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Dizionario di Scienze Psicologiche
Freud, Sigmund
Medico e neurologo austriaco, fondatore della psicoanalisi (Freiberg, Moravia, 1856 - Londra 1939). Di famiglia ebrea, studia a Vienna (facoltà di Scienze) sotto la guida dello psicologo Brücke. Costretto a lasciare la facoltà per problemi economici, si iscrive a Medicina, laureandosi nel 1881. Nel 1885 ottiene la libera docenza, oltre ad una borsa di studio grazie alla quale può frequentare i corsi del neurologo e psichiatra Charcot presso la clinica Salptrière di Parigi. Tornato a Vienna, conosce e collabora con lo psichiatra Breuer, assieme al quale pubblica nel 1895 gli Studi sull'isteria. Nel '95 comincia l'autoanalisi, un percorso che di lì a poco lo condurrà ad una prima formulazione della teoria psicoanalitica. Nel 1899 pubblica L'interpretazione dei sogni. Del 1905 sono i Tre saggi sulla teoria della sessualità. Nel frattempo, in un ciclo di anni che va dal 1901 al 1914, comincia la raccolta dei Casi clinici. Dal 1902 ha intanto ottenuto la carica di professore straordinario all'Università di Vienna, di cui nel 1920 diverrà professore ordinario. Nel 1907 stringe rapporti con la clinica psichiatrica di Zurigo e conosce Carl Gustav Jung, che diviene suo assistente. Nel 1909, proprio assieme a Jung, tiene importanti conferenze negli Stati Uniti (Clark University of Worcester di Boston). Nel 1910, al Congresso di Norimberga, dà vita alla prima Associazione Ufficiale di Psicoanalisi (Jung ne viene eletto presidente). Con i successivi congressi (Weimar 1911, Monaco 1913), la psicoanalisi si diffonde notevolmente anche al di fuori del circuito accademico. Nel 1913 esce Totem e tabù. Negli anni successivi F. si impegna in un complesso tentativo di sistemazione delle sue ipotesi teoriche. Escono i suoi tardi lavori decisivi: Al di là del principio del piacere (1920) e L'Io e l'Es (1923). Nel febbraio dello stesso anno cominciano a presentarsi i primi sintomi di un cancro alla mascella che si rivelerà incurabile. La sua fama tuttavia si allarga e la sua teoria conosce una straordinaria diffusione, soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Nel 1930 riceve il Premio Goethe a Francoforte. Nel 1933, con l'avvento al potere del regime nazista, i suoi libri vengono pubblicamente messi al rogo. Lascerà Vienna solo cinque anni più tardi. Nel '38 è a Londra con la famiglia. La sua ultima opera, incompiuta, è il Compendio di psicoanalisi.
1) Tra neurologia e psicologia: l'ipnosi e lo studio dei sintomi isterici. L'inizio del percorso intellettuale di F. può essere datato al 1885, l'anno in cui, dopo la laurea in Medicina a Vienna (a quel tempo notevole crocevia di multiformi tendenze culturali, culla del pensiero europeo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento), ottiene una borsa di studio presso la prestigiosa clinica Salptrière a Parigi, nella quale entra in contatto con Charcot. Durante il soggiorno parigino apprende l'uso dell'ipnosi come strumento terapeutico. Charcot conduce in quel periodo studi sull'eziologia dell'isteria. Legato alla visione organicista tipica dell'epoca, secondo la quale i disturbi psichici vanno quasi esclusivamente ricondotti a cause organiche, Charcot intuisce tuttavia, grazie alle tecniche ipnotiche, l'importanza che nella genesi della malattia mentale può rivestire il lato affettivo del paziente. Risale a questo periodo anche un altro incontro decisivo del giovane F.: quello con lo psichiatra Joseph Breuer, che a Vienna sta teorizzando una altrettanto innovativa tecnica di cura, nota come metodo catartico (catarsi). Breuer ottiene una temporanea remissione dei sintomi isterici spingendo i suoi pazienti a narrare emozioni, ricordi ed eventi legati alla genesi della loro malattia. In questa prospettiva, il