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Namusa Aufidio
Narbonese
Nascit¨rus
NaturÓlia neg˛tii
Naturalis Historia
NaturÓlis ratio
Naufragium
NÓuta
Ne bis in idem
Nec vi nec clam nec precÓrio
Nefas
Negoti˛rum gŔstio
Neg˛tium aliŔnum
Negotium contra b˛nos m˛res
Negotium contra lŔgem
Neg˛tium imaginÓrium
Negotium in frÓudem lŔgis
Negotium ini¨stum
Negotium i¨ris honorÓrii
Neg˛tium mýxtum cum donati˛ne
Negotium pure fÓctum
Negozio giuridico
NŔmini res sua sŔrvit
NŔmo plus i¨ris in Ólium transfŔrre p˛test quam ýpse hÓbet
Nemo pro parte testatus pro parte intestatus decŔdere potest
Nemo res suas iactÓre prŠs¨mitur
Nepote, Cornelio
Nerazio Prisco
Nerone
Nerva
Nerva Cocceio (figlio)
Nerva Cocceio (padre)
Nexi
Nexi liberÓtio
NŔxum
Nexus
Nobýlitas equŔstris
Nobilitas senatoria
NolŔnti non fit donÓtio
N˛men arcÓrium (vel nomina arcaria)
N˛men bonum
Nomen gentilýcium
Nomen i¨ris
N˛men latinum
Nomen transscriptýcium (vel nomina transscripticia)
N˛men vŔrum
N˛mina chirographÓria
Nomina privilegiata
Nomina transscriptýcia
NominÓtio poti˛ris
Non lýquet
Non usus
Non usus servit¨tis
Norico
Norma agŔndi
Nota cens˛ria
Notýtia dignitÓtum
N˛va neg˛tia
Nova spŔcies
NovÓtio
NovŔllŠ Constituti˛nes
NovellŠ postheodosiÓnŠ
Novus IustiniÓnus C˛dex repetýtŠ prŠlecti˛nis
N˛xa
Noxa cÓput sŔquitur
N˛xŠ dedýtio
Nudum pactum
NullitÓ del negozio giuridico
Numa Pompilio
Numeriano
Numerus clÓusus
Numidia
N¨ncius
NuncupÓtio
NuncupÓtio herŔdis
Nuncupatio testamŔnti
N¨ndinŠ
N¨ntius
N¨ptiŠ



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Dizionario Storico-Giuridico Romano
Tutela imp¨berum [Tutela degli impuberi]

Forma di tutela (Ś) regolata giÓ dallĺantico costume e dalla legge delle XII Tavole [vedi lex XII TabulÓrum] cui erano sottoposti gli impuberes [vedi p¨bertas] il cui pater fosse morto o cÓpite demin¨tus [vedi capitis deminutio].
Nellĺambito della tutela impuberum, si distingueva:
Ś la tutela legitima, che trovava il suo fondamento nella legge: t¨tor legitimus era necessariamente lĺadgnÓtus proximus [vedi];
Ś la tutela testamentaria, che trovava il suo fondamento in un testamento: il tutor testamentÓrius o testamento datus era designato dal de c¨ius [vedi].
A partire dal III sec. a.C., essendo la (Ś) ormai considerata unĺimprescindibile esigenza morale e sociale, una lex Atilia [vedi] impose al pretore di nominare un tutore (tutor AtiliÓnus o dativus o decretÓlis) a coloro che ne fossero sprovvisti.
Successivamente una lex Iulia et Titia conferý la stessa competenza ai governatori per le rispettive province nonchÚ, in concorrenza con il pretore romano, ai duoviri e quattuorviri iure dicundo dei municipi e delle colonie.
In origine, si riteneva che il tutore testamentario potesse rinunziare alla tutela (c.d. abdicÓtio tutelŠ [vedi]) ed il tutore legittimo potesse cedere la tutela ad altri (c.d. in i¨re cŔssio tutelŠ [vedi]); in seguito, essendosi diffusa una nuova concezione della tutela, ormai intesa come istituto avente funzione protettiva di un soggetto incapace di gestire adeguatamente le sue attivitÓ, lĺorientamento giurisprudenziale e dottrinale mut˛. La tutela fu considerata (anche a seguito della lex Atilia) come m¨nus publicum (ufficio socialmente rilevante); si riconobbe al tutore designato dal magistrato la facoltÓ di rifiutare la tutela, soltanto previa indicazione di persona pi¨ idonea a ricoprire lĺufficio (c.d. poti˛ris nominÓtio [vedi]).
