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Debriefing
Déjà vu
Deleuze, Gilles
Delirio
Demenza
Depersonalizzazione
Depressione
Deprivazione
Derealizzazione
Didattica
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Dinamico
Diniego
Dipendente
Dipendenza
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Disfagia
Disfasia
Disforia
Disinibizione
Dislessia
Disorientamento
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Dissociazione
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Distimia
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Disturbi psico-organici
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Disturbo delirante
Disturbo di personalità ossessivo-compulsivo
Disturbo evitante di personalità
Disturbo oppositivo-provocatorio
Disturbo ossessivo-compulsivo
Disturbo paranoide di personalità
Disturbo psicotico breve
Disturbo psicotico condiviso
Disturbo schizoaffettivo
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Dizionario di Scienze Psicologiche
Disturbo psicotico condiviso
Si configura come un quadro delirante con deliri di persecuzione, religiosi o ipocondriaci, di contenuto plausibile, che si sviluppa in soggetti, per lo più, deboli sul piano intellettivo ed emotivo e dipendenti, a seguito dell'induzione da parte di un altro soggetto. Si assiste cioè alla trasmissione di idee deliranti da una persona affetta da una psicosi a un'altra, più debole e recettiva, generalmente legata alla prima da un rapporto di dipendenza e, quasi sempre, di parentela. Le idee deliranti sono accettate e assimilate senza critica né resistenza e coltivate senza variazioni tematiche. La persona dominante è, in genere, affetta da schizofrenia o da altro d.p. e le due o più persone vivono insieme, oppure hanno una relazione personale estremamente stretta. La vicinanza tra gli individui coinvolti è associata a uno sfondo di condivisione di esperienze di vita, bisogni e speranze in comune e, spesso, a un profondo rapporto emozionale reciproco. La relazione è di solito in parte, o completamente, isolata dagli stimoli sociali e culturali esterni, venendo quindi a mancare un supporto, o possibilità, di critica comparativa verso il contenuto del delirio. La suggestione sembra esplicare solo un ruolo patoplastico. La teoria principale è di tipo psicosociale, sebbene le ipotesi patogenetiche siano comunque difficili da verificare nel singolo paziente. Occasionalmente, sono stati riportati casi in cui erano coinvolte più persone (folie à quatre, folie à cinq etc.). L'espressione folie à deux è stato introdotto nel 1877 da Lasegue e Falret. Il limite tra d.p.c. e la generica follia di massa è ancora incerto. Dewhurst e Todd propongono il termine psicosi di associazione per tutte le situazioni, comprese quelle che coinvolgono molte persone non in relazione fra loro, come in alcuni culti religiosi basati sui convincimenti deliranti di un leader. Anche il DSM-IV-R prevede che il disturbo coinvolga più di due persone.
Marandon de Montyel ha suddiviso la folie à deux in tre gruppi:
1) folie imposée, in cui la persona delirante sviluppa un sistema delirante e, quindi, progressivamente impone tale sistema alla persona più giovane e passiva;
2) folie simultanée, in cui il sistema delirante si sviluppa indipendentemente in due individui che sono strettamente associati;
3) folie communiquée, in cui la persona dominante è coinvolta nell'induzione di un sistema delirante simile nel soggetto sottomesso, ma questo sviluppa il suo proprio sistema delirante che non scompare dopo la separazione delle due parti.
Nella folie induite, aggiunta alla classificazione da Heinz Lehmann, una persona delirante aumenta i propri deliri assumendo quelli di una seconda persona. Solo le ultime due forme corrispondono a tipi clinici osservabili.