sintomo isterico deriva da una quantità di energia psichica spostata sul piano organico secondo il principio della conversione del sintomo: un impulso psichico patologico si traveste da sintomo organico. Il celebre caso di Anna O., giovane donna affetta da un complesso di disturbi psichici affiorati dopo la morte del padre, inspiegabili da un punto di vista anatomico, chiarisce come la narrazione sotto ipnosi di un passato traumatico determini una chiara remissione dei sintomi. Emerge spesso però, nei primi tentativi di analisi dei pazienti isterici, una decisa resistenza da parte di questi a far riaffiorare i punti più controversi della propria esistenza. F. elabora pertanto l'ipotesi che questo tipo di coperture celino l'insorgenza di un meccanismo di difesa, precisamente una rimozione, applicata nei confronti di un contenuto psichico, di probabile origine sessuale, vissuto come traumatico e relegato in una zona inaccessibile della psiche. Tale luogo viene per la prima volta, in questo senso specifico, denominato inconscio (das Unbewusste). La novità epistemologica di questa prima ipotesi di F. apre la strada ad una nozione di coscienza vista come stato psichico che tende costantemente a rimuovere gli stati di squilibrio, e dunque in primo luogo traumi o eventi inaccettabili. A questo livello, l'ipnosi, i cui effetti si erano comunque dimostrati transitori e legati a meccanismi di suggestione, appare decisamente insufficiente. La via d'uscita postulata da Freud è di tipo totalmente innovativo, e mira a riformulare complessivamente il rapporto medico/paziente. Lo scopo della terapia diventa in primo luogo quello di provocare nel paziente catene di libere associazioni mentali allo scopo di reperire informazioni sul probabile luogo traumatico originario: l'infanzia; in secondo luogo mira a chiarire il significato del comportamento nevrotico attraverso un procedimento di transfert, cioè di intensificazione della relazione dialogico-affettiva tra medico e paziente al termine del quale diventi possibile svelare i meccanismi inconsci sottostanti al sintomo nevrotico. La strada della psicoanalisi, cioè dell'interpretazione del disturbo psichico a partire dall'analisi di conflitti inconsci, è chiaramente aperta. L'interpretazione dei sogni (Die Traumdeutung, 1900) costituirà a partire da ciò, per l'edificio psicoanalitico, il pilastro teorico.
2) La nascita della psicoanalisi: L'interpretazione dei sogni. In quest'opera F. raccoglie i risultati di un quindicennio di lavoro. Si tratta di un testo-chiave che si inquadra pienamente nel clima di crisi irreversibile e di disgregazione delle teorie positivistiche in atto già a partire dall'ultimo ventennio dell'Ottocento. La psicoanalisi come scienza dei fenomeni inconsci non è tuttavia assimilabile al complesso di teorie irrazionalistiche di cui è intrisa una parte considerevole del sapere tardo-ottocentesco fin de siècle, dominato da un multiforme interesse per il versante oscuro, mitico, primordiale della psiche umana. Piuttosto, impone da subito un notevole allargamento di prospettive epistemologiche, riassumibile nei seguenti punti: reinterpretazione dell'essere umano come totalità mobile e dinamica; presa di coscienza della sostanziale insufficienza delle tradizionali distinzioni tra normale e patologico; individuazione di forze, impulsi, moti e determinismi inconsci sottesi ad ogni manifestazione psicopatologica. È questo lo sfondo sul quale l'analisi del sogno (via regia verso l'inconscio) può sembrare a F. una pratica esemplare per svelare sia il meccanismo dell'inconscio sia la struttura del soggetto in genere. Il sogno non è infatti un fenomeno irrilevante della vita psichica, come ha ritenuto una lunghissima tradizione scientifica precedente; piuttosto l'attività onirica sembra condividere con i sintomi