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Debriefing
Déjà vu
Deleuze, Gilles
Delirio
Demenza
Depersonalizzazione
Depressione
Deprivazione
Derealizzazione
Didattica
Difesa
Dinamico
Diniego
Dipendente
Dipendenza
Discinesia
Discinesia tardiva
Disfagia
Disfasia
Disforia
Disinibizione
Dislessia
Disorientamento
Dispareunia
Dissociazione
Dissonanza cognitiva
Distimia
Distonia acuta
Disturbi psico-organici
Disturbi somatoformi
Disturbo bipolare
Disturbo delirante
Disturbo di personalità ossessivo-compulsivo
Disturbo evitante di personalità
Disturbo oppositivo-provocatorio
Disturbo ossessivo-compulsivo
Disturbo paranoide di personalità
Disturbo psicotico breve
Disturbo psicotico condiviso
Disturbo schizoaffettivo
Disturbo schizofreniforme
Disturbo schizoide
Disturbo schizotipico
Divergenza
Dolore
Dopamina
Doppio legame
Dreamy state
Dromomania
DSM



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Dizionario di Scienze Psicologiche
Disturbo oppositivo-provocatorio
Modalità di comportamento negativistico, ostile e provocatorio che dura da almeno 6 mesi, durante i quali si presentano almeno 4 dei seguenti sintomi (secondo il DSM-IV-R): atteggiamenti collerici, litigi con adulti, sfida aperta degli adulti, atteggiamento irritante, accusa agli altri dei propri errori, suscettibilità, tendenza a portare rancore, tendenza a vendicarsi. Questi sintomi vanno al di là della norma per intensità e durata, causano una compromissione del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo e non sono attribuibili a un disturbo psicotico o dell'umore, né a un disturbo della condotta o antisociale di personalità. L'esordio è entro gli 8 anni e comunque non più tardi dell'adolescenza. Va distinto dal normale comportamento negativistico del bambino tra i 18 e i 24 mesi. All'esame clinico spesso non si evidenzia il disturbo, presente invece a livello relazionale, soprattutto con adulti. Può evolvere in disturbo dell'umore, abuso di sostanze e disturbo della condotta. La patogenesi è multifattoriale. Dal punto di vista psicoanalitico, vengono implicati conflitti irrisolti nella fase anale. Dal punto di vista comportamentale, si tratta di un comportamento appreso rinforzato per controllare le figure di autorità. Nei geDisturbo oppositivo-provocatorio
Modalità di comportamento negativistico, ostile e provocatorio che dura da almeno 6 mesi, durante i quali si presentano almeno 4 dei seguenti sintomi (secondo il DSM-IV-R): atteggiamenti collerici, litigi con adulti, sfida aperta degli adulti, atteggiamento irritante, accusa agli altri dei propri errori, suscettibilità, tendenza a portare rancore, tendenza a vendicarsi. Questi sintomi vanno al di là della norma per intensità e durata, causano una compromissione del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo e non sono attribuibili a un disturbo psicotico o dell'umore, né a un disturbo della condotta o antisociale di personalità. L'esordio è entro gli 8 anni e comunque non più tardi dell'adolescenza. Va distinto dal normale comportamento negativistico del bambino tra i 18 e i 24 mesi. All'esame clinico spesso non si evidenzia il disturbo, presente invece a livello relazionale, soprattutto con adulti. Può evolvere in disturbo dell'umore, abuso di sostanze e disturbo della condotta. La patogenesi è multifattoriale. Dal punto di vista psicoanalitico, vengono implicati conflitti irrisolti nella fase anale. Dal punto di vista comportamentale, si tratta di un comportamento appreso rinforzato per controllare le figure di autorità. Nei genitori si evidenziano preoccupazioni relative al controllo, al potere e all'autonomia. La terapia è di tipo psicoterapeutico individuale, con consulenza ai genitori. Il punto di vista comportamentale si focalizza sull'attenzione sul rinforzo selettivo e la lode del comportamento appropriato e sull'ignorare il comportamento non desiderato. Il rapporto terapeutico pone particolare attenzione al rispetto per l'individualità e l'autonomia del paziente.
nitori si evidenziano preoccupazioni relative al controllo, al potere e all'autonomia. La terapia è di tipo psicoterapeutico individuale, con consulenza ai genitori. Il punto di vista comportamentale si focalizza sull'attenzione sul rinforzo selettivo e la lode del comportamento appropriato e sull'ignorare il comportamento non desiderato. Il rapporto terapeutico pone particolare attenzione al rispetto per l'individualità e l'autonomia del paziente.