quanto sarebbe loro spettato in caso di successione ab intestato).
L’esercizio vittorioso della (—) non attribuiva all’attore una quota dell’asse ereditario, ma valeva solo ad invalidare il testamento, provocando l’apertura della successione legittima [vedi succčssio ab intestŕto]; la soccombenza del querelante produceva, al contrario, la perdita di tutto ciň che gli era stato attribuito nel testamento.
La giurisprudenza postclassica, per ovviare ad alcuni inconvenienti legati al regime della (—) negň l’esercizio di tale mezzo giurisdizionale a chi fosse stato comunque destinatario di una attribuzione successoria, anche se insufficiente, riconoscendogli, perň, in tal caso una “actio ad supplendam legitimam”, intesa ad integrare l’attribuzione ottenuta.
Ove possibile, si tendeva, peraltro, in applicazione del fŕvor testamenti [vedi favor] a non invalidare del tutto il testamento, lasciando in vita, con sottili accorgimenti, quelle disposizioni che non erano incompatibili con la tutela dei congiunti, salvando in ogni caso i legati [vedi legŕtum] e le manomissioni [vedi manuměssio].