nevrotici l'elemento fondamentale di essere un tentativo mascherato di soddisfazione di una pulsione negata (sogno come appagamento allucinatorio di un desiderio infantile rimosso). Secondo F., che nel tempo ha consolidato la tecnica di interpretazione basata sul principio delle libere associazioni, il contenuto onirico presente al risveglio fa naturalmente parte di un contenuto manifesto intessuto di simboli e fantasie per lo più illogiche. Al di là di questo esiste, tuttavia, un contenuto latente del sogno in cui si sedimentano significati inconsci che eccedono i travestimenti allucinatori cui li sottoponiamo. Durante il sonno un lavoro onirico trasforma infatti il contenuto latente in contenuto manifesto, traducendo un complesso di pulsioni e desideri, di derivazione sostanzialmente infantile, in simboli e scene non di rado incomprensibili. Questo travestimento è opera di una censura attuata sul contenuto latente. Poiché quest'ultimo rischia di lasciar trasparire quasi direttamente l'attività inconscia del soggetto (che F. definisce processo primario) nella sua dimensione di deposito di desideri inappagati, di fantasie sessuali perverse o inaccettabili, subisce una profonda deformazione, sino a rendersi irriconoscibile. In questo senso tutta L'interpretazione dei sogni di F. può esser letta come un'eccezionale esegesi del lavoro notturno della psiche, oltre che come un efficace tentativo di traduzione degli effetti simbolici di tale lavoro. Attraverso le minuziose analisi dei sogni dei suoi pazienti, F. chiarisce, ad esempio, come il lavoro onirico riveli singolari affinità con alcuni principi linguistici. Il sogno, analizzato e scomposto nei suoi elementi-base, mostra come il travestimento e la censura operate sul contenuto latente utilizzino procedimenti correlati molto affini a quelli naturali con cui funziona il linguaggio. Uno di questi è la condensazione, che consiste nel saldare in un'unica rappresentazione nuclei diversi di significato: un insieme di pensieri e di desideri viene compresso in un'unica immagine, come nel caso a tutti noto in cui in una medesima figura del sogno riconosciamo tratti di persone distinte. Dall'importanza e dall'intensità della condensazione si deduce il grado di sovradeterminazione del sogno, cioè la sua plurivocità di significati. L'altra forma fondamentale attraverso cui operano i processi onirici è lo spostamento. Si tratta di un dispositivo che consiste nel trasferire l'interesse o l'intensità emotiva da un'immagine ad un'altra apparentemente secondaria, attraverso un rovesciamento che sottrae importanza proprio agli elementi-chiave del contenuto latente. Lo spostamento è un prodotto diretto del terzo aspetto fondamentale della psicologia dei processi onirici, quello riguardante i meccanismi di censura e il simbolismo che li costituisce. La censura costituisce la funzione psichica che, travestendo il contenuto latente di figurazioni allucinatorie e generando condensazioni e spostamenti di significati, impedisce che il materiale traumatico filtri integralmente nella coscienza. In questo senso F. afferma che il sogno ha la funzione fondamentale di preservare il riposo psicofisico dell'individuo, garantendo una temporanea soddisfazione di desiderio ed eliminando elementi di conflitto derivati dalla progressiva rimozione di tracce libidiche infantili. Da questa prima fase della ricerca freudiana, si chiarisce come l'inconscio abbia una sua logica autonoma: si tratta precisamente di una logica del funzionamento della rimozione. In tutto il primo F. l'inconscio è chiaramente identificabile come luogo del rimosso, una zona nascosta in cui pulsioni negate appaiono in costante ricerca di una scarica liberatoria tanto attraverso i sogni quanto attraverso i sintomi (formazioni di compromesso tra desiderio e censura).
