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Dizionario di Scienze Psicologiche
Emozione
Reazione affettiva a uno stimolo ambientale che insorge repentinamente e ha breve durata, come ad esempio paura, rabbia, tristezza, gioia, disgusto, attesa, sorpresa. Secondo alcuni studiosi, si tratta di sentimenti psichici reattivi, di carattere acuto, di grado marcato, accompagnati da fenomeni somatici (ad esempio: paura, gioia). La risposta a uno stimolo esterno si verifica a livello fisiologico, viscerale, espressivo e psicologico. Sul piano storico, se Aristotele considera le e. passioni che intrattengono relazioni con l'apparato cognitivo, modificabili con la persuasione, gli Stoici credono che si tratti di giudizi irrazionali (desiderio, paura, gioia, dispiacere). Secondo Darwin, invece, rappresentano dei residui di risposte funzionali al processo evolutivo. Nella filosofia moderna vengono contrapposti alla ragione, ad esclusione delle e. dalla morale (Kant). Per i positivisti non sono altro che la coscienza di eventi fisiologici. Nella prospettiva fenomenologica queste sono indicate come un sentimento ontologico che pone l'uomo di fronte alla totalità (Heidegger) o un tentativo di relazionarsi con il mondo dopo una destrutturazione (Sartre). In senso sociologico, vi sono e. egoistiche (di affermazione di sé), altruistiche, superiori che oltrepassano l'Io-Tu per allargarsi al sociale o all'umano. Sul piano neurofisiologico, la genesi delle e. è correlata al sistema limbico-ipotalamico (Kandel-Schwartz). L'ipotalamo viene, cioè, coinvolto nell'integrazione e nella coordinazione dell'espressione comportamentale degli stati emozionali. La stimolazione dell'ipotalamo laterale provoca le manifestazioni dell'ira, mentre la lesione di questa regione evoca docilità. Lesioni dell'ipotalamo mediale nell'animale danno facilmente risposte aggressive. Il lobo limbico filtra la risposta emozionale agli stimoli inviando segnali al lobo frontale. A questo livello avvengono il coordinamento di sentimenti, percezioni e pensieri e l'esperienza soggettiva dello stato affettivo. Secondo Dewey si tratta di funzioni psichiche che permettono di valutare l'ambiente per adeguarsi. Per la teoria gestaltica si tratta dell'effetto di buona o cattiva forma che l'ambiente assume agli occhi dell'individuo, non trattandosi di proiezioni dell'individuo, ma derivando da forme (Gestalten) secondo cui i dati esperienziali si organizzano nella nostra percezione. Diversamente, per i comportamentismi le e. sono di risposte periferiche a stimoli periferici, con tre manifestazioni fondamentali: paura, collera, amore. In senso psicoanalitico si tratta di affetti, ossia quanti di energia legati alle idee: l'azione affettiva in contrasto con l'azione razionale appare il residuo di condizioni mentali primitive. Nella teoria insiemistica di Matte Blanco, l'e. rappresenta invece il prodotto di uno stimolo percepito come esterno, anche se in realtà proviene dall'interno. Se Freud, la differenza tra normalità e follia è da intendersi da un punto di vista quantitativo, Matte Blanco, facendo ricorso ad una logica bivalente, riesce a superare una serie di antinomie trovando una sintesi dinamica tra conscio e inconscio, pensiero ed e., ragione e sentimento. Nella sua visione, il sentire non si contrappone all'attività intellettuale, ma corrisponde all'inserzione della logica simmetrica nel tessuto del pensiero razionale. Secondo Matte Blanco nell'inconscio dominano le e. simmetriche più pervasive; a mano a mano che le e. si strutturano in modo dissimetrico divengono più controllabili e pensabili. Non esistono e. senza pensiero, ma le prime sono irriducibili al secondo costituendo così un costante stimolo per l'attività intellettuale. L'analisi, traduzione della logica del disordine nella logica dell'ordine, diventa a tal punto un lavoro infinito perché l'inconscio è una funzione inesauribile. Secondo Wundt e Kraepelin le e. sono attributi descrittivi di sensazioni articolate secondo 3 dimensioni bipolari: piacere-dispiacere; tensione-rilasciamento; eccitamento-distensione. William James è stato il primo che, facendo riferimento ai processi neurofisiologici, ha definito l'e. in termini operativi come il sentire i cambiamenti neurovegetativi che hanno luogo a livello viscerale a seguito dello stimolo elicitante. Non tremiamo perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché tremiamo, non piangiamo perché siamo tristi, ma siamo tristi perché piangiamo. In tal modo James capovolge l'impostazione della psicologia, sottolineando la base biologica dell'e., che stabilisce l'importanza dell'attivazione fisiologica (arousal) dell'organismo. In sintonia con Lange riteneva che le e. risultassero dall'azione di schemi di attività del sistema nervoso periferico sul cervello e che le e. non fossero altro che la consapevolezza di tale cambiamento fisiologico in risposta ad uno stimolo attivante. Muovendo da questa teoria viscerale, James sostenne che i cambiamenti corporei, tra cui l'espressione emotiva, determinassero l'esperienza emotiva e che la percezione di un evento che si sta verificando nella corteccia sensoriale determina cambiamenti corporei, tra cui cambiamenti nell'espressione del volto e nell'attività muscolare e viscerale. Questa attivazione viene intesa primariamente come riflessa o istintiva. James, inoltre, caratterizzò le risposte fisiologiche sottostanti gli stati emotivi come infinitamente numerose e impercettibili. Successivamente rielaborò e semplificò la sua teoria, che prese il nome di teoria di James-Lange. Questa subì, nondimeno, numerose critiche, in particolare per l'affermazione secondo la quale le diverse e. sono distinguibili in base a qualità e sequenze specifiche dell'attivazione del sistema nervoso autonomo. La teoria cognitivista ritiene che la risposta emozionale sia correlata alla valutazione cognitiva dell'informazione in ingresso, a sua volta legata al significato attribuito soggettivamente all'evento.