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Campo
Capacità sinaptica
Carattere
Carenza
Carica psichica
Caso
Castrazione
CAT
Catalessia
Catarsi
Catatonia
Cattell, James Mckeen
Cattell-test 16 PF
Cenestesico
Censura
Centrale, sistema nervoso
Cerebrale
Cerebrale, emisfero
Cervelletto
Cervello
Charcot, Jean-Martin
Chomsky, Noam
Cibernetica
Ciclotimia
Claustrofobia
Cleptomania
Clima organizzativo
Coaching
Coazione
Cognitiva
Cognitive
Cognitivismo
Cognitivista
Cognitivo
Collettivo
Colloquio
Compensazione
Complesso
Comportamentismo
Comprensione
Compromesso
Compulsione
Compulsiva
Comunicazione
Comunità
Comunità terapeutica
Condensazione
Condizionamento
Condotta
Confabulazione
Conflitto psichico
Confronto sociale
Congruenza
Conscio
Consulenza
Contenimento
Contenuto latente/Contenuto manifesto
Controllo degli impulsi
Controtransfert
Conversione
Conversione
Convulsione febbrile
Convulsiva
Coordinazione
Coping
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Coscienza
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Dizionario di Scienze Psicologiche
Coping
Dall'inglese to cope (affrontare), il termine indica le strategie cognitivo-comportamentali a disposizione della persona per far fronte (gestire, ridurre, combattere etc.) ai problemi derivanti dal cattivo fit con l'ambiente. Detto in altri termini, il c. è lo stile di fronteggiamento delle avversità ambientali, costituite da diverse fonti di stress, conflitti o altri problemi emergenti dal rapporto con la realtà circostante; o, ancora, è rappresentato dalle difese o dalle risposte, siano queste efficaci o inefficaci, positive o negative, che si è in grado di dare ai problemi nei quali ci si imbatte. Stante l'importanza, in termini adattivi e individuali, della capacità di fronteggiamento dello stress e delle diverse avversità che ci possono capitare, non deve stupire quanto spazio la ricerca psico-sociale ha dedicato e dedica alla tematica del c. Di questa ricerca, vanno sicuramente menzionati gli sforzi per comprendere quanto lo stile di c. possa essere innato o appreso, i cui risultati ci suggeriscono la rilevanza delle agenzie di socializzazione quale importante mediatore dei tratti individuali, che sicuramente rappresentano una componente fondamentale del c. (come le ricerche su personalità e c. hanno ampiamente dimostrato). L'attivazione di strategie di c. segue una prima valutazione dell'evento o oggetto stressante, chiamato tecnicamente stressor. Nel momento in cui secondo tale valutazione il potenziale stressor si traduce in agente stressante effettivo, riconosciuto come portatore di rischi e pericoli, si attivano le strategie di c. atte a ristabilire un equilibrio positivo tra sé e ambiente, andando ad agire o sull'oggetto-evento stressante stesso e/o su sè medesimi. Ad una prima trattazione squisitamente individualistica del c. all'interno della letteratura internazionale, secondo cui questo poteva essere la risultante dei soli tratti di personalità, ha fatto seguito, dagli anni Ottanta, un approccio teorico, capeggiato dalla Dohrenwend, che propone una visione olistica dei problemi e degli eventi stressanti, mostrando come questi siano inseriti e radicati nel contesto sociale. A questi studi sono seguiti quelli di Berg, nell'ambito del modello socio-contestuale, che suggeriscono di tener conto del contesto di vita del soggetto chiamato ad attivare strategie di c. Sulla stessa lunghezza d'onda si muove Avallone nel proporre il costrutto di c. organizzativo, inteso come l'insieme dei criteri e processi di costruzione della realtà impliciti ed espliciti, collettivamente condivisi, che fondano strategie di azione per fronteggiare e controllare eventi interni ed esterni che minacciano la routine organizzativa. Il c. può essere osservato e indagato da diverse prospettive. In primis, è possibile distinguere tra c. centrato sul problema e c. centrato sulle emozioni. Il c. centrato sui problemi implica l'attivazione di pensieri, strategie e comportamenti finalizzati ad eliminare o sminuire l'evento stressante; viceversa, il c. centrato sulle emozioni implica l'attivazione di pensieri, strategie e comportamenti finalizzati ad arginare le emozioni negative e minacciose per la stabilità individuale che nascono di fronte ad eventi la cui portata stressante è difficilmente gestibile e controllabile dal soggetto, che può solo potenziare la propria capacità di sopportazione. Dunque, simile distinzione rende ragione non solo di presunte differenze individuali nei soggetti che attivano diversi stili di c. ma anche negli eventi stressanti che minacciano diversamente i soggetti, oltre a promuovere interrogativi sulla presunta stabilità degli stili di c. Un'altra variabile distintiva riguarda il costrutto di fronteggiamento-evitamento. La strategia di fronteggiamento implica una serie di passi concreti atti a fronteggiare il problema; viceversa, la strategia di evitamento mira ad evitare la situazione minacciosa, a prendere le distanze, a perdere la speranza, a negare la minaccia. Esistono diversi strumenti per misurare lo stile di c.; tra questi, va sicuramente ricordato il Ways of Coping Style di Folkman e Lazarus come primo tentativo di rilevare differenze individuali in termini di c. centrato sul problema e c. centrato sulle emozioni. Possiamo, inoltre, distinguere tra le metodiche ascrivibili all'approccio disposizionale e quelle ascrivibili all'approccio situazione-specifico o contestuale. Le prime chiedono ai soggetti di resocontare la loro generale capacità di c., avulsa da qualsiasi contesto specifico. Le seconde, viceversa, chiedono ai soggetti quali siano le risposte di c. specifiche a determinati problemi o situazioni stressanti, andando a distinguere contesti differenti, come, per esempio, casa, scuola, lavoro; secondo questa distinzione esisterebbero uno stile di c. ed un c. situazionale. Carver e collaboratori nel 1989 hanno messo a punto il famoso COPE inventory, che presuppone 4 fattori con l'ambizione di descrivere l'intero universo c.: lo stile centrato sul problema, lo stile centrato sulle emozioni, la ricerca del supporto sociale e l'evitamento; non mancano però imperfezioni nella misura, dovute alla sovrapposizione tra stili diversi che può avvenire per alcuni soggetti in condizioni particolari (per esempio, è facile che in situazioni particolarmente stressanti si attivino contemporaneamente lo stile centrato sul problema e lo stile centrato sulle emozioni), ragione per cui alcuni preferiscono parlare più semplicemente di c. positivo (i primi 3 fattori del COPE) e c. negativo. Per ovviare a questi problemi di misura sono nate recentemente tecniche di rilevazione del c., sempre self report, di tipo semistrutturato, conosciute con il nome di Daily Coping Assessment (DCA), che chiedono ai soggetti di rispondere ad una serie di domande aperte con cadenza giornaliera; il tentativo è ovviamente quello di dirimere il dilemma sulla consistenza presunta delle strategie di c., a dispetto degli stressor o di altre variabili intervenienti. Per quanto riguarda le più recenti ricerche sul c., va sicuarmente menzionato il costrutto di c. proattivo: mentre gli stili di c. tradizionalmente studiati hanno a che fare con eventi stressanti passati o presenti, il c. proattivo riguarda eventi stressanti che potrebbero accadere in futuro; Greenglass, Schwarzer e Jakubiec nel 1999 ne hanno proposto uno strumento di misura.