3) Lo sviluppo della psicoanalisi e la sessualità infantile: dalla Psicopatologia della vita quotidiana ai Tre saggi sulla teoria sessuale. Nel quindicennio che va dal 1900 (pubblicazione dell'Interpretazione dei sogni) al 1915, l'anno in cui appare la Metapsicologia, la teoria psicoanalitica si estende e approfondisce in molti sensi, trasformandosi. È un altro periodo intenso, che vede la nascita istituzionale e il successo crescente della Società Psicoanalitica di Vienna (di cui faranno parte alcuni tra i maggiori discepoli di F., tra cui Otto Rank, Sandor Ferenczi, Karl Abraham, Alfred Adler, l'inglese Ernest Jones, più tardi suo biografo, e soprattutto l'assistente e futuro antagonista, lo svizzero Carl Gustav Jung, oltre allo psichiatra Ludwig Binswanger e al pastore protestante Oscar Pfister: un insieme forse unico, all'epoca, di ricercatori e studiosi). È anche il periodo in cui si consolida la fama personale di F. e in cui la psicoanalisi cessa di venir relegata nella zona specialistica delle terapie psichiatriche e comincia a configurarsi come teoria generale della personalità umana. In questo senso già la Psicopatologia della vita quotidiana (1901) raccoglie un notevole successo, raggiungendo una popolarità impensabile per un'opera scientifica. Qui F. analizza il significato di alcune comuni, piccole azioni quotidiane apparentemente insignificanti: amnesie momentanee, lapsus scritti e verbali, dimenticanze improvvise, inspiegabili gesti involontari; un complesso di comportamenti definibili come atti mancati. Secondo l'intuizione di F., anche questi eventi banali vanno decodificati come espressione di impulsi inconsci insoddisfatti. Gli atti mancati sono formazioni nevrotiche rivelative — al pari dei sogni — di un conflitto tra censura e materiale inconscio. In una fase di progressiva immersione nell'analisi dei meccanismi inconsci, qualche anno dopo (nel 1905) F. elabora un'altra opera fondamentale per la dottrina psicoanalitica: i Tre saggi sulla teoria sessuale, che contengono una radicale reinterpretazione della psicologia infantile.
4) Libido, pulsione, complesso di Edipo. È qui che F. elabora con chiarezza i concetti di libido e di pulsione (Trieb), destinati a diventare i due centri concettuali del successivo sistema psicoanalitico. La pulsione è definibile in generale come una spinta interna all'organismo originata da stati di tensione e eccitamenti somatici, cioè da squilibri del sistema psicofisico. Il suo obiettivo è, dunque, quello di ridurre le energie psichiche eccessive: soltanto nella scarica delle energie psichiche in eccesso, secondo F., (almeno in questa fase del suo pensiero) è possibile provare piacere. L'intera teoria delle nevrosi si fonda sul presupposto dell'esistenza di un conflitto psichico irrisolto, di uno stato tensionale non appagato che si converte in sintomo. F. descrive la pulsione come una forza intermedia tra il lato psichico e il lato somatico del soggetto, nascente dal fondo dell'inconscio e perciò dinamica, mai perfettamente identificabile, in costante ricerca di una scarica. La libido è invece la forza originaria che corrisponde alla parte psichica, al lato emozionale-erotico della pulsione: essa costituisce il materiale, il contenuto psichico della pulsione. La libido è una forza di tipo sessuale non limitata al corpo e non riducibile all'eccitazione puramente fisica. È anche la forza più fragile, quella su cui principalmente interviene la censura. La libido costituisce in questo senso la parte dell'energia psichica su cui, in presenza di un conflitto, viene attivato il processo di rimozione. Su quest'impianto teorico, i Tre saggi sulla teoria sessuale presentano un'analisi dello