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ICD
Id
Ideazione
Identificazione
Identificazione proiettiva
Identità
Identità di genere
Idiot savant
Idiozia
Igiene mentale
Illusione
Imago
Immaginario
Immedesimazione (o empatia)
Imprinting
Incesto
Incongruenza
Inconscio
Incorporazione
Individuazione
Inerzia
Infantilismo
Infanzia
Inferiorità
Influenza/Persuasione
Innatismo
Input-Output
Insicurezza
Insight
Insonnia fatale familiare
Insonnie
Instabilità
Insuccesso
Intelligenza
Interesse
Interiorizzazione
Interna
Introiezione
Introspezione
Io
Io
Io
Io
Io corporeo
Io falso
Io ideale
Io incorporeo
Io onirico
Io-piacere, Io-realtà
Ipnosi
Ipocondria
Ippocampo
Irrazionale
Isolamento
Isomorfismo
Isteria
Istinto



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Dizionario di Scienze Psicologiche
Identità di genere [disturbo della]
Per i. di genere si intende la consapevolezza dell'individuo di appartenere al genere femminile o maschile. Il senso di appartenenza a uno dei due sessi deriva da esperienze ambientali e culturali, oltre che dal proprio sesso biologico (i. sessuale). La modalità comportamentale esterna più maschile o più femminile rappresenta il ruolo di genere che, a sua volta, riflette l'immagine interiore che la persona ha di sé. Il persistente senso di disagio nei confronti della propria i. sessuale e il desiderio di appartenere al sesso opposto caratterizzano i disturbi dell'i. di g., anche definito comunemente transessualismo. La classificazione del DSM-IV-R prevede tre tipi di diagnosi: 1) disturbo dell'i. di g. dell'infanzia; 2) disturbo dell'i. di g. dell'adolescenza e dell'età adulta; 3) disturbo dell'i. di g. non altrimenti specificato. Non si conoscono i meccanismi che possono essere alla base del disturbo, anche se è stato ipotizzato che una carente o eccessiva produzione ormonale durante la vita intrauterina possa condizionare la struttura fisica e psichica dell'individuo (sembra, ad esempio, che il testosterone possa contribuire alla mascolinizzazione del cervello in aree come l'ipotalamo); sicuramente l'ambiente e gli eventi della vita in fase post-natale sono determinanti nel formare l'i. di g. del bambino e della bambina. Nella prima fanciullezza, quando più spesso compare il disturbo, i sintomi principali sono caratterizzati dal desiderio di essere dell'altro sesso, dalla preferenza per i giochi tipici del sesso opposto (giocare con le bambole e alla famiglia per i maschi, i giochi sportivi o violenti per le femmine) o dalla convinzione, una volta diventati adulti, di cambiare il proprio sesso. Nell'adolescente e nell'adulto l'identificazione con il sesso opposto può arrivare a limiti estremi, fino alla richiesta di interventi chirurgici e/o di pratiche mediche (ormonali) per modificare il proprio aspetto fisico. Nei maschi soprattutto vi è un intenso desiderio di travestitismo che non causa, però, eccitazione sessuale, a differenza del feticismo di travestimento. L'oggetto dell'attrazione sessuale può essere diverso: il soggetto può essere attratto da maschi, femmine, da entrambi o da nessuno dei due. Nei casi più gravi il disturbo determina un'alterazione del funzionamento sociale e lavorativo, sovente con insorgenza di un disturbo depressivo. Il trattamento è particolarmente complesso, poiché il paziente non ha intenzione di modificare le proprie idee e il proprio comportamento: in genere, gli adulti entrano in psicoterapia per imparare ad affrontare il proprio disturbo, non per modificarlo, oppure per trattare i disturbi d'ansia e depressivi che spesso si associano alla sintomatologia di base. La prognosi dipende dall'età di esordio del disturbo. Il trattamento è per lo più psicoterapico e si rende particolarmente necessario quando pazienti gravemente sofferenti e ansiosi richiedono il trattamento chirurgico per il cambiamento di sesso, in modo da valutare le motivazioni profonde che inducono il soggetto a intraprendere questa strada prima di intervenire definitivamente.