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Vacątio legis
Vacua possčssio
Vacunalia
Vądes
Vadiatłra
Vadimņnium
Vadimonium Romam faciendum
Vagitus
Valente
Valente Lucio Fulvio Alburnio
Valentiniano I
Valentiniano II
Valentiniano III
Valeria, Via
Valeriano
Vandali
Varię causąrum figłrę
Varo
Vaticana Fragmenta
Vaticinątio
Vectģgal
Veio
Vendģtio
Venditio ususfructus
Venditor
Včnia ętątis
Verba certa
Verberatio
Vercingetorige
Verus procurątor
Vespasiano Tito Flavio
Vestales
Vetustas servitutis (o pręrogativa temporis)
Vexata quęstio
Via
Vicąrius
Vicģnitas
Vicomagģstri
Vigintiprģmi
Vigintivirątus
Vigintģviri
Vim vi repčllere lģcet
Vģminale
Vģndex
Vindex libertątis
Vindicatio caducorum
Vindicątio in libertątem
Vindicątio in servitłtem
Vindicątio partiąria
Vindicatio pģgnoris
Vindicatio rči
Vindicątio servitłtis
Vindicatio ususfrłctus
Vindicię
Vindicta
Viriato
Vis
Vis absoluta
Vis ac potestas in capite libero
Vis animo illata
Vis compulsģva
Vis mąior (cłi resģsti non pņtest)
Vis [Crimen]
Visigoti
Vita
Vitellio
Vitiąntur et vģtiant
Vitiantur sed non vitiant
Vittoria di Pirro
Viventi nulla hereditas
Vivi cremątio
Vizi della volontą negoziale
Vocątio ab intestąto
Vocatio ad hereditątem
Vocatio contra testamentum
Vocątio in ius
Vocątus ad hereditątem
Volenti non fit iniuria
Volsci
Votum
Vłlgo concčptus



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Testamčntum [Testamento; cfr. artt. 587 ss. c.c.]

Il (—) (definito da Cicerone come l’atto pił importante nella vita del civis), era l’atto unilaterale (redatto oralmente oppure in forma scritta), compiuto alla presenza di testimoni, attraverso il quale il pater familias [vedi] disponeva dei propri beni per il momento successivo alla sua morte.
L’enorme rilevanza sociale e giuridica del (—) indusse i giuristi romani a ritenere che un testamento, sia pur invalido, dovesse essere conservato per quanto possibile, trattandosi di un atto negoziale ormai non pił ripetibile (essendo defunto il disponente): fu questo il fondamento del c.d. fąvor testamenti [vedi], principio chiave in sede di interpretazione di disposizioni testamentarie.Si affermņ che il testamento doveva essere interpretato potius ut vąleat quam ut pčreat (cioč in modo che potesse esplicare la sua efficacia, piuttosto che nel senso di invalidarlo).
Il (—) presentava le seguenti caratteristiche:
— era iłris civilis, essendo accessibile solo ai cģves, cioč ai cittadini romani;
— era essenzialmente personale, nel senso che non era ammesso manifestare la volontą per mezzo di intermediari, sia nłncius [vedi] che rappresentante;
— era un atto formale, richiedendo il rispetto di determinate forme;
— era unilaterale, traendo efficacia dalla sola volontą del disponente;
— era mortis causa, nel senso che acquistava rilievo giuridico solo alla morte del testatore;
— era revocabile, poiché il testatore poteva sempre mutare volontą.
Ai fini di una valida successione testamentaria, il testatore doveva avere la testamenti fąctio attiva [vedi] e il soggetto designato come erede doveva avere la testamenti factio passiva [vedi].
• Le varie forme testamentarie.
Varie furono le forme testamentarie in uso nelle varie fasi evolutive del diritto romano:
— (—) calątis comģtiis [vedi];
— (—) in procģnctu [vedi];
— (—) per ęs et lģbram (vel iure civili) [vedi];
— (—) prętņrium (vel iure prętorio) [vedi];
— (—) tripertģtum [vedi];
— (—) mģlitis [vedi];
— (—) parentis inter liberos [vedi];
— (—) tčmpore pestis cņnditum [vedi];
— (—) ruri conditum [vedi];
— (—) per nuncupatiņnem [vedi];
— (—) per hologrąpham scripturam [vedi];
— (—) ąpud ącta [vedi];
— (—) prģncipi oblątum [vedi].
• Caratteri del (—)
Era un atto essenzialmente revocabile: vigeva infatti il principio della libertą di testare łsque ad extremum vitę čxitum (fino al momento della morte).
Da ciņ discendeva:
— la revocabilitą del testamento;
— il divieto del testamento congiuntivo e dei patti successori, in quanto fondati sul votum captąndę mortis;
— il principio per cui la perdita della testamčnti fąctio rendeva nullo anche il precedente testamento altrimenti irrevocabile.
Il testamento poteva essere revocato solo attraverso la redazione di un altro testamento: pur se vi era una compatibilitą logica tra i due testamenti, valeva soltanto il secondo.
La distruzione del testamento o la sua cancellazione da parte del testatore non comportava, invece, revoca dell’atto, che anzi era considerato ancora valido ed efficace per il iłs civile [vedi]: di conseguenza gli eredi istituiti restavano tali [vedi bonņrum possčssio sine tąbulis].
Una costituzione di Teodosio II e Valentiniano III, stabilģ che un secondo testamento, anche se invalido, revocava il primo, sempreché contemplasse gli eredi legittimi esclusi dal primo e sempreché le disposizioni (invalide) fossero confermate dal giuramento di cinque testimoni.
Nel diritto giustinianeo, si ammise che il testatore, passati dieci anni dalla redazione di un testamento, potesse revocarlo mediante un atto compiuto davanti ad un magistrato e a tre testimoni (apud acta).
La sanzione di inefficacia colpiva:
— il (—) desertum [vedi];
— il (—) ruptum [vedi];
— il (—) iniustum (vel iure non factum) [vedi];
— il (—) ģrritum [vedi].
• L’apertura del (—)
La cerimonia di apertura del testamento si svolgeva a Roma davanti al pretore, oppure nelle province presso il preside.
apertura delle tavole testamentarie aveva luogo tra il terzo e il quinto giorno successivo alla morte del testatore presso l’ufficio delle imposte (una lex Iulia de vicesima hereditatum della etą di Augusto, aveva, infatti, introdotta una imposta successoria del 5%), alla presenza dei testimoni che avevano preso parte alla redazione del testamento per il riconoscimento dei propri sigilli: in assenza dei testimoni vi dovevano assistere persone rispettabili.
Nel diritto giustinianeo, alle formalitą relative all’apertura del documento sigillato e al riconoscimento dei sigilli, si sostituģ, nell’ipotesi di redazione del documento notarile, il riconoscimento delle disposizioni da parte dei testimoni e delle relative subscriptiņnes.