sviluppo della libido a partire dai primi mesi di vita del bambino. La sfera sessuale infantile, alla luce della teoria della libido, si sviluppa in tre fasi fondamentali: orale, sadico-anale e fallica, cui vanno aggiunte una fase di latenza e una fase genitale. Nella fase orale, la prima in ordine di tempo, il bambino trae piacere dalla bocca in quanto organo originariamente legato al momento della nutrizione (bocca come prima zona erogena del bambino). Secondo F. già in questa fase, tuttavia, la pulsione sessuale inizia a sciogliere il proprio legame originario con l'alimentazione: il bambino prova, infatti, un piacere di tipo chiaramente autoerotico nel momento in cui succhia il seno materno. Nella seconda fase, quella sadico-anale (collocabile dai due ai quattro anni di vita) compaiono invece le distinzioni tra attività e passività che segneranno lo sviluppo psicosessuale dell'adulto, sia per quanto riguarda la personalità e il carattere, sia per quanto riguarda l'orientamento sessuale (omo- ed etero sessualità). Nella terza fase, che F. definisce fallica, l'unico organo conosciuto sia dal maschio sia dalla femmina è il fallo, che crea tra i due sessi un'opposizione. Qui F. colloca la nascita di quel fondamentale evento psichico che è il complesso edipico, cioè l'insieme di sentimenti amorosi e ostili che il bambino sperimenta nei confronti dei genitori: più specificamente si tratta della competizione inconscia che il bambino sperimenta nei confronti del genitore dello stesso sesso, associata al desiderio sessuale per il genitore di sesso opposto (nel mito greco, Edipo, del tutto inconsapevolmente, uccide il padre Laio e sposa la madre Giocasta). La scoperta dell'Edipo è preparata dall'abbandono della teoria della seduzione infantile (ipotizzata sulla base della costante presenza, nel racconto delle pazienti femminili di F., di episodi di seduzione infantile, prevalentemente operati dal padre): l'Edipo è, infatti, non tanto un trauma realmente vissuto (la seduzione infantile) quanto immaginato inconsciamente. Il significato rivoluzionario che per la teoria della psicoanalisi assumono questi studi sulla sessualità infantile consiste nel fatto che dai Tre saggi in poi, soprattutto grazie all'ipotesi edipica, si manifesta una saldatura tra teoria della nevrosi e teoria della sessualità: da una parte quindi il concetto stesso di pulsione acquista sempre più una sfumatura sessuale, dall'altra proprio l'origine dei disturbi psichici viene ricondotta a problemi dello sviluppo generale della sessualità del bambino. Successivamente ai Tre saggi, tutto l'impianto teorico psicoanalitico, sia dal punto di vista dello studio delle nevrosi, sia dal punto di vista dell'indagine generale sulla personalità umana, si fa progressivamente più stratificato. Da un lato F. estende la problematica psicoanalitica in molte direzioni diverse (tra il 1905 e il 1915, appaiono, nell'ordine: Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio, sorta di proseguimento della Psicopatologia della vita quotidiana volto però ad indagare i meccanismi inconsci sottesi all'umorismo e alla comicità; Totem e tabù, originale ipotesi antropologica dell'origine della cultura umana; numerosi studi di psicoanalisi applicata, oltre ad una serie di decisivi casi clinici, tra cui Il caso di Dora, Il caso del Presidente Schreber, quello del Piccolo Hans e dell'Uomo dei lupi); dall'altro si fa sempre più urgente la necessità di una sistemazione teorica ulteriore e definitiva della scienza psicoanalitica. A tale sistemazione, F. darà il nome di metapsicologia, un termine che indicherà il lato teorico complessivo della psicoanalisi e non soltanto la pratica medico-clinica.