In seguito, si stabilý che il tutor dativus (e successivamente ogni tutore) potesse essere dispensato dallĺincarico soltanto in particolari casi tassativamente indicati dalla legge (c.d. excusÓtio).
Non poteva rivestire la carica di tutore legittimo chi non fosse stato civis, sui i¨ris e pubere.
Il tutore aveva lĺadministrÓtio del patrimonio dellĺimpubere. I suoi poteri si concretavano nella gestio (cioŔ nella gestione degli affari dellĺimpubere) e nellĺauct˛ritatis interposýtio (cioŔ nella integrazione della capacitÓ del pupillo attraverso lĺautorizzazione).
╚ da notare, inoltre, che mentre in epoca classica il tutor poteva compiere ogni atto di amministrazione, a partire dallĺepoca postclassica divenne sempre pi¨ frequente lĺuso di richiedere, da parte del tutore, lĺautorizzazione al magistrato per porre in essere atti eccedenti lĺordinaria amministrazione in ordine al patrimonio del pupillo.
Se il pupillo era ôpubertÓti pr˛ximusö, poteva compiere personalmente i singoli atti giuridici, con lĺassistenza e lĺapprovazione del tutore (auctoritatis interpositio).
Il tutore, al termine del periodo di tutela, era tenuto al rendimento dei conti. Avverso il tutore che aveva commesso malversazioni in danno del minore, era prevista unĺÓctio rati˛nibus distrahŔndis [vedi] (in duplum), infamante.
Contro il tutor testamentarius, che avesse compiuto malversazioni o frodi, con dolo o per colpa grave, era prevista una specifica actio populÓris [vedi], accusÓtio suspŔcti tut˛ris [vedi], infamante. Molto probabilmente questĺazione fu estesa in seguito anche agli altri tutori.
Verso la fine dellĺetÓ repubblicana fu poi introdotta una azione generale, lĺactio tutelŠ [vedi] che, indipendentemente dal carattere delittuoso dei singoli atti del tutore, poteva essere esperita ogni qualvolta il tutore si fosse sottratto ai doveri collegati al suo officium.
Allo scopo di assicurare una maggiore protezione dei diritti del pupillus, in epoca imperiale fu, altresý, concesso un nuovo mezzo di difesa, maggiormente efficace. La satisdÓtio rem pupilli sÓlvam f˛re [vedi], dotata di portata generale, consisteva in una cÓutio che il tutor prestava, promettendo di salvaguardare il patrimonio pupillare.
Costantino accord˛ al pupillo una ipoteca legale sui beni del tutore, il quale era tenuto inoltre a redigere un inventario dei beni del pupillo.
La responsabilitÓ del tutor fu variamente determinata col procedere dei secoli: in etÓ classica il tutore era responsabile per le anomalie di gestione dipese da dolus malus [vedi]; in etÓ postclassica egli fu ritenuto responsabile per dolus e per culpa [vedi]; nel diritto giustinianeo la sua responsabilitÓ si estese alla culpa in concreto, cioŔ al mancato impiego nella gestione tutoria della diligŔntia quam in s¨is.
Le eventuali pretese vantate dal tutore in relazione alla sua gestione potevano essere tutelate mediante lĺactio negoti˛rum gest˛rum [vedi].
Tra le cause di estinzione della (Ś), proprie del diritto romano, ricordiamo:
Ś la cÓpitis demin¨tio [vedi] maxima o media del tutore;
Ś la rimozione del tutore sospetto (rem˛tio tut˛ris);
Ś la pazzia del tutore;
Ś la capitis deminutio (maxima, media o minima) del pupillo;
Ś il raggiungimento della pubertas da parte del pupillo;
Ś lĺabdicÓtio tutelŠ da parte del tutor testamentarius;
Ś lĺin i¨re cŔssio tutelŠ operata dal tutor legitimus.