5) Il passaggio alla metapsicologia e gli ultimi anni: coazione a ripetere e istinto di morte. La svolta che determina un nuovo assetto della teoria psicoanalitica è collocabile nell'immediato primo dopoguerra, precisamente tra il 1920 e il 1923, gli anni in cui appaiono rispettivamente Al di là del principio di piacere e L'Io e l'Es. A partire dall'Interpretazione dei sogni l'attività psichica è parsa regolata sostanzialmente da un principio di piacere utilizzato dall'organismo come difesa nei confronti di stati di squilibrio, fenomeni d'ansia, eventi spiacevoli o pulsioni eticamente inaccettabili. Il sogno è stato dunque interpretato come appagamento di desiderio, il sintomo nevrotico come compromesso tra censura e desiderio, la pulsione come spinta al piacere finalizzata a ridurre le tensioni eccessive, la libido infine come forza sessuale pervasiva che domina il percorso della soggettività sin dalla vita infantile. Nella nuova fase del pensiero di F. il punto di svolta è rappresentato da alcuni insoliti casi clinici, difficilmente spiegabili alla luce del precedente impianto concettuale. Si tratta dell'esperienza di cura fatta con pazienti reduci di guerra, i cui sogni, popolati da immagini angosciose rievocative di eventi particolarmente traumatici, (scene di morte, mutilazioni, panico intenso) non possono essere inquadrati come appagamenti di desiderio secondo la proposta dell'Interpretazione di sogni. Al contrario, viene progressivamente in luce come in certe dimensioni di sofferenza psichica l'individuo mostri una decisa tendenza alla ripresentazione di quelle medesime situazioni traumatiche che sono all'origine del suo disturbo. (Parallelamente a queste scoperte sul piano clinico, F. nota nello stesso periodo un'analoga tendenza a rievocare situazioni dolorose all'interno delle attività ludiche di un bambino, suo nipote Ernst). Dall'analisi di esperienze molto diverse tra loro, come i sogni dei reduci di guerra e il gioco di un bambino, F. ipotizza — in una tortuosa fase di speculazione teoretica — l'esistenza di una tendenza inarrestabile della nostra psiche alla ripetizione di fatti ed eventi spiacevoli o luttuosi (coazione a ripetere) che si mostra in chiaro contrasto con la precedente dottrina del primato di un principio del piacere inteso come centro dinamico della vita psichica. La novità di questa scoperta spinge F. alla revisione delle posizioni originarie: interpreta questa coazione come espressione di una tendenza arcaica, ancestrale e comune a tutti i soggetti, di tornare allo stato inorganico, alla condizione precedente la nascita o alla morte stessa. Secondo F. accanto alla libido ed alla pulsione di vita cioè accanto ad investimenti energetici legati all'Eros e alla conservazione della specie — va ipotizzata anche una pulsione di morte o Thanatos, una volontà di dissoluzione che agisce in maniera silenziosa e inaspettata e che emerge drammaticamente in certi sogni o nel complessivo fenomeno dell'aggressività umana. Si mostra in quest'opera un netto allontanamento di F. dalla pratica clinica e un contestuale avvicinamento ai grandi temi della filosofia (Al di là del principio di piacere è, da questo punto di vista, il lavoro di più denso carattere teorico del F. metapsicologo). In quest'opera si consuma, inoltre, una rivoluzione epistemologica di vasta portata per la cultura del Novecento. Con l'idea di una lotta originaria tra Eros e Thanatos, un'ipotesi che non ha riscontri empirici nella clinica, F. si inserisce infatti nella tradizione di pensiero che dalla fine dell'Ottocento a partire da Nietzsche mette in discussione concretamente non solo il sapere positivistico, incapace di accedere alle zone inconsce della psiche, ma anche la nozione stessa di soggettività. Su questa linea, dopo solo tre anni dall'uscita di Al di là del principio di piacere, F. pubblica L'Io e l'Es, in cui vengono estremizzate e definitivamente sistemate le ipotesi dello studio precedente.
6) Io, Es, Super-Io: la scissione della personalità umana. Per il giovane F. la distinzione tra coscienza e inconscio è abbastanza netta: l'inconscio è la zona oscura in cui il soggetto relega il materiale traumatico, è il luogo della rimozione (cosiddetta prima topica freudiana). Ora, la lunga esperienza di analisi e la scoperta di una pulsione di morte attiva nella parte più arcaica del soggetto spinge F. ad accantonare anche questo elemento-chiave della teoria psicoanalitica. Nell'Io e l'Es F. sostiene, infatti, che non tutti i meccanismi di difesa dell'individuo ricadono sotto il dominio della coscienza. Molti pazienti in analisi esprimono delle resistenze a far riemergere i loro trascorsi traumatici non spiegabili solo in base ad un'azione protettiva della censura o della rimozione, come sin lì era sembrato logico: l'Io stesso è in effetti parzialmente inconscio, e tra forze difensive e materiale rimosso emerge spesso un'intricata complicità. F. parte da qui per reinterpretare in maniera più dinamica e flessibile rispetto alle sue teorie precedenti la struttura della personalità umana e per introdurre un modello (cosiddetta seconda topica) che prevede una scissione della psiche in tre istanze diverse: Es, Io e Super-Io. L'Es (in tedesco, pronome neutro di terza persona) designa ora ciò che prima era il sistema inconscio, ed esprime la nostra parte primordiale da cui derivano sia gli istinti di vita, l'Eros, sia quelli di morte, Thanatos. Nell'Es non v'è logica, né tempo, né eticità, ma solo gioco di pulsioni contrastanti, di forze antagoniste. L'Io, e questa è la novità sostanziale dell'ultimo F., non è più concepito come una dimensione nettamente separata dall'Es. Secondo queste nuove ipotesi, infatti, deriverebbe dall'Es, costituendone la parte modificatasi nel processo millenario di civilizzazione umana, cioè la zona della psiche maturata lentamente a contatto con il mondo esterno: l'Io è dunque definibile come l'istanza psichica che ha dovuto limitare, a fini di sopravvivenza, il principio di piacere sostituendolo con un principio di realtà. La caratteristica dell'Io è la ricerca di mediazione e di equilibrio. A rendere difficile questa sintesi è però la terza istanza ipotizzata da F., il cosiddetto Super-Io: censore degli impulsi libidici, esso determina la genesi della coscienza morale, la matrice dei sensi di colpa e della punizione. Il Super-Io deriva a sua volta dall'Io: si forma precocemente (attorno ai cinque anni di vita, al superamento del complesso edipico) come riflesso di insegnamenti, precetti o costrizioni morali subiti dal bambino: si configura come veicolo di inconsci sensi di colpa ed è, da questo punto di vista, altrettanto irrazionale dell'Es. In questo scenario in cui la personalità umana rivela una struttura totalmente conflittuale, il pensiero dell'ultimo F. assume tratti progressivamente negativi. Da una parte la continua tensione tra impulsi irrazionali dell'Es e volontà censoria del Super-Io nevrotizza costantemente l'Io, ingabbiato in un sistema di spinte che lo sovrastano. Dall'altro, il compito mediatorio dell'Io (ristabilimento dell'equilibrio, superamento dei sensi di colpa nati dalla tensione con il Super-Io) vacilla pericolosamente. Su queste basi l'ultimo F. potrà postulare come ideale di liberazione psichica e sociale una realtà in cui là dove era l'Es, dovrà divenire l'Io: una dimensione in cui gli istinti di vita dell'Eros (incarnati dal corso progressivo della civiltà umana) possano superare definitivamente quelli di aggressività e distruzione di Thanatos. La prospettiva finale che emerge dalla grande navigazione del pensiero freudiano tende tuttavia negli ultimi scritti a connotarsi ancora in senso chiaramente pessimistico, sia per quanto riguarda la condizione soggettiva (Analisi terminabile e interminabile, 1937) sia per quanto riguarda il futuro della civiltà (L'avvenire di un'illusione, 1927 e Il disagio della civiltà, 1929): quanto più vengono indagati i meccanismi delle psicopatologie individuali e delle censure sociali, tanto più emerge la struttura polimorfa della nostra personalità e la segmentazione dell'Io; e quanto più vengono svelati i tratti inquietanti della soggettività umana (Inibizione, sintomo, angoscia, 1925) tanto più la psicoanalisi assume le vesti di un sapere problematico, fortemente critico, per certi versi eversivo.